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Livorno – Per una vita aprendo il portone di casa finisci sul marciapiede. E per una vita sporgendoti dalla finestra guardi il cortile interno. Poi, un bel giorno, scopri che il portone di casa è al posto della finestra e che la finestra affaccia sulla strada. Roba da far girare la testa. Almeno di 180 gradi. Ed è proprio ciò che è successo a Federico Archibusacci.

Lui vive al civico 101 del palazzo in via Bengasi e qualche giorno fa decide di vendere il suo appartamento. O meglio, avrebbe volto. Ma non può. «Ho scoperto dal notaio che la casa non ha l’abitabilità – spiega – Perché, sebbene al catasto sia tutto ok, nelle mappe del Comune il palazzo risulta ruotato di 180 gradi rispetto alla posizione effettiva». Quindi, per fare un esempio, un appartamento che nella vita reale ha l’affaccio su via Bengasi, per le carte del Comune ha la vista sul cortile interno. Quando va bene.

Perché altre volte non esiste proprio. «Vede quelle pareti? – dice Giovanni Ferretti, altro inquilino del palazzo – Stando alla cartina da lì dovrebbero passare i binari della ferrovia». Questa storia ha radici lontane nel tempo. Inizia tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio del decennio successivo. Sono gli anni della ricostruzione dopo la guerra. E si sviluppa anche il sistema delle case popolari, che a quell’ epoca erano gestite dall’ istituto autonomo case popolari.

Gli appartamenti del palazzo al civico 101 di via Berlinguer nascono così, come case popolari. E in parte lo sono ancora. In parte, invece, sono state acquistate dagli attuali inquilini, tra cui ci sono anche Archibusacci e Ferretti. Evidentemente nei passati atti di compravendita nessuno si è accorto della magagna: vuoi perché le leggi erano diverse, vuoi per motivazioni varie ed eventuali. Fatto sta che non molto tempo fa Archibusacci decide di vendere il suo appartamento, comprato pochi anni fa senza peraltro incontrare alcun problema.

E qui viene il bello. «Avevo anche trovato gli acquirenti – racconta- Ma il notaio non ha firmato il rogito. L’ appartamento non risultava abitabile. Questo perché, appunto, nella planimetria presente in Comune quel palazzo non risultava com’ è effettivamente, ma in una posizione diversa, ruotato di 180 gradi». Ed essendo ruotato il palazzo di conseguenza risultano ruotati anche tutti gli appartamenti che contiene.

«La situazione è questa sia al civico 101 che al civico 107 – dice Ferretti – Si tratta, complessivamente, di venti appartamenti. E c’ è anche un altro problema. Ai civici 99, 103, 105 e 109 ci sono dei fondi che sulla cartina non risultano. Ma le posso assicurare che esistono: uno ce l’ho io. E ci pago l’affitto. E pensare che al catasto torna tutto». Ad ascoltare questa storia risulta che venti famiglie stiano vivendo in un palazzo che non ha l’abitabilità, dunque da abusive loro malgrado e, per diversi anni, anche a loro insaputa. «Ci siamo rivolti sia al Comune che a Casalp – dicono i due inquilini – Ma senza successo».

L’ amministrazione comunale, da parte sua, conferma la problematica. Ma, dice, ci sono delle difficoltà di intervento. «La questione risale a molti anni fa – dice l’assessora all’ edilizia privata e urbanistica Silvia Viviani – L’ immobile è ruotato di 180 gradi rispetto al progetto originario. Ciò significa che vi è una difformità totale da sanare. E la sanatoria non è mai stata fatta. Manca l’abitabilità, che per legge non era concedibile in tale condizione di difformità.

Ci preme ricordare che è sempre bene accertarsi dello stato di diritto oltre che di fatto degli immobili, che si ricostruisce tramite gli atti e non con le mappe catastali. Peraltro il catasto italiano non è probatorio e non ha finalità giuridica. Comunque il settore comunale competente, che sta studiando il caso, non sta ancora trovando una strada percorribile nella legislazione oggi disponibile». Gli inquilini, invece, aspettano che qualcuno, armato di compasso, rimetta a posto le loro case.

Claudia Guarino per “il Tirreno”

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