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Cosa succede a gennaio: il ritorno della zona rossa e arancione e le regioni a rischio

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Redazione
27 dicembre 2020 05:30

“Dal 7 gennaio si tornerà al sistema delle aree colorate, che ha dimostrato di funzionare abbassando l’Rt da 1,7 a 0,82, senza bloccare tutto il Paese”: il ministro della Salute Roberto Speranza anticipa oggi in un’intervista rilasciata a Repubblica cosa succederà a gennaio, quando finirà il regime del decreto legge 172/2020 18 dicembre e in attesa che abbia i primi effetti la campagna vaccinale che comincia ufficialmente oggi con i primi 9750 da immunizzare. 

Cosa succede a gennaio: il ritorno della zona rossa e arancione e le regioni a rischio

Il ministro spiega nel colloquio con il quotidiano che l’avvio è simbolico e per avere degli effetti apprezzabili sull’epidemia di coronavirus ci vorrà del tempo: “Tu vaccini una persona, dopo 3 settimane devi fare la seconda iniezione e dopo 7 o 10 giorni gli anticorpi saranno efficaci. Per immunizzare 10 milioni di persone serviranno 20 milioni di iniezioni”. Per questo a gennaio (il 15 scadono gli effetti dei decreti legge e del Dpcm) non ci sarà nessun “liberi tutti”. Anche perché nel frattempo la variante inglese fa paura “per la velocità di trasmissione, più 0,4 di Rt, per il fatto che ha il suo picco tra i 10 e i 15 anni, perché è già in Francia, Spagna, Germania, Italia, ma tutti i nostri scienziati ci dicono che i vaccini dovrebbero essere efficaci per questa mutazione, che però ci dimostra come la partita sia ancora da vincere”. Per dichiarare la vittoria (parziale) contro l’epidemia “l’obiettivo è raggiungere i 50 casi ogni 100mila abitanti. Adesso ne abbiamo 150. Eravamo a 450 poche settimane fa, ma negli ultimi 15 giorni l’Rt ha cominciato a risalire, da 0,82 a 0,86-0,90. Per questo bisogna tenere alta la guardia: proprio ora che il vaccino ci sta per portare fuori dall’incubo, non possiamo permetterci nessun errore”. 

Le parole di Speranza riecheggiano quelle di Giuseppe Conte a Porta Porta prima di Natale: “Se dovesse arrivare un’impennata, una terza ondata o una variante che faccia sbalzare l’RT, allora ci troveremmo facilmente in zona rossa o con misure più restrittive”. Il pericolo che nessuno nomina ma che ciascuno immagina è che con la riapertura delle scuole in presenza programmata per il 7 e forse anche a causa delle restrizioni più lasche durante le feste di Natale e Capodanno ci si possa ritrovare a gennaio con una terza ondata da fronteggiare mentre va avanti il piano di vaccinazione di massa. secondo Il Sole 24 Ore le due settimane di zona rossa e arancione coincideranno con un probabile calo dei test eseguiti, come in un lunghissimo weekend; ma se così fosse arriveremmo alle riaperture con una visione parziale della reale situazione del contagio sul territorio. Ovvero illudendoci su un’epidemia in regressione. 

Quando finirà tutto? Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, lo pronostica oggi in un’intervista al Messaggero: “Per fine estate-inizio autunno dovremmo esserci. Va sottolineata la ponderosità dello sforzo: prendiamo 42 milioni di italiani come il target da immunizzare, il famoso 70% per l’immunità di gregge. Dividiamoli per 10 mesi, sono 4,2 milioni al mese. Vale a dire 140mila vaccinazioni al giorno. Un numero enorme”. Agostino Miozzo è leggermente più ottimista e in un colloquio con La Stampa dice che ci vorranno sei mesi: “Abbiamo ancora diversi mesi davanti, almeno sei prima di raggiungere un buon livello di immunizzazione della popolazione. Se riusciremo a rispettare la tabella di marcia prevista da qui all’estate, vedremo risultati tangibili sul fronte della mortalità e dei contagi, che si abbasseranno progressivamente. Allora entreremo in una fase diversa”. Ma anche lui, guardando i numeri dell’emergenza nel bollettino della Protezione Civile, nota che non c’è molto da essere ottimisti: “Ritengo che stiamo pagando i giorni dello shopping “libero”, ormai siamo abituati a questo andamento irregolare della curva, che si rialza non appena abbassiamo la guardia e modifichiamo i nostri comportamenti. Ci piaccia o no, dobbiamo osservare le regole che ci siamo dati: mascherine, igiene e distanziamento”. E chiede di riaprire a gennaio “con gradualità”. 

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Le nove regioni a rischio a gennaio 

Intanto nonostante i nuovi casi di contagio da coronavirus siano scesi da 19037 a 10407 nelle ultime 24 ore, preoccupa il tasso di positività che continua a crescere e tocca quota 12,8%, mentre fino alla vigilia di Natale il tasso era fermo a 12,5% e dal 23 dicembre sale costantemente. Il Corriere della Sera spiega oggi che per vedere una percentuale simile bisogna andare indietro al 27 novembre quando era del 12,7%. L’epidemia non è ancora sotto controllo e non lo può essere fino a quando il rapporto casi-tamponi non scende sotto il 10% e rimane al di sotto di questa soglia in modo stabile.

Nei giorni scorsi il report dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero ha certificato che ci sono nove regioni a rischio: l’Rt nazionale è a 0,90 nel periodo tra il 14 e il 20 dicembre. La scorsa settimana l’Rt si era attestato a 0,86 confermando la ripresa della crescita (quindici giorni fa era a 0,82). Nella maggior parte delle Regioni e delle Province Autonome si registra un livello Moderato o Alto. In particolare, cinque regioni (Liguria, Marche, Puglia, Umbria e Veneto) sono classificate a rischio alto; 12 a rischio moderato, di cui quattro (Emilia-Romagna, Molise, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta) sono a elevata probabilità di progredire a rischio alto nel prossimo mese nel caso si mantenga invariata l’attuale trasmissibilità. In totale quindi le regioni a rischio sono nove, ovvero Liguria, Marche, Puglia, Umbria, Veneto, Emilia-Romagna, Molise, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta. Il Veneto con Rt puntuale a 1,11 e il Molise a 1,02 sono le due regioni che hanno superato il valore soglia di 1. Il valore più basso è in Campania (0,65). Per questo anche se tecnicamente ad oggi quasi tutta l’Italia è in zona gialla (tranne l’Abruzzo, “arancione” ancora per poco) per gennaio si attende un ritorno delle aree rosse ed arancioni. Fino a quando l’epidemia non sarà sotto controllo. E potrebbero volerci altri mesi. 

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