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Sesto Fiorentino – Sotto il mondo scintillante della moda, a distanza solo in apparenza siderale, contoterzisti cinesi del tessile e insospettabili professionisti fiorentini accumulavano denaro alle spalle dello Stato e della concorrenza. Un mondo sommerso che è stato scoperto dalla guardia di finanza e dalla procura fiorentina, nel corso di un’inchiesta che ieri ha portato a 30 misure cautelari e a un sequestro di beni per un valore di 40 milioni di euro, pari alla somma sottratta all’erario.

Ai domiciliari, come chiesto dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli e dal pubblico ministero Fabio Di Vizio, 24 cittadini cinesi titolari di ditte di pelletteria, mentre per cinque persone – un commercialista, un consulente del lavoro e tre collaboratori- impiegate in uno studio associato a Sesto Fiorentino è scattato il carcere: per loro l’accusa è di associazione a delinquere, per aver architettato il sistema di evasione. Un centinaio gli indagati.

Un’indagine spartiacque

«È un’indagine spartiacque – ha detto il procuratore Giuseppe Creazzo – abbiamo colpito il livello più elevato, il livello digestione di decine e decine di imprese». Gli accertamenti hanno coinvolto anche aziende del settore della ristorazione e della cura della persona. Tra i beni sequestrati, oltre a conti correnti e fondi di investimento, anche immobili, auto e orologi di lusso. Non solo. Durante una perquisizione in un capannone, in un cestino della spazzatura, sono stati recuperati 114.000 euro.

Secondo il nucleo di polizia economico-finanziaria, gli imprenditori erano titolari di fatto di oltre 80 ditte che producevano accessori destinati tra gli altri a griffe toscane. In pochi anni si sarebbero tutti arricchiti in modo vertiginoso attraverso il meccanismo “apri e chiudi”: le aziende erano infatti tenute invita al massimo per tre anni per non finire nelle maglie dei controlli, ed erano intestate a prestanome nullatenenti per evitare future pretese dell’erario.

I professionisti di Sesto Fiorentino

Uno schema che si sarebbe moltiplicato fino a inquinare gli equilibri del settore in particolare nelle province di Firenze e Prato. A idearlo e a metterlo in pratica, proprio lo studio di Sesto Fiorentino. In carcere sono finiti Francesco Schiavone, Yangchan Zhu alias “Maria”, Cristina Vinciguerra, Stefano Murdocco e Francesca Venezia, menti di una strategia che prevedeva tra le altre cose lo svuotamento dei conti correnti -anche attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti- delle ditte che avevano accumulato debiti con l’erario.

«L’ho sempre detto, questo ci farà metter dentro per una cosa del genere”, diceva uno dei consulenti parlando di un imprenditore cinese suo cliente. In altre conversazioni intercettate, gli arrestati si mostravano preoccupati per i controlli della finanza in una ditta: «Questi ci buttano dentro il titolare di fatto e non si piglia più una lira».

Nella misura cautelare il gip Gianluca Mancuso si sofferma proprio sui rapporti tra lo studio e la rete di ditte cinesi di pelletteria, considerati spia di “un fenomeno di ampia portata” e “potenzialmente espansivo”. In merito all’ipotesi di associazione a delinquere il giudizio è netto: «Sussiste la struttura organizzativa nella quale essi hanno stabilmente operato nello studio professionale», si legge nell’ordinanza.

GIP

Secondo il gip, infine, gli accertamenti hanno permesso di “rinvenire in capo ai professionisti dello studio Venezia-Schiavone un accordo più ampio rispetto a quello che si realizza in via meramente occasionale e accidentale (…) si tratta infatti di un accordo che travalicando tali ristretti limiti risulta diretto alla realizzazione di un più vasto programma criminoso caratterizzato dalla commissione di una serie indeterminata di delitti, che nel caso di specie è da rinvenire nell’ausilio sistematico prestato in favore del piano elusivo dei propri clienti imprenditori cinesi».

Durante le perquisizioni sono stati sequestrati documenti e supporti informatici; materiale che potrebbe presto aprire nuovi scenari investigativi. Ai controlli, che hanno riguardato una sessantina di capannoni tra Firenze e Prato, hanno partecipato oltre i finanziari anche ispettori dell’Inps e dell’Asl.

Luca Serranò per https://firenze.repubblica.it/

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