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Bisogna rendersi conto del fatto che il fascismo morì nell’ultima seduta del Gran Consiglio il 25 luglio 1943, alle due del mattino. Non poteva esserci, come probabilmente avrebbe voluto Benito Mussolini, una resistenza nazionale in grado di riscattare almeno il prestigio militare del paese, per rendere in qualche modo la sconfitta onorevole.

Il paese, impreparato alla guerra, con un apparato incapace di far fronte alla situazione cedette alla volontà di volersi ritirare da un conflitto che lo aveva sconvolto e spaventato. E con il paese cadde il regime. Poiché il regime fascista era talmente tanto assimilato allo stato che non aveva una vita propria, che si potesse scindere dallo Stato.

Il fascismo morì

Prima di qualsiasi riflessione su che cosa accadde quel 25 luglio è necessario capire che l’esperienza politica di oltre venti anni di regime quel giorno non si interruppe: morì!

Le fasi successive che videro un intermezzo con Mussolini non più presente sulla scena politica, anzi tenuto in prigionia, e le fasi che videro Mussolini fondare la Repubblica Sociale Italiana seguirono un fascismo che già era morto.

La Repubblica Sociale Italiana fu un’esperienza differente. Nata per forte volontà e pressione dei tedeschi. Ma non fu la prosecuzione dell’esperienza del regime fascista.

Perché il fascismo aveva rappresentato, nella veste di regime, un paese che nella veste della Repubblica Sociale non rappresentava più. E non dico questo riferendomi alla legittimità dell’entità statuale.

Dico questo riferendomi al fatto che l’esperienza del fascismo istituzionale, che viveva un dualismo di potere con la monarchia, che rispettava parte delle istituzioni tradizionali dello Stato italiano e di un partito diffuso nel popolo, ricercando un consenso di massa, non sopravvisse a quell’ultima seduta.

Dopo ci fu una reazione. Totalmente in mano ad elementi di fronda del regime. Che portò avanti una drammatica resistenza, portando in maggioranza tutto quello che durante il regime era stato minoranza.

Un socialismo di stato, il repubblicanesimo. Progetti che facevano parte di un quadro complessivo vicino a quel fascismo delle origini, che una volta preso il potere, era stato accantonato.

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