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Tutti gli affari che si aspettano Juve, Inter e Milan dalla Superlega di calcio

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Come cambierebbe il business delle maggiori società di calcio con il progetto di Super League

L’incubo dei tifosi di un calcio romantico si è avverato. Il primo a parlare di Super League, una competizione che includesse solo la crema del calcio europeo, fu Silvio Berlusconi sul finire degli anni ’80. L’ipotesi è stata ripresa e proposta a più riprese da Adriano Galliani in qualità di amministratore delegato del Milan più vittorioso di sempre. Oggi, dopo un anno di pandemia e di crollo degli introiti per le squadre europee, la Super League diventa realtà. 

Le squadre della Super League 

Faranno parte della Super League le 15 squadre più blasonate del panorama europeo. I club fondatori al momento sono 12: Inter, Juventus e Milan dalla Serie A, Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid dalla Liga e Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham dalla Premier League. Il comunicato diramato dalla Superlega lascia intendere che altri tre club saranno inseriti nel gruppo dei fondatori: PSG, Bayern Monaco e Borussia Dortmund. Questi ultimi avrebbero ricevuto un formale invito a farne parte ma non avrebbero ancora dato risposta. 

Come funzionerà la Super League 

I club hanno concordato di partecipare alla Super League con un progetto di lungo termine. In ogni stagione sportiva ai 15 club fondatori si aggiungeranno altri club secondo un processo di ammissione, per un totale di 20 club. I club fondatori continueranno a partecipare alle competizioni nazionali e, fino all’avvio effettivo della Super League, anche alle competizioni europee alle quali hanno titolo di accedere.

La JP Morgan finanzierà la Super League 

Secondo quanto scrive il New York Times la famiglia Agnelli, il presidente del Real Madrid Florentino Perez e la famiglia Glazer proprietaria dello United, sarebbero i fautori del progetto. La Super League sarà organizzata e gestita da un’apposita società partecipata da ciascun club in egual misura. L’accordo impegna ciascun club a sottoscrivere una quota del capitale sociale della società, con un investimento iniziale di 2 milioni di euro. La fiche per entrare nel club dell’Olimpo del calcio può arrivare a 8 milioni di euro. Una volta che la Super League avrà visto la luce, e che i diritti televisivi saranno commercializzati, i club fondatori riceveranno un contributo pari circa a 3,5 miliardi di euro, erogato in un’unica soluzione. A metterci i soldi sarà, secondo quanto si apprende dalle prime indiscrezioni, la JP Morgan, la maggiore banca statunitense, insieme a altri gruppi finanziari potenzialmente interessati a entrare come partner nell’architettura societaria della nuova Super League. Questa somma sarà divisa tra i club fondatori in base al numero definitivo di club fondatori e sarà resa disponibile attraverso strumenti di finanziamento assicurati da istituzioni finanziarie internazionali. 

Le ragioni economiche dietro la Super League 

La nota diffusa dai club per spiegare l’idea di creare al Super Lega imputa parte della decisione alla pandemia che sta funestando il pianeta dallo scorso anno. “La pandemia – si legge nella nota – ha evidenziato la necessità di una visione strategica e di un approccio sostenibile dal punto di vista commerciale per accrescere valore e sostegno a beneficio dell’intera piramide calcistica europea”. I club lavorano da mesi a questa iniziativa in un dialogo continuo con “gli stakeholders del calcio riguardo al futuro formato delle competizioni europee”. Tuttavia questi confronti non avrebbero, per i club fondatori della Superlega, condotto a soluzioni soddisfacenti. Poiché resta forte la “necessità di offrire partite di migliore qualità e risorse finanziarie aggiuntive per l’intera piramide calcistica”. Il giro di affari della Super Lega, che si stima in circa 4 miliardi di euro, permetterà, secondo quanto scritto nella nota, di offrire un “supporto al calcio europeo tramite un impegno di lungo termine a versare dei contributi di solidarietà senza tetto massimo, che cresceranno in linea con i ricavi della lega”. 

La reazione della UEFA 

Furente la reazione della UEFA che aveva provato fino all’ultimo a scongiurare la secessione. Se da un lato della barricata ci sono i più importanti club europei che non vogliono spartire l’enorme torta da 4 miliardi di euro fra diritti tv e sponsor, dall’altra, come scrive Repubblica, “ci sono i due altrettanto potenti organi di governo del calcio europeo e mondiale, Uefa e Fifa, che difendono l’esistenza di coppe internazionali e campionati nazionali nell’attuale veste”. Per questo la Uefa e la Fifa hanno minacciato ripercussioni gravissime per i club e i giocatori della Super League: esclusione dalle competizioni europee, esclusione dalle competizioni nazionali e esclusione dei giocatori delle squadre della Super League da Mondiali e Europei. Non è una coincidenza, secondo Repubblica, che la guerra sia esplosa alla vigilia dell’annuncio dell’Uefa della nuova formula della Champions League: il formato prevede 36 squadre dal 2024, con 100 partite e 4 posti in più, ma al momento senza la new company che dovrebbe gestire i diritti tv.

La reazione delle istituzioni europee 

La Commissione europea prende le distanze dall’operazione Superlega. “Dobbiamo difendere un modello di sport europeo basato sui valori, sulla diversita’ e sull’inclusione – scrive su Twitter vicepresidente Margaritis Schinas -. Non c’è spazio per riservarlo ai pochi club ricchi e potenti che vogliono legami stretti con tutto ciò che le associazioni rappresentano: campionati nazionali, promozione e retrocessione e sostegno al calcio dilettantistico di base”.

La reazione della politica italiana 

È bipartisan il no all’ipotesi della Super League. A partire da Palazzo Chigi: Superlega calcio? “Il governo sostiene con determinazione le posizioni delle autorità calcistiche italiane ed europee per preservare le competizioni nazionali, i valori meritocratici e la funzione sociale dello sport”, dice Mario Draghi. “Sbagliata e decisamente intempestiva – scrive il segretario del Pd Enrico Letta su Twitter -.In Europa il modello Nba non può funzionare. Nel calcio e nello sport la forza sta nella diffusione, non nella concentrazione. E nelle belle storie tipo Atalanta, Ajax, Leicester”. Contrario anche il leader del centrodestra Matteo Salvini (milanista come Enrico Letta).  “Sono contrario – ha detto Salvini, intervenedo a Un giorno da pecora su Rai Radio1 -. È evidente che serva un cambiamento ma non in questi modi e in questi termini. Va messo un tetto anche agli stipendi dell’impiego privato del gioco del pallone”. Ancora più pesante il commento di Giorgia Meloni. “La nuova Super League è la deriva da tempo avviata alle nostre società applicata al mondo del calcio – dice – scavalcare la rappresentanza dal basso e imporre dall’alto l’istituzione di una oligarchia. Che non esista più il calcio di una volta purtroppo è evidente, così come il business che gira intorno a questa disciplina ma almeno finora il merito sportivo era un punto di partenza, non un dettaglio. E non si distrugge il merito in nome dei profitti”.

Johnson e Macron contrari alla Super Lega 

Apramente contrari anche il presidente della Francia Emmanuel Macron e il premier britannico Boris Johnson. Il comunicato ufficiale dell’Eliseo afferma che il presidente “sostiene la posizione dei club francesi, che si sono rifiutati di partecipare al progetto” che “mette a repentaglio il principio di solidarietà e di meritocrazia nello sport”. Sulla stessa linea d’onda Boris Johnson, che su Twitter ha scritto che “il piano per una Superlega europea danneggerebbe il calcio. Questi piani colpirebbero al cuore i campionati nazionali e preoccuperanno i tifosi in tutto il Paese. I club coinvolti devono rispondere ai loro fan, e a tutta la comunità del calcio, prima di compiere ulteriori passi”. 

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