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La rivalità che sta mettendo sottosopra la famiglia reale giordana

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La crisi nella casa reale della Giordania, iniziata con uno scontro piuttosto duro tra re Abdullah II e il suo fratellastro, il principe Hamzah bin Hussein, e che ha portato agli arresti domiciliari di quest’ultimo, non si è conclusa ma sembra per ora essere stata contenuta. Nei giorni scorsi il re ha ordinato l’arresto di 18 persone fedeli ad Hamzah. Pare che con il principe stiano negoziando diversi membri della casa reale, che di solito è molto riservata e dove gli scontri, che pure esistono e sono piuttosto duri, raramente diventano pubblici.

Ayman Safadi, il vice primo ministro della Giordania, ha detto martedì al Wall Street Journal che la «minaccia» rappresentata dal principe e dai suoi sodali, che avrebbero pianificato atti sovversivi in associazione con una potenza straniera non identificata, sarebbe adesso «perfettamente contenuta e sotto controllo». Inoltre Hamzah, dopo aver espresso critiche durissime, martedì ha scritto una lettera in cui ha ribadito la sua fedeltà al sovrano.

In realtà, secondo gli analisti, le turbolenze nella casa reale giordana sono molto radicate e potrebbero mettere in difficoltà il re.

Re Abdullah II (AP Photo/Raad Adayleh)

La Giordania è governata dalla dinastia Hashemita, una delle più antiche del mondo arabo. La famiglia governò la Mecca tra il Decimo secolo e il 1921, e secondo la tradizione discenderebbe direttamente da Maometto: re Abdullah II farebbe parte della 42esima generazione di discendenti.

Abdullah II e il principe Hamzah sono fratellastri. Sono entrambi figli di re Hussein, che governò il paese tra il 1952 e il 1999 ed è considerato il padre fondatore della Giordania moderna. Sono però figli di due madri diverse. Hussein ebbe quattro mogli (dalle prime due divorziò, la terza morì nel 1977 in un incidente in elicottero) e dieci figli, più uno adottato: Abdullah è il primo figlio maschio di Hussein e nacque dalla seconda moglie, la principessa Muna (il cui nome da nubile era Toni Avril Gardiner, nata nel Regno Unito), mentre Hamzah nacque dalla quarta moglie, la regina Noor (il cui nome da nubile era Lisa Najeeb Halaby, nata negli Stati Uniti).

I fratellastri, dunque, appartengono a due rami diversi della famiglia, che pur mantenendo un’immagine pubblica di unità e armonia sono da tempo in disaccordo: questo disaccordo negli ultimi giorni si è trasformato in uno scontro aperto, che riguarda in ultima istanza quale dei due avrebbe maggior diritto al trono.

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Parte del conflitto deriva dalla sorprendente successione del vecchio re Hussein. Come molti sovrani arabi, anche nella dinastia Hashemita il re nomina un principe della corona destinato a succedergli, che non necessariamente è suo figlio. Per gran parte del regno di Hussein, tra il 1965 e il 1999, il principe della corona fu suo fratello minore, il principe Hassan: i figli del re erano tutti bambini piccoli, e lui preferì nominare come successore un membro adulto della famiglia per dare solidità al trono.

Per più di tre decenni, il principe Hassan fu l’erede al trono ufficiale e agì come tale: sostituiva il re in qualità di reggente quando questi era all’estero, teneva le relazioni con i capi di governo, partecipava alle visite di stato. Quando, alla fine degli anni Novanta, re Hussein si ammalò gravemente di linfoma, tutto il mondo, compreso Hassan, era sicuro che sarebbe stato lui a salire al trono.

Nel 1998 Hussein lasciò la Giordania per andarsi a curare negli Stati Uniti, e Hassan si occupò del governo come reggente. Ma durante la reggenza accentrò il potere sulla sua persona e cominciò a governare in maniera dispotica, tanto che Hussein temette che volesse spostare la linea di successione al trono al suo ramo della famiglia. Il re tornò in Giordania interrompendo le cure, e scrisse una lettera feroce contro il fratello, in cui condannava la sua reggenza.

Cominciarono a quel punto negoziati tra re e principe della corona: Hussein era disposto a lasciare il trono ad Hassan, ma pretese che fosse nominato come nuovo principe della corona il suo figlio prediletto, Hazmah, che allora aveva 18 anni (è lo stesso che in questi giorni si sta scontrando con l’attuale re). Hassan si rifiutò, e il re decise di toglierlo dalla successione.

Hamzah però era troppo giovane per diventare immediatamente re e inoltre non era il primo figlio maschio. Così re Hussein, a sorpresa, decise di nominare il suo primogenito, Abdullah, che aveva 36 anni. Fu una sorpresa anche per Abdullah, convinto, come tutti, che il nuovo re sarebbe diventato lo zio.

Il 24 gennaio 1999, re Hussein tolse al fratello Hassan il titolo di principe della corona e lo diede ad Abdullah. Pochi giorni dopo, il 7 febbraio, morì e il figlio salì al trono come re Abdullah II. Hassan, a cui era stato tolto il trono due settimane prima che fosse suo, accettò la nuova condizione, si accontentò di tornare a essere un membro altolocato della famiglia reale e non avanzò più pretese.

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Abdullah, il nuovo re, nominò come principe della corona il fratello Hamzah, ma poi, come suo padre, decise di togliere il titolo al fratello e di designare come successore suo figlio. Lo fece nel 2004, senza aspettare, al contrario del padre, di trovarsi sul letto di morte. Come ha scritto il Financial Times, da allora i rapporti tra i due fratellastri sono stati freddi e conflittuali: i due non si parlano in privato, e una fonte vicina alla famiglia reale ha detto che Hamzah «non si è mai ripreso dal fatto di non essere diventato re, e sembra che pensi di essere destinato a diventarlo».

Hamzah in effetti, oltre a essere stato il figlio prediletto del vecchio re Hussein, è molto popolare tra la popolazione giordana: sul Washington Post, l’analista di Medio Oriente David Ignatius l’ha definito «carismatico». Come scriveva l’Economist già dieci anni fa, Hamzah è molto più simile a suo padre di quanto non lo sia Abdullah: parla un ottimo arabo (al contrario di quello di Abdullah, che è stato cresciuto in un ambiente anglofono) e ha da sempre ottimi rapporti con i capi tribali beduini giordani, tra i capisaldi della dinastia Hashemita, che compongono buona parte dell’esercito e dei servizi di sicurezza.

Re Abdullah II, a sinistra, con il fratellastro Hamzah, nel 2001 (AP Photo/Yousef Allan, File)

Al contrario, con il passare degli anni il consenso di re Abdullah II si è andato riducendo. La crisi economica, le indecisioni nei rapporti diplomatici, i numerosi casi di corruzione hanno intaccato l’immagine del re. Se il suo predecessore, re Hussein, era una delle figure più eminenti della politica araba e uno dei sovrani più rispettati della regione, sotto Abdullah il ruolo del paese si è andato man mano riducendo, per ragioni non tutte riconducibili al re. Per esempio, un tempo la Giordania, alleato moderato degli Stati Uniti, era essenziale per favorire le comunicazioni tra paesi arabi e Israele, ma negli ultimi tempi molti paesi arabi hanno avviato relazioni diplomatiche proprie con Israele, rendendo superflua la funzione della Giordania.

Anche internamente, le condizioni della popolazione sono peggiorate a tal punto che molti cittadini hanno cominciato a criticare apertamente Abdullah, cosa impensabile sotto il suo predecessore. Hanno cominciato ad esprimere critiche molto dure anche membri della famiglia reale, anzitutto Hamzah, che negli ultimi anni, dopo un lungo periodo in cui aveva tenuto un basso profilo, ha cominciato ad attaccare apertamente il fratellastro su varie questioni.

Non è ancora chiaro come sia nato lo scontro aperto degli ultimi giorni. Secondo il Financial Times, Abdullah sarebbe stato avvertito dai servizi di sicurezza che il fratellastro «era passato dal criticare il re ad agire contro di lui». Tra le altre cose, ad alimentare il sospetto del re ci sarebbe stato il fatto che Hamzah avrebbe visitato di recente i 60 leader tribali della Giordania, indice di una possibile richiesta di sostegno.

Secondo diversi media internazionali, tra cui la BBC, re Abdullah II avrebbe chiesto di risolvere le tensioni allo zio Hassan, lo stesso che perse il trono per poche settimane.

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