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«Pane e latte! Non dico bugie. Pane e latte!». L’eccitazione di Colin Farrell, al pensiero della colazione che faceva sul set di Gli spiriti dell’isola (vincitore di tre premi gli ultimi Golden Globes) ricorda la grazia infantile del suo personaggio, Pádraic Súilleabháin, un uomo che, negli anni Venti del secolo scorso, sull’immaginaria isola di Inershin, ha solo due certezze, la pinta che l’attende al pub alle due del pomeriggio dopo il lavoro al pascolo.

E il fatto che la berrà insieme all’amico di sempre, Colm Doherty (interpretato da Brendan Gleeson). Il film, che dal 2 febbraio sarà al cinema, insieme alla commozione per il catering, ha portato all’attore dublinese la coppa Volpi all’ultima Mostra di Venezia, e da lì un’infilata di altri premi che stanno sapientemente pavimentando il suo cammino verso l’Oscar.

Per l’uomo “dalle sopracciglia emotive”, che non concede quasi più interviste ai giornali (finiscono sempre per rievocare un passato con più di un falso movimento, diffusione on line di un filmato hard, rehab per la disintossicazione da alcol e droga), tornare a casa, in Irlanda, usare il proprio accento («interpretare americani è divertente, ma non c’è posto come casa»), lavorare con lo stesso regista, Martin McDonagh e lo stesso collega con cui girò In Bruges nel 2008, è stato come mettere in fila una collezione di madeleine.

“Gli spiriti dell’isola”: coppa volpi a Colin Farrell a Venezia 79

“Gli spiriti dell’isola”: coppa volpi a Colin Farrell a Venezia 79


La macchina del tempo

«Tornare a casa è sempre un’esperienza profonda, di più con il tempo che passa. E questa volta, per me non c’erano barriere, non c’erano luoghi dove potevo nascondermi. Ogni volta imparo qualcosa e forse stavolta ho capito che non si può vivere nel passato, perché il futuro bisogna giocarselo, ma avendo ben chiaro da dove si viene. Per me ora è chiaro da dove vengo, i tre mesi di riprese del film sono stati una rivelazione: riconoscevo il suono della brezza notturna, la quiete interrotta solo dal belare degli animali nei campi. In un posto come quello in un secondo ti appropri di cent’anni di vita. Non ce l’hai quella sensazione a Dublino. Certamente non a Los Angeles. C’è sempre una macchina del tempo che si mette in moto quando interpreti un film in costume, ma questa è stata per me una macchina del tempo molto particolare. Ha coinciso con una straordinaria semplificazione dell’esistenza. Andavo in bicicletta dal set al cottage dove abitavo, i sapori del cibo mi riportavano all’infanzia. E il 99 per cento di me diceva: “Oh Dio, questo è meraviglioso”».

Brendan Gleeson e Colin Farrell. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2022 20th Century Studios All Rights Reserved

L’1 per cento rimanente è quello che Farrell ha elaborato durante un recente incontro pubblico in America con Jamie Lee Curtis sull’arte dell’attore: «Le uniche due certezze che ho sono che moriremo e che commetteremo gravi errori». Curtis, che evidentemente sa di cosa parla, replica: «Lo sapevi prima di diventare sobrio?». Farrell: «No. Avevo dei sospetti, prima di disintossicarmi, di quanto potesse essere dolorosa la vita. Ora, a volte, do alla vita grande importanza. E altre volte, sono frivolo come lo ero quando avevo sei anni in una buona giornata».

Farrell, che grave (come in questo film) o frivolo (come nei molti filmoni che ha interpretato, presto lo rivedremo nella serie tv in cui interpreta il Pinguino, il nemico di Batman), non smette di sedurci, ormai vive in California da molti anni, il centro della modernità e del calcolo delle calorie, dove pane e latte probabilmente non sono un’opzione: «Non credo che sarei rimasto lì se non avessi due figli, James 18 anni, Henry 12. Se non fosse per loro, che sono cresciuti lì, credo che l’America mi avrebbe trattenuto solo per qualche anno e poi sarei tornato a casa. Ma non sono infelice. C’è così tanto amore per me a Los Angeles grazie ai miei figli e alla mia famiglia. Ma so che quando sono in giro per il mondo e dico: “Ora vado a casa”, per ragioni pratiche intendo Los Angeles. Ma poi, quando sono lì e parlo di “casa” penso all’Irlanda. E quel “casa” lo pronuncio due ottave più giù. Molto, molto più profondo».

Brendan Gleeson e Colin Farrell. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2022 20th Century Studios All Rights Reserved.

La gelosia del regista

Gli spiriti dell’isola è qualcosa di più di un ritorno a casa in versione baritonale, è uno studio piuttosto accurato del maschile. L’amicizia tra Pádraic e Colm avrebbe potuto andare avanti fino alla fine dei tempi tra pinte e chiacchiere, se Martin McDonagh – che aveva dichiarato di non volere a nessun costo che qualcun altro riunisse i “suoi” due attori prima di lui – non avesse deciso che una rottura era inevitabile: Pádraic è un uomo semplice, Colm fa musica ed è capace di elementari pensieri filosofici. Perciò decide che l’immortalità non se la vuole giocare tra mucche e asini, ma consegnando al mondo qualcosa di bello e armonioso. E per fare questo deve chiudere con Pádraic. La comunicazione è brutale: «Non mi piaci più». Basta poco per innescare una guerra, anche in persone pacifiche, anche in un Eden senza strade asfaltate. Soprattutto se dalla vicina costa arrivano gli echi della battaglia: la guerra civile irlandese, altro conflitto fratricida.

Colin Farrell e l’adorato compagno di passeggiate. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2022 20th Century Studios All Rights Reserved.

Certe volte l’unica decisione saggia da prendere è lasciare l’Eden, partire. Non è un caso che a farlo sia l’unico personaggio femminile del film, la sorella di Pádraic, Siobhan (la brava Kerry Condon). «Tutti devono pagare un prezzo per le decisioni che prendono, inclusa Siobhan» chiosa Farrell. «Non so quale sia il suo, forse la felicità, forse la solitudine, certamente il suo futuro sarà in assenza di guerra, e questa è giustamente una prerogativa femminile. Ci sono stati giorni in cui mi sono sentito profondamente triste. Sono convinto che ogni volta che versi una lacrima in una scena la vai a prendere in un luogo che è tuo, un personale serbatoio di lacrime che hai alimentato nella tua vita, con le tue azioni, gli incontri, le rotture, i dolori. Sono lacrime che a un certo punto devono uscire. Ci sono stati giorni in cui è stata dura, entravamo in zone emotive poco confortevoli, ma in ogni caso il risultato finale è sempre stata gioia. Perché nuotavamo nelle acque del senso della vita, non capita spesso».

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Graham Broadbent, Martin McDonagh, Kerry Condon, Colin Farrell e Brendan Gleeson alla prima a Venezia di Gli spiriti dell’isola. (Photo by Kate Green/Getty Images for Searchlight Pictures)

Ha mai deciso di rompere con qualcuno perché sentiva fosse arrivato il momento per la sua vita di prendere un’altra direzione? chiediamo. «È un buon momento questo per fare una pausa e andare al bagno?» (ride). «Le prime rotture che ho avuto nella vita sono state uno shock. Mi chiedevo: “Perché deve essere così brutale, quando io ancora voglio bene a questa persona?” Ricordo me stesso in ginocchio implorare: “Ti prego, lasciami andare”, e fare di tutto perché quello che stava accadendo non fosse una lacerazione crudele. Ci vuole coraggio per capire che una relazione è finita. E fare – con grazia se possibile – quello che è necessario».

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