variante-omicron,-silvestri:-“ecco-cosa-sappiamo-e-cosa-puo-succedere”
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E’ diversa da Delta, più trasmissibile ma meno capace di infettare il polmone, con sintomi più lievi e potrebbe causare malattia meno grave. Sono alcune delle caratteristiche della variante Omicron di Sars-CoV-2 emerse finora. A elencarle è il virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta in un lungo post su Facebook in cui spiega di aver provato a “mettere un po’ di ordine sulle tumultuose scoperte di questi ultimi giorni su Omicron”, “mentre i ‘virologi’ zero-tituli su Twitter fanno a gara a chi la spara più grossa”. L’esperto fa il punto su cosa sappiamo finora, su quali potrebbero essere gli scenari futuri, ma anche su quello che possiamo fare.

Una ricetta quest’ultima in 5 punti. Prima di tutto per Silvestri, va evitata la “tentazione di pensare di controllare questo virus con metodi basati sull’imporre la separazione forzata ad oltranza tra le persone. Metodi dimostratisi già scarsamente inutili e certamente insostenibili contro le precedenti varianti ma anche contro Omicron stessa (vedi Australia e Olanda per due esempi recenti)”. Secondo: “Spingere al massimo per la vaccinazione universale, comprese terze dosi (che danno protezione neutralizzante contro Omicron molto superiore alle due dosi), e compresa soprattutto la vaccinazione dei bambini, inclusi quelli sotto i 5 anni non appena possibile”.

La lista prosegue con le terapie: “Cercare di implementare al più presto gli antivirali, in particolare paxlovid”, la pillola anti-Covid di Pfizer “e l’anticorpo monoclonale Sotrovimab, che sono efficaci contro Omicron, usandoli in modo diffuso in tutti i soggetti infettati ‘a rischio'”. E ancora: potenziare il servizio sanitario, e promuovere una comunicazione “fattuale, science-based, né catastrofista né minimizzatrice”.

Omicron è diversa da Delta e dalle altre varianti di Sars-CoV-2, con 45 mutazioni amino-acidiche rispetto allo strain Wuhan, di cui 30 nella proteina Spike e ben 15 nel Receptor Binding Domain (Rbd), la parte di Spike che si lega al recettore ACE2. Sta “rimpiazzando un po’ ovunque nel mondo” la Delta. “Questa aumentata trasmissione sembra legata ad un’alta affinità per il recettore Ace2 ed alla capacità di aggirare le risposte immunitarie anticorpali (e forse una migliore abilità di sopravvivere in aerosol)”, spiega Silvestri.

Il nuovo mutante è “chiaramente meno patogenico di Delta nell’animale da esperimento e sembra causare una malattia meno grave nell’uomo, con riduzione del rischio di ricovero ospedaliero per ora stimata tra 67-80%”. Omicron contiene poi “una interessante e poco caratterizzata mutazione in una proteina che potrebbe influenzare la capacità mutagenetica del virus”, fa notare ancora l’esperto che suggerisce 3 scenari possibili.

Quello “migliore è che Omicron si diffonda rimanendo come tale o magari affinando ulteriormente la sua capacità di dare una un’infezione delle vie aeree superiori (la cosiddetta “raffreddorizzazione”, che alcuni hanno già ipotizzato). In questo caso l’ondata potrebbe essere molto alta come numeri di contagi, ma anche piuttosto rapida nel tempo (vedi Gauteng), e con letalità più bassa delle precedenti ondate”.

Lo scenario intermedio “è che Omicron, nonostante la ridotta letalità, alla fine causi comunque una mortalità assoluta importante nei soggetti non vaccinati o non altrimenti immuni, soprattutto se anziani o affetti da comorbidità, semplicemente come conseguenza del gran numero di infezioni”.

Lo scenario peggiore, conclude, “è che Omicron faccia ‘marcia indietro’ sulle tre mutazioni” a noi favorevoli “e quindi torni ad essere efficace ad infettare il polmone senza perdere la sua aumentata trasmissibilità. La probabilità di questo scenario è piuttosto bassa, anche perché non riesco ad immaginare un motivo per cui tale variante dovrebbe acquisire un chiaro vantaggio evolutivo sulla precedente. Tuttavia questa eventualità non è affatto impossibile, e merita una preparazione adeguata a livello di vaccini”.