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Virologi e medici (per una volta) tutti d’accordo: «Teniamo chiuse le scuole»

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Dal direttore dello Spallanzani, Francesco Vaia, al virologo Roberto Burioni, gli scienziati sono tutti d’accordi: il 7 gennaio è troppo presto per riaprire le scuole

È necessario mantenere inalterate le restrizioni anche per quanto riguarda la scuola. Ne è convinto il direttore sanitario dell’Istituto Lazzaro Spallanzani, Francesco Vaia, intervenuto a RaiNews24. E come lui molti altri: dal virologo Roberto Burioni, all’ordine dei medici, gli scienziati per una volta sono tutti d’accordo: il 7 gennaio è troppo presto per riaprire le scuole.

«I dati di oggi sono figli di quella che era la nostra situazione al 20 dicembre – spiega Vaia. Credo dunque sia opportuno e prudente attendere i risultati del dpcm della fine di gennaio, mantenere inalterate anche per la scuola le misure di salvaguardia attuate prima e aspettare almeno la seconda settimana di gennaio». Per Vaia i numeri «ci dicono due cose: la prima è che il tasso di contagiosità è ancora alto», la seconda, «che all’aumento di questo non corrisponde un incremento del numero dei morti. E questo in parte ci conforta». Quanto al vaccino, «alcune Regioni e province sono un pò più avanti con la somministrazione, altre fanno più fatica, ma questo è dovuto in parte dal fatto che veniamo da un periodo particolare (Natale e Capodanno) e in parte dal fatto che siamo alle prese con la più grande campagna vaccinale di tutti i tempi. Anche in questo caso l’Italia è a macchia di leopardo. Siamo ai primi giorni, e sono ottimista che andando avanti, soprattutto con l’arrivo di altri vaccini, proseguiremo più speditamente». Dal canto suo, Vaia, sarà l’ultimo del suo ospedale a vaccinarsi: «Io sono il direttore dello Spallaznani, non sono in corsia e come qualsiasi bravo capitano debbo prima mettere sulle scialuppe il personale. Sarò l’ultimo a vaccinarmi. Bene ha fatto invece Andrea Crisanti a vaccinarsi e a farlo in diretta, dopo le polemiche che erano nate da una sua dichiarazione. Era stato mal interpretato».

L’appello della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli Odontoiatri 

«Se facciamo la zona rossa possiamo mandare i ragazzi a scuola. Se davvero tutti stanno a casa, riducendo così la pressione sui trasporti, e se i ragazzi non possono aggregarsi fuori, i sistemi di tutela messi a punto all’interno delle scuole possono funzionare. Diversamente abbiamo visto che il sistema non ha funzionato, e che aprire le scuole comporta un aumento della diffusione del virus». Lo afferma all’Adnkronos Salute il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli. «Per fare andare i ragazzi a scuola – ribadisce – ci vuole una zona rossa vera. Solo così si può organizzare un trasporto dedicato per la scuola, senza grandi rischi», conclude.

Roberto Burioni: «Variante del virus più contagiosa tra i ragazzi»

«Mentre noi creiamo nuove armi», «vaccini che funzionano e che vengono approvati», «purtroppo il coronavirus non sta fermo. Abbiamo qualche notizia in più riguardo alla variante inglese e non è buona. Prima di tutto i dati sembrano indicare che questa variante è molto più contagiosa. Quanto è difficile dirlo». «Ma c’è una cosa che mi dà molto, molto, molto fastidio: questa variante più contagiosa pare circolare con particolare intensità nei bambini (0-9 anni) e nei ragazzi (10-19) anni rispetto alle altre fasce d’età. Un elemento che deve portarci a una sorveglianza particolarmente attenta nel capire tempestivamente se questa variante comincerà a circolare nelle scuole che il 7 gennaio riapriranno». Lo afferma il virologo Roberto Burioni, docente all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, su “MedicalFacts”, sito da lui fondato. «Per chiudere – aggiunge Burioni – una buona notizia: dati preliminari indicano che questa variante è neutralizzata dalla risposta immune suscitata dai vaccini contro Covid-19. Un motivo in più per sbrigarsi a vaccinare. Nessun ritardo, nessun ritardo, nessun ritardo», ammonisce.

Il piano della ministra della Salute, Lucia Azzolina

«Sulla scuola non possiamo arrenderci e dobbiamo, ciascuno degli attori coinvolti, operare uniti, ricordandoci sempre del peso specifico che questa Istituzione ha nel percorso di ogni bambina e bambino, delle ragazze e dei ragazzi, nella vita del Paese. Arretrare sulla scuola, significa rinunciare a un pezzo significativo del nostro avvenire. Per questo non lo faremo». Lo assicura la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in una lettera inviata prima della fine dell’anno al Consiglio superiore della Pubblica istruzione. Nella missiva, Azzolina spiega quali azioni sono state adottate sulla scuola: «Non esiste una ricetta perfetta: il virus ci impone continue riflessioni, aggiustamenti. Ma è uno sforzo a cui non possiamo nè vogliamo sottrarci. Non lo abbiamo fatto nei mesi scorsi, non lo faremo adesso. Come sapete, lo scorso 23 dicembre sono state siglate, nell’importante e significativa sede della Conferenza Unificata, in cui siedono il Governo, le Regioni e gli Enti locali, le Linee Guida per la ripresa della scuola in presenza nel mese di gennaio e la prosecuzione dell’anno scolastico in corso».

Un documento, prosegue la ministra dell’Istruzione, «che contiene impegni precisi, per ciascuna delle parti, con riferimento alla questione del potenziamento dei trasporti, alla corsia preferenziale da attivare per i tracciamenti nelle scuole, al maggiore scaglionamento degli ingressi di istituti scolastici, di uffici e attività commerciali. Un piano che si posa anche sull’importante e solido lavoro condotto a livello territoriale, Provincia per Provincia, dai Prefetti, in collaborazione con gli Uffici scolastici territoriali, gli Enti locali, le aziende di trasporto». Per Azzolina, «c’è un grande sforzo in campo, che prevede anche risorse aggiuntive alle scuole per poter pagare il personale Ata, in particolare i collaboratori scolastici, in caso di estensione verso il primo pomeriggio degli orari, per effetto degli scaglionamenti. Stiamo lavorando scrupolosamente. Considerando sempre tutti gli aspetti e senza mai pensare alla scuola come un mondo isolato, ma strettamente connesso con il resto della società. Per questo il nostro Ministero lavora in sinergia con il Dicastero della Salute e quello dei Trasporti. Ci sono dei sacrifici da fare, nella scuola come nel resto del Paese, è inevitabile: il vaccino apre una strada di speranza, ma il virus non è ancora sconfitto». Tutte queste azioni – continua la ministra della Scuola – «muovono esattamente nella direzione di ciò che affermate nella vostra lettera: dare centralità e priorità alla scuola. Lo abbiamo fatto con le misure messe in campo in questi mesi. Ma anche con la legge di bilancio che, converrete, è finalmente un provvedimento che prevede investimenti per il nostro settore, non tagli o micro interventi, ma risorse vere. Lo faremo anche attraverso le risorse e i progetti connessi al Recovery fund su cui lavoreremo, in fase attuativa, con tutti gli attori coinvolti».

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