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“Beep-beep”. Una notifica e la vignetta verde fa capolino sul nostro smartphone. Poi un’altra. E un’altra ancora. Dopo dieci anni dal suo arrivo, WhatsApp è entrato nelle nostre routine. Il “buongiornissimo, caffè” al collega, il “come stai?” alla mamma, la “buonanotte” al partner lontano.

Ma anche consigli, appuntamenti, sfoghi: le nostre vite passano per le spunte blu, simbolo della comunicazione degli anni ’10 del millennio. Un rito ormai così comune che ci dimentichiamo che dal 2014 a permettercelo è un 36enne statunitense che ha fatto dei nostri dati il suo impero.

Già, perché ormai sappiamo che qualsiasi nostra mossa su Facebook e Instagram viene tracciata, analizzata da un supercervellone e messa in correlazione con milioni di altri dati, usata per proporci pubblicità cucite su di noi (non sempre con esiti fortunati, a dire il vero), per crearci nuovi bisogni e provare persino a condizionarci. È il marketing 2.0, bellezza.

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