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La non autosufficienza: un problema scomodo per antonomasia, rimandato da sempre a data da destinarsi e scongiurato in mille modi, rudimentali e scientifici.

Catalogato come libro motivazionale, per il tacito invito sotteso a vivere una vita vera e piena; il libro offre il punto di vista di una badante, che, senza esperienza, ma con un’enorme empatia, accoglie la sfida di un lavoro, a dir poco arduo.

La non autosufficienza in un libro

Un libro che commuove e fa riflettere

Bronnie Ware, come si chiama la nostra eroina, scende dalla ruota del criceto, abbandonando il suo impiego standard e cerca un impegno, capace di dare un “senso” alla propria vita.

Lo trova nell’occuparsi dei bisogni di malati terminali. Non proprio il classico lavoretto d’ufficio.

A contatto con persone, consapevoli di dover morire a breve, la protagonista ascolta i suoi pazienti in fin di vita. Sono tanti i “vorrei averlo fatto“, catalogati nel libro in cinque macro gruppi di rimpianti.

Attraversiamo le pagine del racconto in un viaggio spirituale che ci impone di guardare dentro noi stessi; la scrittura è semplice e diretta, mai stucchevole. L’empatia della protagonista è vera e si legge tra le righe; ci coinvolge e ci abbraccia, obbligandoci a riflettere.

Viviamo una vita fedele ai nostri principi o ci lasciamo guidare dai giudizi altrui? Permettiamo davvero a noi stessi di essere felici oppure viviamo schiavi delle regole comuni?

La non autosufficienza: non solo un romanzo

Riposto il libro sulla scaffale, la realtà ci impone un duro confronto. Non solo un monito a vivere secondo i nostri ideali, il libro parla di un problema attuale più che mai: coloro che hanno bisogno di accompagnamento, non riuscendo a fare NULLA da soli.

In Italia ci sono 3 milioni di non autosufficienti e le previsioni parlano di un raddoppio entro il 2030.

Al giorno d’oggi, l’indennità di accompagnamento, INDIPENDENTEMENTE dal reddito, è di 522.10€ al mese per un’invalidità del 100% e il 60% di badanti sono irregolari e assolutamente NON FORMATE!

Che fine faranno gli 11 miliardi di euro risparmiati da qui al 2029 per il pagamento delle pensioni dei morti di Covid? Sarà fatta una riforma finalmente a tutela degli anziani? Oppure la previdenza personale è l’unica soluzione a disposizione?

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