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Giovanni Leone era sicuramente un Insigne giurista. Accademico stimato di origine partenopea. Intese come un notaio ed un arbitro la sua funzione di capo dello Stato. Era sempre stato in tutta la sua vita un fervente cattolico. Non aveva avuto ruoli importanti dal punto di vista politico durante il fascismo, e non aveva neanche lottato per attività di antifascismo. Si era limitato a svolgere le funzioni di giurista più o meno unanimemente apprezzate.

Per mandarlo al Colle ci volle il record per numero di votazioni della storia repubblicana. Ben 23!

Sicuramente la sua fu un elezione voluta dall’anima conservatrice della Democrazia Cristiana. Ma furono necessari comunque i voti del Movimento Sociale Italiano per farlo eleggere con uno strettissimo margine. Era stato precedentemente Presidente della Camera e del Consiglio dei Ministri.

Come presidente vide una reviviscenza del centrosinistra tramite la stretta collaborazione tra Fanfani e Moro. Grazie a quelli che sarebbero passati alla storia come gli accordi di palazzo Giustiniani.

Si pronunciò a favore della modifica della Costituzione

Fu il primo a pronunciarsi chiaramente in favore della modifica della Costituzione che rendesse impossibile la rielezione del Presidente della Repubblica.

Iniziò comunque, da parte di ambienti progressisti, una vasta campagna denigratoria nei suoi confronti. Fu accusato di partecipazione ad illeciti importanti in irregolari compravendite di aerei militari, in quello che venne denominato scandalo Lockheed.

Fu anche oggetto di un durissimo libro della giornalista Camilla Cederna che tirava fuori molti scandali legati anche e soprattutto, più che al presidente, ai suoi familiari.

L’escalation del terrorismo durante gli anni della sua presidenza culminò con Il rapimento e l’assassinio dell’onorevole Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Anche a seguito della fortissima crisi delle istituzioni che seguì all’evento, Giovanni Leone decise di dimettersi il 15 giugno del 1978.

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