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Il G20 visto da Dario Fabbri, analista della rivista di geopolitica LImes

Roma, per la prima volta, è teatro del G20 che in questa edizione verterà intorno a tre temi: l’emergenza Covid-19, in particolare la gestione e la diffusione dei vaccini nel mondo, la crisi climatica e la ripresa globale post-pandemia. 

Il G20 delle assenze: da Putin a Kishida 

Nel film “Ecce Bombo” Nanni Moretti si domandava se sarebbe stata notata di più la sua partecipazione o la sua assenza da una festa. In merito alle defezioni al G20 Dario Fabbri, analista della rivista di geopolitica Limes, non ha dubbi. “Nel G20 in corso all’Eur le defezioni sono più importanti delle presenze: non ci sarà il presidente Russo Vladimir Putin, non ci sarà il suo omologo cinese Xi Jinping (ha fatto solo un collegamento video, ndr), non ci sarà il nuovo premier giapponese Fumio Kishida o il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador”. 

La paura della diffusione del virus 

Formalmente è la paura della diffusione del virus a indurre i leader assenti a mancare all’appuntamento è il virus. “Leader particolarmente autoritari lasciano con grande difficoltà il paese di appartenenza perché non si sa mai cosa può succedere in loro assenza e si muovono solo per le questioni che contano, evidentemente il G20 non conta – ha rimarcato Fabbri nel suo punto settimanale sul canale YouTube di Limes -. Eppure una volta lo facevano. Quindi o prima erano più sicuri oppure prima il G20 contava di più, probabilmente la verità è nel mezzo”. 

Perché il G20 ha perso di rilevanza in questi anni?

Secondo Fabbri sono tre le ragioni per le quali il G20 ha perso di rilevanza strategica: “La prima ragione è un atteggiamento maggiormente antagonistico delle potenze sfidanti nei confronti USA rispetto alla fine degli anni ’90 – spiega l’esperto -. Quando il G20 è stato immaginato nel 1999 il mondo era dominato dagli USA in maniera più placida. La Cina non era entrata nemmeno nel WTO e la sua scesa commerciale ed economica era nel tutto embrionale, la Russia di allora stava vedendo a mala pena le luci dell’era Putin. L’idea di partecipare al Washington consensus era senza dubbio più serafica tra tutti gli attori”. 

Il declino dei BRICS

La seconda ragione che avrebbe messo in ombra la portata del G20 sarebbe legata, secondo Fabbri, al declino dei BRICS. “Nei G20 di questi anni si era stabilito il mito dei cosiddetti BRICS, una delle sciocchezze del nostro tempo immaginate da un esperto di finanza che aveva messo insieme prima i BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) e poi il Sudafrica – afferma l’analista di Limes -. Tutti questi soggetti sono nel G20, peccato non abbiano niente in comune, nemmeno lontanamente ed oltretutto non sono più in ascesa, quasi nessuno di loro. Oppure diciamo che la loro ascesa si è come intiepidita negli ultimi anni”. Quindi il G20 non sarebbe più un’occasione per questi Paesi per mostrarsi al mondo e farsi vedere in ascesa. 

Il mondo post pandemico 

La terza ragione attiene a un dato di realtà: nel mondo post pandemico ci si vede di persona solo se strettamente necessario. “Da ultimo si è inserito il fatto che nella fase post pandemia tutti gli incontri internazionali devono avere un riscontro reale per far sì che chi vi partecipa si spinga a viaggiare. Questa è la ragione che ha frenato i principali leader dei Paesi – continua Fabbri -. Muoversi oggi, al di là delle questioni interne, vuol dire rischiare. Soprattuto perché i vaccini cinesi e il russo Sputnik non sono quelli occidentali, quindi ci si pensa una volta in più”. 

I temi “onirici” del G20 di Roma 

Il G20 di queste ore si concentra su due temi principali: la lotta alla pandemia e l’ambiente. “Con la lotta alla pandemia siamo in un ambito discretamente onirico, la cooperazione su questo tema è molto difficile da ottenersi, anzi c’è soprattuto competizione riguardo ai vaccini e non solo tra le principali potenze – aggiunge Fabbri -. L’altro grande tema che caratterizzerà il G20 di Roma è l’ambiente. Quando un summit pensato per raccontare i destini del mondo si concentra sull’ambiente il suo declino è sotto gli occhi di tutti, inevitabilmente. Perché non esiste in nessuna maniera una questione meno universale dell’ambiente”. 

Freno al surriscaldamento climatico e stop alle emissioni di carbonio 

L’obiettivo del G20 attuale è quello di convincere i partecipanti ad accettare che il surriscaldamento globale deve fermarsi e che entro la metà del secolo le emissioni di carbonio dovranno essere azzerate in tutti i Paesi del G20. Secondo una bozza provvisoria delle conclusioni del G20 sul clima, anticipata da Reuters, le potenze si sono impegnate a limitare l’incremento della temperatura globale a 1,5 gradi, così come previsto dagli accordi di Parigi, ma non vi sono impegni precisi né tantomeno il riferimento al 2050, indicato in precedenza come termine entro il quale portare a zero le emissioni di gas serra. Questo a testimonianza della difficoltà di trovare un compromesso tra l’Occidente e le potenze asiatiche sul taglio delle emissioni e sulla lotta al cambiamento climatico. “L’India ha già detto che non le può accettare, così ha fatto la Cina e così via – puntualizza Fabbri -. Eppure questo è diventato l’argomento principale di un summit che si voleva davvero importante che fa finta che su questo tema ci sia accordo nell’umanità”. 

Ambiente: l’arma che le potenze brandiscono le une contro le altre 

Il tema “ambiente” sarebbe, secondo Fabbri, utilizzato dalle principali potenze le une contro le altre per colpirsi a vicenda. “Ci sono grandi potenze che tifano direttamente per il surriscaldamento globale, come la Russia, oppure lo vogliono utilizzare contro gli altri, vedi gli Stati Uniti, oppure ancora se ne disinteressano completamente, vedi l’India – conclude Fabbri -. La sensazione è che forum multilaterali di questo tipo accentrati su un mondo placido che si coagulava intorno agli USA vadano perdendo, in maniera fisiologica, di rilevanza e questo ce lo segnala i temi di cui tendenzialmente si occupano e andranno ad occuparsi in futuro. Restano più rilevanti i meeting bilaterali che si svolgono durante il summit e che quest’anno a Roma saranno anche meno a causa delle defezioni dei grandi leader che avrebbero dovuto esserci nella Capitale”. 

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