Altro che legge Zan, la priorità è la famiglia

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Legge Zan – Mentre la sinistra detta legge a colpi di omotransbifobia, e i mass media incitano la Meloni e Salvini a scannarsi tra loro nella gara dei consensi, avviene un sorpasso storico che non nota quasi nessuno: la destra venuta dal Msi e da An supera nei sondaggi Swg la sinistra venuta dal Pci e dall’Ulivo. Non era mai accaduto nella storia della repubblica italiana. Mi pare una svolta, pur nella labilità dei sondaggi e nella velocità con cui cambiano gli scenari politici. E il sorpasso avviene proprio mentre il Pd incalza sulla legge Zan e sulle leggi pro-migranti. Le prime due forze del Paese ora sono la Lega e Fratelli d’Italia.

Meloni

A sinistra fino a ieri ironizzavano sul fatto che la Meloni si è detta pronta a governare, notando che sulla carta non ha nemmeno il quinto dei consensi. Il Pd, scavalcato ora da Fratelli d’Italia, non si limita a dire come la Meloni che è pronta a governare se le urne le daranno i voti, ma pretende di governare e di decidere ora e sempre, e di dettare l’agenda di governo, arrivando a stabilire chi tenere dentro e chi mettere fuori dalla maggioranza. Si sentono al Potere per diritto divino e non hanno neanche un quinto dei voti…

Ma per non restare nel regno delle chiacchiere e dei vani trionfalismi di passaggio, avrei una proposta concreta: perché il centro-destra unito non annuncia proprio ora, nei giorni del delirio di legge Zan, che se andrà al governo istituirà il Ministero della famiglia, per tutelare non più a parole ma con leggi, atti e misure protettive la principale struttura del Paese e la fabbrica naturale in cui nascono i bambini, cioè la società di domani?

Aggiungendo magari che non propongono di istituirlo adesso perché, come la legge Zan, sarebbe una proposta divisiva nel governo di unità nazionale; ma entrambe le proposte saranno presentate al giudizio del popolo sovrano alle prossime elezioni. Chi vincerà, poi varerà le sue riforme.

 La famiglia è un bene di tutti

Dopo la pandemia è ancor più necessario un ministero che sostenga la famiglia, che incentivi la natalità e che crei una fascia di prima occupazione giovanile nell’assistenza agli anziani, al posto del demagogico e parassitario reddito di cittadinanza. La retorica dei nostri anni ha generato ministeri di ogni tipo. Perché non dovrebbe esistere un ministero della famiglia? La famiglia è un bene di tutti, trasversale, quasi tutte le nostre principali virtù come i nostri principali vizi, ruotano intorno alla famiglia e suoi annessi e connessi.

Anche quando la religione vacilla e la patria non sta bene, la famiglia regge agli urti e resta – con tutte le sue crisi, contraddizioni e fragilità – l’estrema difesa dal caos, dalla disoccupazione, dalle insicurezze sociali, l’elementare ritrovo degli affetti e dei soccorsi reciproci e primari. Ci saranno pure conflitti e separazioni, fughe extraconiugali e vite parallele, disagi e incomunicabilità, ma la famiglia sta sempre lì, nel baricentro della nostra società, che accudisce ma non è accudita. È ancora là, in famiglia, che gli italiani si leccano le loro ferite, si barricano cercando protezione, ammortizzano le sconfitte e le ingiustizie, trovano reciproco sostegno e conforto.

 Benigni a Moretti, da Scola a Rosi, da Virzì a Tornatore

Sulla famiglia reggono nel nostro paese i beneamati e scarsi valori condivisi; persino i registi più di sinistra del nostro paese hanno realizzato i loro film migliori catturando l’anima degli spettatori con temi dedicati alla famiglia: da Benigni a Moretti, da Scola a Rosi, da Virzì a Tornatore, solo per citarne alcuni. Perché le corde degli italiani sono toccate quando si discorre di affetti famigliari, di mamme, padri, figli, nonni, gioie e lutti famigliari. Anche sul piano pubblico e istituzionale la famiglia è la controparte immancabile di ogni attività: la scuola, la tv pubblica e privata, la salute, il lavoro e via dicendo. Non può restare il convitato di pietra nei consigli dei ministri; date la parola alla famiglia.

Nessuno chiede di statalizzare la famiglia, di farne una cellula subalterna al comparto pubblico; come il ministero della salute non statalizza i corpi e non s’ingerisce nelle viscere degli utenti, così il ministero della famiglia non eserciterebbe un’occhiuta ingerenza tra le pareti domestiche. Un ministero della famiglia dovrebbe occuparsi delle garanzie, dei diritti e dei doveri, delle tutele di cui ha bisogno la basilare struttura, naturale e culturale, affettiva e simbolica, del paese.

Ministero della famiglia

Un ministero della famiglia si potrebbe occupare organicamente di alcune cose pratiche ed essenziali che spesso cadono nella terra di nessuno, nell’interstizio tra due o più ministeri: per esempio, dicevo, aiutare gli anziani e dar loro compagnia, favorendo l’assistenza domiciliare; per esempio incoraggiare la natalità e far nascere strutture per l’infanzia e tutele per i bambini; per esempio sostenere le famiglie alle prese con una maternità difficile e come invogliare le donne a non abortire.

O aiutare le famiglie ad affrontare i nuovi scenari di lavoro, incluso il lavoro a casa. Si tratta di coordinare gli interventi con le regioni e gli enti locali, ma di agire lanciando un piano concreto ma con un grande valore simbolico. La famiglia è al centro dell’universo umano.

Un ministero della famiglia potrebbe studiare come far pesare sul piano democratico ed elettorale i minorenni; anni fa in alcuni paesi europei si propose di attribuire ai genitori un peso elettorale specifico più forte, in rappresentanza dei loro figli minori. Non so se un’ipotesi del genere sia percorribile, ma lo spirito della proposta mi sembra giusto. Ripartire dalla famiglia sarebbe un bel segnale agli italiani e un ritorno alla realtà dopo tanto delirio di omotranslatria. E sarebbe un modo per le forze di centro-destra di non giocare sempre di rimessa e freno sulle proposte altrui, ma di riprendere l’iniziativa politica e legislativa in favore del popolo.

MV, La Verità

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