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Tim: i conti 2021, le prospettive, i piani, il crollo in Borsa e il giudizio degli analisti. Fatti, numeri e commenti

Venerdì nero per Tim in Borsa.

Sprofonda sempre più in basso Telecom a Piazza Affari, dove il Ftse Mib (-4,5%) è quasi completamente in rosso. Il titolo, già ampiamente in calo fin dalle prime battute, è stato fermato in asta di volatilità quando cedeva il 13,23%, aggiornando ulteriormente il minimo storico a 0,2565 euro per azione. Nella seduta precedente aveva ceduto il 13,99%, in scia a conti e guida sotto le stime.

Intorno alle 15.30 il titolo cede oltre il 15% a 0,25 euro.

Alcune banche d’affari hanno ridotto il target price su Tim, dopo la diffusione dei risultati finanziari del 2021 e del piano industriale per il triennio 2022/2024.

Ecco tutti i dettagli.

LA SFORBICITATA DI EQUITA

“La guidance è stata una sorpresa molto negativa, in particolare sul 2022, ma l’impressione della call è che quanto meno sia un livello davvero molto prudente e che il ceo abbia preso tempo per avviare il rilancio dell’azienda, che passa da maggiori capex e opex, per impostare la separazione verticale negoziando con le diverse controparti e per comunicare alcune opzionalità, per esempio rinegoziare con Dazn o cogliere opportunità dal Pnrr”, si legge nel commento di Equita ripreso da Reuters.

LA Sim ha quindi tagliato da 0,48 a 0,4 euro il target price del titolo, confermando la raccomandazione hold.

Inoltre Equita ha ridotto le sue stime del 4-5% sui ricavi e del 16-15% sull’ebitda.

ANCHE BANCA AKROS TAGLIA TARGET PRICE

Il comunicato sul quarto trimestre e le indicazioni deludenti sia per l’anno in corso che per il 2024 hanno innescato una preliminare e drastica revisione al ribasso delle stime e della valutazione standalone, scrive Banca Akros in una nota, tagliando le stime per l’ebitda 2024 di quasi il 20%.

Anche la banca ha tagliato il suo prezzo obiettivo sul titolo a 0,40 euro dai precedenti 0,51.

IL COMMENTO DI INTESA SANPAOLO

Dal suo Intesa Sanpaolo, “ritiene che il nuovo management, con il ceo Pietro Labriola e il cfo Adrian Calaza, si stiano impegnando a sbloccare il valore degli asset. Tuttavia, anche se durante la conference call di ieri hanno dichiarato che i prossimi tre mesi saranno cruciali per dare maggiore visibilità sul processo di ristrutturazione in corso, guardando ai colloqui con Open Fiber, le gare Nrrp, le rinegoziazioni con Dazn, la cessione di Inwit, gli analisti ritengono che la conferenza non sia riuscita ad alleviare la delusione legata ai risultati finanziari dello scorso anno, alla scarsa guida e alla mancanza di distribuzione dei dividendi” riporta MF.

FIDUCIOSA BESTINVER

Infine, Bestinver vede uno spiraglio positivo e sottolinea come all’interno di Tim ci sia del valore intrinseco che potrebbe essere pienamente liberato solo da una giusta strategia di business.

I CONTI DI TIM NEL 2021

Il gruppo delle tlc italiano ha registrato una perdita di 8,7 miliardi nel 2021, dopo la pulizia di bilancio operata dal nuovo top management.

L’ebitda organico ha registrato una flessione del 9,6%, attestandosi a 6,2 miliardi per effetto della pressione competitiva, del ritardo del piano voucher e dei costi di startup delle digital companies. L’indebitamento finanziario netto after lease si è attestato su 17,6 miliardi, in calo di 1 miliardo nonostante investimenti in crescita del 14,1% per accelerare lo sviluppo della fibra, del cloud e del calcio in streaming.

IL PIANO INDUSTRIALE

Il cda di Tim ha inoltre approvato il piano industriale della compagnia per il periodo 2022-24, con la società che si propone di avviare un percorso di trasformazione basato sulla creazione di distinte legal entities, Netco e Servco (consumer, enterprise e Tim Brasil), superando il precedente modello di integrazione verticale.

NetCo si concentrerà sugli asset di rete fissa, le attività wholesale domestiche e quelle internazionali di Sparkle, mentre ServCo si concentrerà sui servizi commerciali. Ovvero, “gli asset di rete mobile, le piattaforme di servizio e i data center, organizzati nelle divisioni Enterprise (con le attività commerciali business, Noovle, Olivetti e Telsy) e Consumer (attività commerciali per il retail e le pmi), oltre a Tim Brasil” specifica il Sole 24 Ore.

LA RIORGANIZZAZIONE

Tuttavia per adesso il cda ha solamente dato mandato al ceo, Pietro Labriola, di sviluppare il progetto esecutivo di riorganizzazione che verrà presentato quando verrà pubblicata la semestrale del 2022.

PROGETTO RETE UNICA

Secondo quanto riferito, questo progetto di trasformazione aprirebbe la strada a una fusione delle risorse infrastrutturali di Tim con quelle della rivale Open Fiber.

“La priorità ora è verificare se sia ancora possibile realizzare la rete unica, come sembra voglia oggi il Governo e la stessa Cdp, che è azionista al 60% di Open Fiber (il restante 40% è in mano a Macquarie)” riporta oggi Il Sole 24 Ore.

Secondo il quotidiano confindustriale “la deadline di fatto è giugno, per non mantenere troppo a lungo nell’incertezza due operatori che oggi sono concorrenti. L’implementazione richiederà altri 12-18 mesi, ma a quel punto il percorso sarà definito dall’accordo tra le parti. Il tentativo è di capire se l’operazione debba necessariamente passare al vaglio di Bruxelles, come sembrerebbe, oppure se il dossier, per la natura prettamente nazionale dei ricavi dell’entità combinata, possa essere esaminato dall’Antitrust italiano, come sostengono legali di parte”.

DOSSIER KKR

Infine, “non sono stati forniti dettagli né sul progetto di separazione della rete, né sulla posizione della compagnia in merito all’offerta presentata lo scorso autunno da Kkr, che doveva chiarire la sua sussurrata Opa dopo un mese, ma sono passati quasi 4 mesi e nulla si sa delle reali intenzioni del fondo americano. Ma evidentemente gli uomini del fondo Kkr hanno arguito che da Palazzo Chigi è giunto di fatto uno stop agli americani. Quanto all’offerta di Kkr, Tim ieri si è limitata a indicare che è in via di finalizzazione la valutazione degli advisor, alla quale seguirà la decisione del board” spiegava ieri Startmag.

Per il Sole 24 Ore il secondo scenario per la separazione della rete TIm (dopo l’ipotesi industriale con Open Fiber) è una partnership finanziaria, “dove il naturale interlocutore è ancora Kkr”. “Per il semplice fatto che nella rete c’è già, avendo investito in FiberCop e cioè nella rete secondaria da convertire dal rame alla fibra. La differenza è che non si parlerà più di Telecom, bensì di NetCo, della parte infrastrutturale che era poi, per la natura del fondo, il vero obiettivo di Kkr” conclude il quotidiano confindustriale.

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