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Mestre, notte fonda. Il papà si sveglia, forse per la prostata non più di primo pelo, probabilmente gli scappa la pipì – saranno gli inquirenti a ricostruire l’esatta dinamica -, fatto sta che passa per il salotto di casa. Questo è certo. Papà scopre che qualcuno altro veglia sul focolare domestico, l’attenzione bella alta, grazie ad un film porno; è il figlio 15enne.

La Tv rimanda immagini di corpi voluttuosi bramanti di piacere, ma a papà, non fa poi tanto piacere. E non lo nasconde. Il testosterone che trasuda dal video aizza i manzi mestrini, in casa scoppia una rissa da saloon. Papà reclama il ruolo di capobranco: ti piace l’idea di scopare, caro figliolo? Ci pensa babbo a farti vedere come si fa!

Il pater familias agguanta una scopa di metallo, non quella che pende esanime tra le gambe, ma quella bella dura riposta nello sgabuzzino. Del Viagra, lei non ha bisogno. Esce già dura dalla fabbrica, e così rimane per tutta la sua vita – beata lei. Papi brandisce la mazza raccoglipolvere, il giovane arrapato tenta una stenua difesa. Niente da fare. La scopa d’acciaio cala inesorabile sull’imberbe peccatore, ossa contro acciaio. La scopa si spezza, l’osso non sta meglio. Sarà stato acciaio cinese, fatto sta che il manico di scopa rotto diventa una lama e il ragazzo viene infilzato come una pollastra indifesa. Il polso è lacerato, la sega sospesa per infortunio.

Interviene la mamma, che chiama i soccorsi. Il 15enne viene portato, ironia della sorte, al pronto soccorso dell’Angelo di Mestre. Il peccatore viene ricucito, il babbo denunciato.

Scopa 1-1 Sega. Palle al centro.

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