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«Cary Grant non ha mai vinto un Oscar, sospetto, perché riusciva a rendere tutto estremamente semplice. Che senso ha premiare qualcuno solo per essersi divertito?» ironizzava lo sceneggiatore (e Premio Pulitzer) Richard Russo. Nella carriera della celebre star, la mai conquistata statuetta fu solo una delle grandi incognite, e forse neanche la più misteriosa. Nel nuovo The Acrobat di Edward J. Delaney (Turtle Point Press), una profonda narrazione dimostra come quel profilo d’eleganza inglese fu in realtà la maschera di una vita degna di qualsiasi sceneggiatura. L’attore dal passato d’acrobata, irresistibile tombeur de femme dai (probabili) trascorsi omosessuali, con sguardo ironico nascose benissimo le sue ferite. Furono però ben percepite dalle cinque mogli che si alternarono sulle montagne russe emotive di quest’impeccabile gentiluomo dedito a sedute di LSD per (ri)trovare un miraggio di serenità, forse mai avuta.

Fughe, misteri e grandi trionfi

Cary Grant nasce Archibald Leach nel 1904 da genitori ancora afflitti dalla scomparsa della sorellina. A nove anni il padre (sarto e donnaiolo appassionato di grandi bevute) spiega al figlio che la mamma, depressa, era partita per una lunga vacanza: ne annuncia la morte poco dopo, giusto in tempo per risposarsi. Solo dopo vent’anni quel papà ormai alcolista svelerà al figlio che la madre, in realtà, era ancora viva, rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Archie, che fino a quel momento (e per tutta la vita) aveva combattuto contro la perdita, la trasferirà in una struttura migliore alla morte del padre.

Ma torniamo a quel bambino (apparentemente) orfano e malvisto dal padre, che mai lo incluse nella sua nuova famiglia. Per quanto brillante, in breve tempo viene espulso da scuola: trascorre la sua giovinezza nei music hall, iniziando la carriera come acrobata, a 14 anni. Poco dopo fugge con la sua compagnia sbarcando finalmente a New York, dove lavora come performer.

Un ritratto d’attore del 1932, al tempo ancora con il suo vero nome, Archibald Leach. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

È il 1924 quando l’acrobata ventenne e in difficoltà economiche approda a casa di Jack Kelly, destinato a diventare il celebre costumista Orry-Kelly (fra i suoi tre premi Oscar, quello per i costumi di Marilyn Monroe in A qualcuno piace caldo). Fu una grande amicizia, o forse più: nel frattempo, Archie accompagna facoltose donne (a pagamento) tra serate e cene formali, aiutando Orry nelle sue creazioni stilistiche. Insieme gestiscono persino uno speak-easy a Manhattan. Kelly gli procura un’audizione per il primo musical di Broadway, dove conquista il pubblico con il suo sorriso, custode di un altro segreto: un incisivo perso dopo una caduta, appena tredicenne. La dentatura si risistemò da sola e più avanti, con qualche escamotage dentistico, quell’asimmetria impercettibile lo rese ancora più intrigante.

Nel 1931, finalmente, arriva a Hollywood. E così nasce Cary Grant, icona di charme britannico le cui iniziali, C e G, si erano già rivelate fortunate per Clark Gable e Gary Cooper. In quasi 70 ruoli non interpretò mai il “cattivo”, per mantenere l’allure che avrebbe ispirato Ian Fleming nel personaggio di James Bond (ruolo che, a 58 anni, rifiutò). Persino Christopher Reeve dichiarò di aver pensato a lui per interpretare il giovane Clark Kent di Superman. La sua eleganza restò proverbiale, ma all’insegna della praticità, complice l’insegnamento del padre sarto: meglio comprare un solo abito o scarpe ottimi, che alcuni mediocri.

Cary Grant tra amori presunti e tanti matrimoni

Chi firmò come testimone per la sua cittadinanza nel 1942, risultandone anche convivente? Lo statuario attore Randolph Scott, la più nota fra le sue chiacchierate frequentazioni. Nella villa di Malibu “Bachelor Hall” (la villa degli scapoli), la convivenza di Cary e Randolph dura quasi 12 anni, fra pause e rispettivi matrimoni. Comprensiva di servizi fotografi ci voluti per celebrare il fascino di quei “coinquilini”, anche se (si vocifera) è in realtà la sua major a suggerire a Grant di sposarsi per proteggere la sua notorietà.

Cary Grant con l’amico e convivente Randolph Scott nella loro casa di Malibu “Bachelor Hall” nel 1930. (Getty Images)

Lo farà con l’attrice Virginia Cherrill, divorziando dopo un anno per tornare a vivere con l’amico Randy, anch’esso reduce da un divorzio. Nel 1942, il matrimonio con Barbara Hutton crea una coppia stellare: lui all’apice della notorietà, lei fra le più belle e ricche ereditiere d’America, con la spiacevole abitudine di sorseggiare drink fin dal mattino. Si dice che per infastidire i suoi facoltosi amici annoiati, Cary si presentasse alle cene inscenando capitomboli d’acrobata… La difficile caduta nel precipizio della sua intimità arriverà con l’attrice Betsy Drake, terza moglie con cui recita anche due film, che lo introduce agli usi terapeutici dell’ipnosi. Grazie a lei Grant (già dedito a yoga e misticismi vari) sarà la prima celebrità mainstream a sposare le virtù delle droghe psichedeliche nell’Istituto psichiatrico di Beverly Hills, dove si sottopone a oltre 100 sedute mediche con LSD fra il 1958 e il 1961.

Nel 1955, con la terza moglie Betsy Drake (a destra) e Grace Kelly: proprio la Drake lo iniziò all’ipnosi e all’uso dell’LSD. (Getty Images)

In seguito dichiarerà di essere finalmente vicino alla felicità, liberato dai sensi di colpa e dalle paure: «Ho imparato ad accettare la responsabilità delle mie azioni e a incolpare me stesso e nessun altro per le circostanze che ho creato. Ho imparato che nessuno mi rendeva infelice tranne me; che potevo frustarmi meglio di qualsiasi altro».

Dopo aver combattuto i propri traumi familiari, nel 1966 Cary diventa finalmente padre della piccola Jennifer, scegliendo di abbandonare il cinema per crescere la figlia con la quarta moglie Dyan Cannon (divorzieranno nel 1967). Il suo senso per gli affari era sempre stato acuto, consentendogli di rendersi indipendente dai contratti degli studios e negoziarne le quote: per Caccia al ladro chiese il 10 per cento sull’incasso e ottenne 700mila dollari, contro ai 50mila da contratto del regista Hitchcock.

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Il mai ricevuto Oscar lo avrà alla carriera, nel 1970, per mano di Frank Sinatra. Scompare a 82 anni, al fianco della quinta moglie Barbara Harris (di 47 anni più giovane). La sua identità sarà per sempre forse un mistero, ma di questo Cary era già consapevole: «Ho fatto finta di essere qualcuno che volevo essere e alla fine sono diventato quella persona. Oppure è diventato me. O ci siamo incontrati a un certo punto».

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