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Sulle orme di Alcatraz: il carcere di Santo Stefano diventa un’attrazione turistica

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Chi non ha mai sentito parlare di Alcatraz, la famosa prigione californiana oggi diventata una frequentata attrazione turistica al largo della costa di San Francisco? L’Italia sta pensando di creare la propria “Alcatraz” nella piccola isola vulcanica di Santo Stefano, nell’arcipelago delle Isole Ponziane al largo della costa tra Lazio e Campania.

A circa un miglio a est di Ventotene, ha forma circolare, un’estensione di circa 27 ettari e le ripide scogliere ne hanno sempre reso difficile l’approdo che è possibile soltanto in 4 punti a seconda dei venti. Disabitata, su di essa spicca un’unica costruzione, quella del carcere con 99 celle, voluto da Ferdinando IV nel periodo borbonico (1794-95) e in uso fino al 1965.

L’obiettivo ora è quello di trasformare un “luogo di reclusione” in un’attrazione culturale e turistica che celebri i valori dell’Europa e del Mediterraneo offrendo un’esperienza coinvolgente a partire dalla traversata in mare da Ventotene.

La metamofosi dell’isola prevede la creazione di un museo che racconterà la storia del carcere e delle persone coinvolte con focus sulla documentazione tra fotografie, biografie dei detenuti e vita quotidiana, una storia che gli organizzatori intendono come un “qualcosa in più” di una semplice commemorazione.

Infatti, Santo Stefano diverrà un hub per discutere di questioni chiave a livello accademico come i diritti umani, la libertà di parola, le politiche verdi, il dialogo mediterraneo e la cittadinanza europea.

Prevista anche un’area dedicata alla storia di Ventotene e dell’Europa e la riqualificazione del giardino nell’ottica di un rinnovato rapporto tra architettura e natura nel rispetto della biodiversità del Mediterraneo.

Entro il 2025 il panificio dove i detenuti preparavano il pane diverrà un bellissimo giardino terrazzato per aperitivi serali con splendida vista sull’isola di Ischia e sul Vesuvio.

Ma non è tutto. L’isola di Santo Stefano ospiterà anche residenze artistiche, spazi per laboratori, ostelli per gli studenti e servizi di ristorazione. Una trasformazione capace di recuperare un tassello importante del territorio e della storia e di renderlo grande polo di attrazione senza dimenticare il suo passato. Una sfida notevole: non c’è luce né acqua corrente, non vi sono attracchi e l’approdo, in caso di mare mosso, non è fattibile neanche in canoa.

L’augurio è quello di assistere al più presto alla nuova vita dell’isola.

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