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Un funerale sta causando violente proteste in Irlanda del Nord

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Da ormai oltre una settimana, e soprattutto di notte, in diverse città dell’Irlanda del Nord vanno avanti violente proteste contro la polizia, in cui sono stati feriti almeno 41 agenti. Finora ci sono stati 10 arresti, tra i quali ci sono anche dei minori, un 13enne e un 14enne. Dopo l’ennesima notte di scontri a Belfast, la capitale, il governo ha convocato per giovedì mattina una riunione d’urgenza.

Le ragioni dei violenti disordini e delle proteste sono piuttosto complesse. Alla base, comunque, ci sono le tensioni tra i due principali partiti nordirlandesi, che sono anche i due partiti al governo. Queste nell’ultimo periodo sono peggiorate per gli sviluppi dalla Brexit, che ha in parte allontanato l’Irlanda del Nord dal resto del Regno Unito.

Inizialmente a cominciare le proteste erano stati gli unionisti (o lealisti), cioè i favorevoli alla permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito, per la maggior parte protestanti. Secondo i media locali, il motivo più immediato che ha fatto scatenare la rivolta sarebbe stata la recente decisione del capo della polizia, Simon Byrne, di non perseguire le circa duemila persone che a giugno del 2020 avevano partecipato a un funerale, infrangendo molte delle restrizioni in vigore per contenere il coronavirus. Il funerale era quello di Bobby Storey, un importante ex membro dell’IRA, organizzazione militare non più attiva che lottava contro la permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito.

Al funerale avevano partecipato anche 24 membri del Sinn Féin, il partito nazionalista nordirlandese che vorrebbe l’indipendenza dal Regno Unito, di cui lo stesso Storey fece parte. Sinn Féin è al governo con il Partito Democratico Unionista (DUP), che ha idee opposte sul rapporto dell’Irlanda del Nord con il Regno Unito. Tra chi era andato al funerale c’era anche Michelle O’Neill, la vice prima ministra del paese, del Sinn Féin. La decisione di non perseguire chi aveva partecipato al funerale è stata criticata duramente anche dalla prima ministra nordirlandese, Arlene Foster, del DUP, che ha chiesto le dimissioni del capo della polizia.

Durante le proteste gli unionisti rivoltosi hanno attaccato la polizia con pietre, bottiglie, petardi e molotov, ma anche incendiato automobili e più in generale provocato vari disordini. Oltre alla capitale, le città in cui si sono verificati i maggiori scontri sono state Londonderry, nella zona nordorientale del paese, e altri centri nella zona di Antrim, 25 chilometri a nordest di Belfast. Mercoledì notte a Belfast è stato dirottato un autobus, che è stato in seguito incendiato.

This is not protest. This is vandalism and attempted murder. These actions do not represent unionism or loyalism. They are an embarrassment to Northern Ireland and only serve to take the focus off the real law breakers in Sinn Fein.

My thoughts are with the bus driver. https://t.co/2JRcOb6s8C

— Arlene Foster #WeWillMeetAgain (@DUPleader) April 7, 2021

La prima ministra Foster ha detto che le azioni di chi protesta non rappresentano unionismo e lealismo, e distolgono l’attenzione da chi ha realmente infranto la legge, cioè i membri di Sinn Féin che avevano partecipato al funerale di Storey.

Secondo i media britannici e gli esperti della situazione nordirlandese, però, i motivi meno evidenti della protesta sarebbero da attribuire alle conseguenze di Brexit. Il legame tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito si è infatti molto indebolito dal primo gennaio 2021, quando l’uscita dall’Unione Europea è stata completa. La causa è soprattutto del compromesso trovato nel 2019 da Boris Johnson, che risolse lo stallo nei negoziati accettando che l’Irlanda del Nord rimanesse sia nel mercato comune europeo sia nell’unione doganale.

Se non si fosse agito in questo modo, sarebbe stata necessaria una barriera fisica tra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord. In questo modo però secondo gli unionisti è nata invece una barriera commerciale con il resto del Regno Unito: gli ostacoli burocratici sono notevolmente aumentati, provocando tra le altre cose una penuria di prodotti alimentari nei supermercati. Le aziende nordirlandesi hanno capito presto di essere costrette a rafforzare i propri legami commerciali con quelle irlandesi e del resto dell’Unione. Gli unionisti temono quindi di allontanarsi progressivamente dal Regno Unito e di avvicinarsi all’Irlanda.

– Leggi anche: Agli unionisti nordirlandesi non va più bene un pezzo dell’accordo su Brexit

Anche per questo nei giorni più recenti le proteste si sono trasformate in scontri tra gli unionisti e i nazionalisti, cioè i cattolici sostenitori della riunificazione dell’Irlanda. A Belfast, dove i quartieri protestanti e cattolici sono divisi da barriere in metallo, cemento e filo spinato chiamate “Peace Wall” o “Peace Lines”, i due gruppi hanno cominciato a tirarsi molotov da una parte all’altra delle barriere, che sono state incendiate e in certi casi aperte. La polizia è stata costretta a chiudere molte strade per tenere lontani i gruppi rivali.

Automobili incendiate bruciano vicino al “Peace Wall” di Lanark Way, nella zona occidentale di Belfast (AP Photo/Peter Morrison)

La grande partecipazione alle proteste da parte dei giovani, meno coinvolti nelle storiche divisioni tra unionisti e nazionalisti, o tra cattolici e protestanti, ha fatto sospettare la polizia che gli attacchi siano stati orchestrati e incoraggiati da gruppi paramilitari lealisti, e sono in corso indagini al riguardo. Le reciproche accuse tra i due partiti al governo però stanno contribuendo ad aumentare la tensione fra le parti.

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