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Scritto e illustrato da Anna Pini, ripercorre le tappe dell’unificazione, racconta i personaggi e la storia della bandiera, perché “ci aspetta la sfida di ricostruire” la nazione.

Da “Garibaldi” a “Caporetto”, da “Partigiano” a “Radio Londra”, da “Camillo Benso Conte di Cavour” a “Tricolore”. Un vero e proprio dizionario che racconta e illustra le parole che hanno contribuito all’Unità d’Italia. Esce oggi, in occasione del 160esimo anniversario dell’Unità d’Italia “Le parole che hanno fatto l’Italia” di Anna Pini. Una raccolta che passa in rassegna le storie, i nomi, i personaggi, le tappe della creazione della nazione. Un libro dedicato ai bambini dai nove anni in su, tutto illustrato in verde, bianco e rosso ed edito nella collana “Il Battello a Vapore Piemme”.

Un dizionario leggero e divertente che, però, affronta temi che anche gli adulti devono riscoprire, come ha spiegato a Sputnik Italia l’autrice, Anna Pini.

– Come è nato il progetto?

– Questo progetto è figlio della mia tesi di laurea specialistica in Grafica delle immagini all’I.S.I.A. di Urbino che all’epoca copriva però solo il periodo della Resistenza. L’idea alla base è stata quella di trovare un modo originale sia in termini di struttura che di linguaggio visivo per parlare di concetti, aneddoti e personaggi a me molto cari e credo davvero importanti che spesso non trovano lo spazio che meriterebbero.

– Chi ha scelto le parole? A quale è più legata?


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Foto : Anna Pini

Anna Pini, autrice de “Le parole che hanno fatto l’Italia”

– Le parole sono state scelte da me e sono frutto di un dialogo costante con la mia editor. Una di quelle a cui sono più legata apre il glossario ed è antifascismo, perché credo che sia una delle parole che viene usata e a cui ci si riferisce nei modi più impropri.

É diventata una parola estremamente divisiva nell’agone politico mentre dovrebbe essere una di quelle parole che ci mette tutti d’accordo, esattamente come accadde tra i padri costituenti.

Non importa il partito di riferimento o la simpatia politica individuale, per far parte di questo paese noi disconosciamo il fascismo perché non c’è nulla di quell’esperienza che vogliamo si ripeta, lo dice la Costituzione. La nostra Repubblica nasce dalla negazione e dal rifiuto del fascismo da parte di tutti. Questo significa antifascismo. Ed è questo che rappresenta la festa del 25 aprile.


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Sputnik / Alessio Trovato

– Quanto è importante riscoprire quel tempo in cui per la prima volta si parlò di un’Italia unita?

– É molto importante soprattutto in questo momento storico di grande confusione e incertezza. Ci aspetta la sfida della ricostruzione del nostro paese e incamminarci su questa strada con la consapevolezza e la volontà di essere un paese unito penso sia la chiave di volta per poterci riuscire.

– È stato difficile ragionare in funzione di un pubblico dai nove anni in su?

– A dire la verità non più di tanto, i bambini sono spesso degli ascoltatori più aperti e con meno pregiudizi degli adulti. Certo, ho semplificato il linguaggio, ma non ho omesso nulla né degli avvenimenti belli né di quelli brutti. Credo che ai bambini si possa parlare di tutto, quello che va calibrato è il come, mai il cosa.

I punti di vista e le opinioni espressi nell’articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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