I tubi cinesi, ovvero le strane conseguenze della globalizzazione

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Il recente riaccendersi del conflitto tra Israele ed Hamas nel Vicino Oriente, l’ultimo episodio di una guerra che va ormai avanti da decenni, ha mostrato nuovamente al mondo la disuguaglianza di questo scontro: da un lato il governo di Tel Aviv dispiega armamenti di ultima generazione, dall’altro quello di Gaza risponde con armamenti semi-artigianali.

Tra questi ultimi spiccano gli attacchi con razzi. Si tratta principalmente di razzi prodotti riconvertendo materiali di uso civile. Alcune foto uscite sulla stampa internazionale hanno mostrato che si trattava di tubi per l’acqua importati dalla Cina, prodotti da una piccola fabbrica chiamata Shandong Layang. Nel mondo anglosassone la notizia è stata utilizzata come l’ennesima arma nella guerra mediatica contro la Cina, accusata di favorire il terrorismo. Le autorità cinesi non hanno dato nessuna risposta: dopo tutto è poco credibile essere accusati di qualcosa in seguito all’esportazione di tubi per l’acqua. La reazione dell’impresa produttrice dei tubi è stata invece geniale. Con un radicale rovesciamento di prospettiva, la Shandong Layang ha trasformato la notizia in pubblicità: “I nostri tubi sono così buoni che persino Hamas li usa!!”, questo il nuovo slogan pubblicitario della compagnia, che ha registrato un discreto incremento delle vendite.

Alcune riflessioni

Questa vicenda, che sarebbe abbastanza comica se non fosse per il fatto che si basa su eventi bellici, mi porta ad un paio di riflessioni.

La prima, abbastanza sui generis, è sul fatto che la globalizzazione è ormai giunta ad un livello tale che le notizie rimbalzano da un capo all’altro del pianeta con la velocità della luce, distorcendosi ad ogni passaggio e generando paradossi come quello che ho appena descritto. Il fatto che una situazione drammatica, in cui vite umane sono andate perse, possa trasformarsi in una trovata pubblicitaria dai toni comici, ci dimostra come internet possa assumere vita propria. In un clima del genere diventa difficle e faticoso discernere la verità dalle menzogne e dalle mezze verità, ed è dovere di ognuno auto-educarsi costantemente in tal senso.

La seconda riflessione è invece di natura pratica: nel mondo in cui viviamo, esistono centinaia se non migliaia di articoli di uso quotidiano che possono essere convertiti in armi, e le istruzioni per farlo sono liberamente disponibili su internet.

Un esempio? L’olio da frittura può essere fatto reagire chimicamente con la soda caustica, liberamente disponibile come disgorgante, per ottenere il sapone. Il prodotto di scarto di questa reazione è la glicerina, la stessa su cui si basano moltissime creme per la pelle. Se questa si combina con l’acido nitrico dà luogo alla nitroglicerina. L’acido nitrico è facilmente ricavabile dai nitrati, anch’essi di libera vendita in quanto concimi agricoli. Per motivi di spazio io ho semplificato, ma non di tanto. Qualunque persona con un’educazione media potrebbe farlo seguendo le istruzioni.

Questo è solo un esempio, ma vi assicuro che le possibilità abbondano.

Conclusioni

Ora, la maggior parte delle persone non ci pensa nemmeno a fare cose del genere. Ma il vaso di Pandora è stato aperto e sia le informazioni che i prodotti sono liberamente disponibili per pazzi, terroristi e gruppi criminali.

La presenza di numerosissimi strumenti informatici utili ad anonimizzare la navigazione su internet aiuta ulteriormente a far sì che chi vuol fare un uso maligno di tali conoscenze possa farlo impunemente.

Che fare? L’adozione di provvedimenti simili a Patrioct Act statunitense sarebbe fortemente lesiva delle libertà personali e non riuscirebbe comunque ad arginare il fenomeno. L’unica soluzione consiste, ancora una volta, nel migliorare l’educazione della gente. Oltre a dotare le forze dell’ordine dei più moderni strumenti che, nel rispetto delle libertà democratiche, consentano loro di prendere provvedimenti ove necessario. Per il resto, incrociamo le dita e speriamo che al nostro vicino non venga in mente di porre in pratica uno di quei bizzarri tutorial.

Leggi anche: Il libro: “Hitler e Mussolini. Lettere, documenti, intercettazioni telefoniche”

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