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La ridenominazione stessa del brand rimanda alle origini settecentesche – secolo di grande impulso per la porcellana in Europa – quando il marchese Carlo Ginori avvia nella tenuta di famiglia la futura Manifattura di Doccia. Nello stesso periodo le importazioni di cioccolata, caffè e tè introducono rituali inediti nei salotti. Come scrive il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, nel catalogo della mostra Fragili tesori dei principi. Le vie della porcellana tra Vienna e Firenze (che si è tenuta al museo fiorentino nel 2018), le “esotiche” bevande rendono necessaria “la creazione di nuovi oggetti e di vasellame, che possiamo immaginarci tintinnare e splendere nel Kaffeehaus fatto erigere apposta a Boboli […]: è una costruzione di mattoni e calce, ma da lontano sembra una fantasia in porcellana di Doccia, quasi una chicchera gigante, con una cupoletta per coperchio”.

I piatti della collezione Oriente Italiano, nella versione citrino, disegnati da Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci. Solo i pezzi perfetti proseguono nel loro viaggio. Foto: Courtesy Ginori 1735.

Jody Mattioli

Oggi sono circa 240, tra artigiani e artisti, a lavorare alla manifattura di Sesto, dove, dice uno di loro: «Un’atmosfera così speciale pensi che non possa esistere ai nostri giorni, invece esiste». In un open space al primo piano si modellano come si faceva una volta le forme per gli stampi, tra scaffali ricolmi di statuaria antica e bassorilievi che tappezzano le pareti. «Da alcune di queste sculture sono stati tratti i volti degli otto personaggi della collezione home fragrance LCDC disegnata da Luca Nichetto» – racconta Annalisa Tani, brand e product director di Ginori 1735 – per la quale il designer di origini veneziane ha fantasticato sui protagonisti dell’entourage che animava la corte di Caterina De’ Medici. Al piano di sotto, facendo colare un blend di caolino, feldspato e quarzo nello stampo, si ottengono i figurini che verranno poi immersi nel colore, secondo una particolare inclinazione, da mani espertissime, prima di proseguire la loro strada verso i forni. È un matrimonio perfettamente riuscito di tecnologia e fatto a mano. Non meno immaginifica e ricercata la collezione di Luke Edward Hall, Il Viaggio di Nettuno: per ottenere la sua squisita palette è stata necessaria una paziente messa a punto. «Possiamo esplorare territori dove non si spinge nessuno grazie alle lavorazioni che si svolgono in-house dall’inizio alla fine», puntualizza Tani. Le nuove collaborazioni inglobano contributi estetici variegati, destinati a pubblici diversi. La collezione in serie limitata realizzata con Virgil Abloh lo stilista e creativo prediletto dalla Gen Z prematuramente scomparso a novembre – ne è un esempio.

I motivi chinoiserie sui piatti della collezione Oriente Italiano sono applicati con la tecnica della decalcomania nel reparto dedicato alla decorazione. Foto: Courtesy Ginori 1735.

Sebbene cambino i gusti e gli stili di vita, la domanda di porcellana di qualità è destinata a crescere. Limitarla serve a mantenere il desiderio ma anche, soprattutto, a dare il tempo a una produzione che richiede tempo. La decorazione – che consiste in decal, colore spray, filettatura e pittoria – è l’ultimo step di questa meticolosa produzione; la fase più contemplativa. Sono indispensabili grande calma, precisione e maestria.

E c’è infine bisogno di un occhio veramente capace di cogliere la bellezza per poter apprezzare queste qualità fino in fondo. 

Uno dei pezzi più iconici di Ginori 1735: il vaso ad orcino di Gio Ponti, Prospettica, tra le mani di un’artigiana. La trasmissione del savoir-faire prosegue qui, di generazione in generazione, da quasi 300 anni. Foto: Courtesy Ginori 1735.

Stefano Arnaboldi