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Il generale Castellano, incaricato di iniziare le trattative politiche con gli alleati per negoziare un armistizio, in realtà riuscì ad ottenere soltanto il permesso, in fondo innegabile, di capitolare.

Mentre la maggior parte dei sospetti di gestire la trattativa ricadevano su Dino Grandi, Castellano era volato a Lisbona per tramite dell’ambasciata italiana in Spagna ed aveva iniziato a trattare la resa. Nel frattempo Badoglio continuava a rassicurare i tedeschi per tramite di Rudolf Rahn, plenipotenziario tedesco in Italia, che avrebbe mantenuto la parola data, continuando la guerra a fianco degli alleati . Stessa garanzia che l’inviato del Führer in Italia ottenne anche da Vittorio Emanuele III, il giorno stesso in cui Castellano, 3 settembre, firmava l’armistizio corto a Cassibile.

La strategia sbagliata italiana

Sostanzialmente l’Italia avrebbe dovuto cessare immediatamente le ostilità, negando qualsiasi aiuto contro le nazioni unite alla Germania e liberando i prigionieri alleati. Dovendo ottemperare all’immediata consegna della flotta e degli aeromobili, con la possibilità per gli anglo americani di sequestrare le navi mercantili necessarie al loro sforzo bellico.

Poi si garantiva la possibilità di utilizzare gli aeroporti italiani, i porti: “Senza tener conto dello sviluppo dell’evacuazione del territorio italiano da parte delle forze tedesche. Questi porti navali e aeroporti dovranno essere protetti dalle Forze Armate italiane finché questo”. Una misura già militarmente ostile verso i tedeschi.

Altri passaggi del documento erano particolarmente forti. Il fatto che le altre condizioni di carattere politico, economico e finanziario, che l’Italia avrebbe dovuto impegnarsi ad subire, sarebbero state comunicate successivamente. Praticamente si accettavano senza conoscerle preventivamente. Ma questo era dovuto alle divisioni tra gli alleati dove gli inglesi avevano verso l’Italia un atteggiamento nettamente più punitivo rispetto a quello degli americani. In conclusione il testo ufficiale sarebbe stato solo quello in inglese.

Sicuramente si era ottenuto molto poco dal punto di vista politico. E sarebbe stato difficile il contrario.

Dino Grandi sarebbe stato, per i suoi trascorsi di diplomatico ed ottimo conoscitore del mondo anglosassone, un mediatore migliore. Castellano era un militare privo di qualsiasi esperienza politica.

I tedeschi, che in un certo senso subivano un cambiamento di fronte dell’alleato, non si erano comunque mai veramente fidati dell’Italia di Badoglio. Ed avevano continuato un celato ma costante afflusso di divisioni in Italia prevedendo le intenzioni italiane.

L’armistizio lungo

Meno di un mese dopo ci sarebbe stato un altro armistizio: quello lungo. Era necessario tenere in piedi l’esercito ed il sistema paese. Questo perché l’Italia potesse continuare ad aspirare di attenuare la propria situazione davanti alla storia, ed ai vincitori.

La Francia sconfitta riuscì comunque a mantenere una struttura statuale in grado di limitare i danni di un’occupazione diretta. Il maresciallo Pétain non fu capace di impedire, sarebbe stato in un certo senso l’impossibile, ai tedeschi di tiranneggiare sul territorio occupato. Riuscì in parte, con l’amministrazione diretta, a mitigare gli effetti dell’ occupazione militare. Stessa cosa fece il generale De Gaulle, facendo ovviamente tutt’altra scelta di campo. Preservando sia una parte effettiva di sovranità coloniale (quindi un territorio libero) che delle unità militari. Riuscì comunque ad accreditarsi come un alleato ed a trasformare una nazione invasa in un paese formalmente sovrano e belligerante.

Il successo francese fu questo. I suoi capi militari riuscirono a trasformarla da sconfitta e da stato occupato ad un paese che, con anni di gloriosa resistenza riuscì a sedere al tavolo dei vincitori.

È vero che parte dei francesi collaborò con Hitler, solo ed esclusivamente dopo essere stati occupati. Così come il nostro paese aveva scelto preventivamente l’alleanza, avendo una posizione molto più difficile.

Ma la Francia venne salvata soprattutto dal comportamento dei suoi capi di estrema difesa nazionale. Il Re e Badoglio non furono così determinati.

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