Utili e banche centrali renderanno frizzante la ripresa

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L’analisi di Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm

Ad aprile l’attenzione degli investitori si è spostata sui fondamentali societari. Ricordiamo che in questo periodo dell’anno le aziende riportano i propri risultati del primo trimestre: un appuntamento mai atteso come quest’anno con i mercati che aspettavano la conferma dei tanti segnali di un boom economico imminente. I risultati economici delle aziende fanno riferimento al primo trimestre in cui la campagna vaccinale è entrata nel vivo in molte delle geografie più importanti per i mercati finanziari. Le aspettative si erano tarate di conseguenza, dei risultati positivi erano certamente attesi. I risultati per ora sono significativi soprattutto per le società statunitensi. Con tre quarti delle società che hanno già pubblicato i numeri relativi ai primi tre mesi del 2021, la sorpresa è stata decisamente positiva. A livello di utili, è stata superiore al 20%, confermando una piena ripresa delle attività del mondo delle società quotate a stelle e strisce. In particolare, hanno sorpreso molto in positivo i titoli finanziari, i titoli energetici e i grandi distributori, sia online che non. Le prime hanno beneficiato di un contesto economico favorevole sia lato trading, con molti volumi, fusioni e acquisizioni e quotazioni, sia lato bancario, con la pendenza delle curve dei tassi in risalita a spingere la marginalità delle banche (quando i tassi di lungo termine si alzano, evidentemente, chi presta soldi si trova in una posizione di vantaggio). I titoli energetici hanno, invece, cavalcato l’onda del fortissimo rally delle materie prime – mentre la grande distribuzione, sta ancora beneficiando delle grandi manovre fiscali espansive del governo degli Stati Uniti che hanno permesso, a fronte di un notevole incremento della disoccupazione, di aumentare le risorse nelle tasche dei consumatori americani. In Europa è ancora presto per un bilancio. Tuttavia, anche da questa parte dell’Oceano i risultati parlano chiaro: utili e ricavi ben oltre le aspettative e con crescita a doppia cifra. Ricordiamo che in Europa la pandemia aveva colpito prima che negli Stati Uniti e, pertanto, i numeri relativi a questo trimestre sono ancora di più distorti al rialzo se paragonati a quelli dello scorso anno. Siamo ancora sotto i livelli pre Covid, ma gli analisti si aspettano che per fine anno i numeri superino i numeri di fine 2019.

GENERAL MARKET UPDATE

Con il rinnovato focus sui fondamentali societari non stupisce che tra fine marzo e aprile abbiamo assistito ad alcune interessanti rotazioni sia all’interno del comparto azionario sia su tutte le asset class. I titoli growth a più alta capitalizzazione hanno sovraperformato in maniera rilevante il resto dei settori, invertendo di netto la tendenza vista nei mesi precedenti. I titoli value, a bassa capitalizzazione e ad alto dividendo, grandi protagonisti del primo trimestre, hanno sottoperformato i titoli tecnologici e digitali che, come dicevamo prima, hanno beneficiato di una stagione degli utili ancora una volta strabiliante, confermando la capacità non solo di mantenere i margini guadagnati durante il lockdown, ma addirittura di espandersi. Interessante notare che questa rotazione abbia coinciso con un cambiamento delle dinamiche all’interno del mondo governativo, dove la risalita dei tassi in US si è fermata e gli strumenti a più lunga duration hanno sovraperformato. In Europa, invece, i tassi hanno continuato a salire leggermente. Con i numeri di maggio sull’inflazione più forti delle attese invece, il comparto value ha ripreso a sovraperformare. Dal punto di vista dei dati economici, i numeri visti ad aprile hanno confermato che la ripresa è ancora in atto. Il mercato del lavoro e i consumi negli Stati Uniti continuano a mostrare numeri positivi e, anche in Europa, nonostante la campagna vaccinale più incerta, i numeri segnalano ancora un contesto economico in espansione. I portafogli in questo contesto hanno continuato a performare positivamente, trainati dall’azionario dei paesi sviluppati. Hanno pesato, invece, la duration europea e l’azionario paesi emergenti.

CENTRAL BANK

Ovviamente il clima di grande euforia economica ha creato anche delle preoccupazioni per quanto riguarda la crescita dei prezzi: data la salute dell’economia americana qualcuno aveva ipotizzato che la FED potesse già iniziare a programmare il cosiddetto “tapering” per la seconda metà di quest’anno, ma le parole del Governatore hanno smentito questa ipotesi e hanno confermato la linea espansiva che ha caratterizzato l’ultimo anno. La Federal Reserve ha lasciato i tassi di interesse vicini allo zero e ha ribadito che manterrà costante il ritmo degli acquisti di bond. Alle domande dei giornalisti sulle prospettive dell’inflazione, il presidente della Fed ha risposto che considera improbabile un aumento persistente dell’inflazione prima che il mercato del lavoro mostri una ripresa significativa. Ribadendo che, alla luce del cambio di politica adottato l’anno scorso, la Fed attenderà che l’inflazione superi il target del 2% per un periodo prolungato di tempo prima di frenare la sua politica monetaria espansiva. Certamente, come ha anche concesso tra le righe Powell, ammettendo il sostanziale miglioramento dell’economia, il tapering sembra oggi un po’ più vicino di come era qualche mese fa, ma per il momento non lo vediamo come un rischio imminente per l’azionario.

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