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Redazione
11 febbraio 2021 06:32

Il ministero della Transizione Ecologica che Mario Draghi ha promesso a Beppe Grillo gestirà circa un terzo del Recovery Fund, pari a 70 miliardi di investimenti. Ma in pole position per guidarlo, nonostante le indiscrezioni di ieri, non c’è un membro del MoVimento 5 Stelle ma Enrico Giovannini, ex presidente dell’Istat e portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. 

Transizione ecologica: un ministero da 70 miliardi nel patto tra Grillo e Draghi

Nel Piano Nazionale per la Ripresa sono stanziati 5,9 miliardi per l’economia circolare, 17,5 miliardi per la transizione energetica e la mobilità sostenibile, 29,2 miliardi per l’efficienza energetica e 14,8 miliardi per la tutela del territorio oltre i 2,4 miliardi di React-Eu: il totale fa 69,8 e secondo le intenzioni del M5s l’intero ministero dovrebbe assorbire le competenze di quello dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e dei Trasporti. A fine 2019 il MoVimento 5 Stelle aveva presentato un emendamento per modificare il nome del ministero dell’Ambiente ma all’epoca fu Giuseppe Conte ad opporsi alla modifica. Ora la prospettiva cambia: “Il progetto – ha dichiarato su Facebook il ministro degli Esteri uscente Luigi Di Maio – punta infatti a sostenere l’ambiente, come il M5S ha sempre fatto, e ad integrare la difesa della nostra terra con le opportunità di sviluppo e di crescita economica”. 

L’idea fu lanciata già in occasione delle elezioni politiche del 2018 dal Wwf, che ne fece oggetto di una petizione e trovò pressoché tutti i partiti d’accordo: Forza Italia, Insieme, Lega, Liberi e Uguali, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico. “Chiediamo nei primi 100 giorni di Governo l’avvio di una riforma del ministero dell’Ambiente”, scriveva il Wwf, “l’Italia ha bisogno di un ministero dell’Ecologia e della Sostenibilità che guidi quel processo di Transizione che ci indica il mondo scientifico, l’ONU e l’UE”. Un ministero “con delle forti competenze in campo ambientale, che sia in grado di determinare strategie valide per la sostenibilita’ dello sviluppo” e che “sappia agire con autorevolezza e concretezza sulle politiche internazionali europee e mondiali indirizzando l’utilizzo delle risorse a disposizione per accelerare la conversione ecologica italiana”. Proprio la presidente Donatella Bianchi ieri ha annunciato l’ok di Draghi al ministero della Transizione Ecologica. 

Ma il dipartimento della Transizione Ecologica esiste già… ed è guidato da un Grillo

Intanto l’agenzia di stampa Ansa fa notare che nel governo c’è già un dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi, opera all’interno del ministero per l’Ambiente ed è guidato da un Grillo. Ma non è Beppe. Si tratta di Mariano Grillo, capo del dipartimento che appunto, come si legge sul sito, “cura le competenze del Ministero in materia di economia circolare, contrasto ai cambiamenti climatici, efficientemente energetico, miglioramento della qualità dell’aria e sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale ambientale, valutazione e autorizzazione ambientale e di risanamento ambientale”. Il dipartimento, denominato come il nuovo ministero previsto nel futuro esecutivo Draghi e auspicato dal fondatore del M5S Beppe Grillo, è articolato in quattro direzioni generali: una per l’economia circolare (ECi), una per il clima, l’energia e l’aria (CLEA), una per la crescita sostenibile e la qualità dello sviluppo (CreSS) e infine quella per il risanamento ambientale

E c’è anche da segnalare che una delle esperienze recenti ricordate da Beppe per segnalare la necessità di un ministero della Transizione Ecologica non sta andando, per ora, in maniera esaltante. In Francia, uno dei paesi citati nel post sul suo blog insieme a Spagna, Costarica e Svizzera, il ministero dell’Ecologia ha cambiato nome con il primo governo Macron ed era stato affidato a Nicolas Hulot, animatore televisivo ed attivista verde. Nel novembre 2018 però Hulot si è dimesso accusando la politica francese di averlo lasciato solo e dopo la sua marcia indietro sulle lobby: “Ci ostiniamo a portare avanti un modello economico responsabile di tutti i disordini climatici. Macron non ha capito che la causa di tutto è il capitalismo”. Al suo posto è arrivata Barbara Pompili ma la delega all’economia sostenibile è andata al Tesoro. 

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