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Sono ancora troppi i conflitti armati che insanguinano il nostro Pianeta. Guerre che scoppiano tra paesi in conflitto che tendono a voler prevaricare gli uni sugli altri in nome delle ragioni più diverse. Nella maggior parte dei casi, i cosiddettiI nemici hanno un nome e un volto e si conosce la parte contro cui si combatte.

Ci sono però anche delle guerre cosiddette ‘ibride’, dove vi sono parti coinvolte nel conflitto armato che non si palesano, ma agiscono nell’ombra, per perseguire, in maniera occulta, degli obiettivi d’interesse nazionale.

È il caso della Russia di Vladimir Putin che, secondo un recente rapporto del Centro studi strategici e internazionali (Csis) impiegando delle compagnie di mercenari, combatterebbe delle guerre ‘occulte’ per «realizzare degli obiettivi politici e promuovere gli interessi di sicurezza nazionale russi nel mondo senza intervenire direttamente».

Mercenari in incognito



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Un summit di veterani a Mosca nel 2018, per chiedere alla Corte criminale internazionale che si indaghi sull’impiego di mercenari russi in diversi Paesi.

Si stima che ci siano mercenari russi in almeno 30 Paesi in conflitto nei 4 continenti e, nonostante le iniziative mercenarie siano illegali secondo la Costituzione russa, tali gruppi sono diventati, nel tempo, una componente essenziale per il rafforzamento di obiettivi strategici del Cremlino.

Il loro intervento in determinati scenari di guerra, infatti, è finalizzata a estendere l’ambito d’influenza russa nel mondo senza, però, che il governo di Mosca compaia ufficialmente come parte in causa. Secondo gli autori del rapporto Csis, la presenza di compagnie di mercenari russi altera gli equilibri di potere in certi conflitti «pur mantenendo un plausibile grado di negazione da parte del Cremlino».

Sempre secondo tale rapporto, le società mercenarie, così come le società che si occupano di energia, sicurezza e logistica, offrono al governo russo «un modo per espandere la sua influenza commerciale ed economica nei paesi in via di sviluppo e costruire flussi di reddito, in particolare tramite petrolio, gas ed estrazioni di minerali, riducendo così le sanzioni che potrebbero essere applicate».

Il loro compito principale sarebbe quello di addestrare e fornire un adeguato equipaggiamento alle forze di sicurezza, o alla milizia locale, del Paese in cui si recano. Può inoltre capitare che si impegnino a proteggere le autorità locali, divenendo una sorta di guardia del corpo dei presidenti, così come successo nella Repubblica Centrafricana.

Altri compiti di rilievo sono quelli che li vedono impegnati nel reclutamento di risorse umane per le forze di sicurezza del Paese ospitante, oltre che lo svolgimento di azioni di sabotaggio o di intelligence. I mercenari vengono anche utilizzati per proteggere le infrastrutture energetiche o i siti minerari, di massima importanza anche per le società russe. I media russi, molto spesso appartenenti agli stessi  proprietari delle società energetiche, diffondono dei messaggi di sostegno e promozione delle attività russe compiute in questi Paesi.

Loro sono il Gruppo Wagner



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Manovre russe nell’Ossezia Settentrionale, in una foto del 2012.

Uno delle più importanti compagnie militari private è il cosiddetto ‘Gruppo Wagner’, in russo Chvk Vagner o Vagnera, che ha preso parte a diversi conflitti tra cui la guerra siriana e la guerra del Donbass in Ucraina, a sostegno delle forze separatiste della autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk.

Sono altresì intervenute in Libia e nella Repubblica Centroafricana a sostegno del presidente Faustin-Archange Touadéra. La compagnia sarebbe di proprietà di Evgenij Prigozin, un imprenditore che ha strettissimi legami con Vladimir Putin, e che viene definito lo ‘chef di Putin’ per via dei suoi ristoranti che hanno ospitato diverse cene del Presidente russo con dignitari stranieri. Progozin, inoltre, è accusato di aver voluto influenzare, tramite società di sua proprietà, le elezioni americane del 2016 e quelle di medio termine del 2018.

Il suo fondatore sembra sia stato Dmitrij Valer’evič Utkin, nato nel 1970 nell’allora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Tenente colonnello presso una unità delle forze speciali della Direzione principale dell’Intelligence russa, Gru, Utkin ha lavorato, dopo il suo ritiro dalla vita militare nel 2013, nella società privata Moran Security Group, fondata da veterani russi e protagonista di azioni ad alto rischio come il recupero di navi dirottate dai pirati nell’Oceano Indiano o in servizi di scorta in Iraq, Kenya, Nigeria e Repubblica Centrafricana. Come riportato da Radio Free Europe, dalla Moran si è poi distaccato, nel 2013, un gruppo di ex militari russi che formarono la Slavonic Corp, che iniziò da subito a reclutare del personale per proteggere i giacimenti petroliferi e oleodotti in Siria.



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Soldati e cittadini armati filorussi a Luganks, Ucraina.

Il Gruppo Wagner, invece, fece la sua comparsa, per la prima volta al seguito di Utkin nel 2014, in Ucraina, nella regione di Lugansk, capitale dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Luhans’k. Proprio nel febbraio di quell’anno, infatti, era scoppiato il conflitto russo-ucraino incentrato sullo status della Crimea e del Donbass, regioni appartenenti all’Ucraina ma rivendicate dalla Federazione Russa. Il nome, ispirato dal celebre compositore tedesco Richard Wagner, venne scelto da Utkin per celebrare la propria passione per il Terzo Reich.

I mercenari che ne fanno parte, sono militari russi in pensione di età compresa tra i 35 ed i 55 anni, i quali devono firmare un accordo di riservatezza di 10 anni la cui violazione comporta la risoluzione immediata del contratto senza il pagamento di alcuna commissione.

La paga si aggira intorno agli 80-100 mila rubli al mese (sono fra i 1’000 e i 1’200 fr. svizzeri), ma una fonte non ufficiale ha affermato che lo stipendio può arrivare anche a 300 mila rubli (poco meno di 4’000). L’organizzazione sarebbe stata registrata ufficialmente in Argentina e avrebbe uffici sia a San Pietroburgo che a Hong Kong, oltre che in numerosi Paesi africani tra cui Lesotho, Botswana e Swaziland. I suoi membri sarebbero formati presso una struttura del Ministero della Difesa russa vicino al villaggio di Molkino, nel territorio di Krasnodar, nella Russia meridionale.

 Tutto parte dall’Ucraina



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Una trincea nel Donbass, in Ucraina.

Come detto, l’Ucraina è stato il primo paese in cui hanno fatto la loro comparsa i mercenari russi anche se, nel marzo 2014, erano già presenti in Crimea quando la penisola, ceduta nel 1954 alla Repubblica socialista Sovietica d’Ucraina, ritornò sotto il controllo russo. Si stima che al culmine del conflitto nel Donbass, tra separatisti e forze ucraine, fossero presenti nel Paese tra i 2’500 e i 5’000 mercenari russi, molti dei quali appartenenti al Gruppo Wagner.

Con la loro discesa in campo contro i lealisti ucraini, questi mercenari vennero, in un primo momento, confusi con gli uomini del Gru, il servizio di intelligence militare russo, anche se presto si capì che si trattava di forze volontarie irregolari. Con la perdita d’intensità del conflitto russo-ucraino, tale compagnia venne schierata, nel 2015, in Siria per sostenere il regime di Bashar Al-Assad.

Lo scenario siriano si rivelò particolarmente ostico e il loro intervento fu un fallimento. Malamente equipaggiati e privi di armamenti di fascia alta, i mercenari della Wagner subirono molte battute d’arresto e un notevole numero di morti sul campo.

Il fallito assalto, nel febbraio 2018, del giacimento petrolifero di Conoco, nella regione del Deir-ez-Zor, in mano all’esercito statunitense, segnò un definitivo punto di svolta. In una notte persero la vita oltre 200 miliziani, su un totale di 3.000 volontari schierati in Siria, a causa di un raid aereo dell’Usaf.

Tale carneficina fu causata, presumibilmente, dalla totale mancanza di appoggio aereo e di difesa contraerea, e dal fatto che non ci si fosse coordinati a dovere con il comando russo in Siria.

La Casa Bianca chiese spiegazioni al Cremlino il quale negò di essere stato informato della presenza di mercenari russi sul territorio. Il Gruppo Wagner, così come altri gruppi di mercenari russi, svolsero comunque un ruolo attivo nelle azioni di combattimento dell’esercito siriano andando a proteggere dei siti di forte interesse economico per il Cremlino.

Quel mattatoio chiamato Libia



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La tomba di un mercenario russo, deceduto in Libia, nel suo paese natale.

Nel 2019, la compagnia Wagner venne inviata in Libia per sostenere Khalifa Haftar e all’Esercito Nazionale Libico, contrapposto al governo riconosciuto dalla comunità internazionale. La Russia nutre un forte interesse a riempire lo spazio lasciato vuoto dagli Stati Uniti accreditandosi, insieme alla Turchia, quale Stato guida capace di liberare la Libia dalla spirale di violenza che lo attanaglia. Anche in questo caso, però, il Cremlino ha preso le distanze dalle compagnie di mercenari presenti sul territorio libico, dichiarando che «se ci sono i russi in Libia non rappresentano lo Stato e non sono pagati dalla Russia».

Ed in effetti, almeno formalmente, i mercenari non possono essere definiti come forze militari regolari ufficialmente riconosciute. Rimane il fatto che il Cremlino se ne serva, non solo per motivi economici, ma per promuovere la propria immagine di super potenza a livello mondiale.

Come affermato dall’analista russo Peter Kaznacheev al Moscow Times «qualsiasi cosa abbia a che fare con il Nord Africa ed il Medio oriente è strategico. Prendersi uno spazio in Libia, attraverso Khalifa Haftar o la Noc libica o la produzione di petrolio, può rendere la Russia essenziale in Libia senza doversi sporcare le mani come ha dovuto fare in Siria».



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Un soldato dell’esercito di Haftar sul campo, in Libia.

Di fatto la presenza di mercenari russi in Libia, come detto dal rapporto Csis citato, «ha rafforzato la posizione geostrategica e l’influenza diplomatica russa», rendendo Mosca una pedina cardine nell’opera di risoluzione del conflitto in atto. Anche in Libia, tuttavia, i mercenari della Wagner hanno avuto notevoli difficoltà sul campo dovute anche al fatto che, a differenza della Siria, non vi fosse un esercito regolare russo a cui appoggiarsi.

Nell’agosto di quest’anno, è stata pubblicata dalla Bbc una inchiesta che rivela la reale portata delle operazioni compiute dalla Compagnia Wagner nel Paese nordafricano. Tale inchiesta, nata a seguito del ritrovamento di un tablet Samsung abbandonato sul campo da un combattente, denuncia i crimini di guerra compiuti da tali mercenari e fa chiarezza sul collegamento esistente con le forze armate russe, fino a quel momento sempre negato dal Cremlino.

Il tablet in questione sembra sia stato abbandonato da un anonimo mercenario dopo che il gruppo si era ritirato dalle aree a sud di Tripoli. In esso erano contenute diverse mappe della prima linea che «danno conferma della significativa presenza della Wagner, circa 1’000 mercenari russi avrebbero combattuto per il generale Khalifa Haftar in Libia dal 2019 al 2020».

La Bbc, inoltre, «è riuscita a ottenere un raro accesso a due ex combattenti» i quali avrebbero confermato che, durante le azioni militari compiute sul campo, non sono tenuti all’osservanza di alcun codice di condotta. Uno di questi ex combattenti ha ammesso che i miliziani uccidono i prigionieri perché «nessuno vuole una bocca in più da sfamare».

«Facevano paura, eravamo terrorizzati»



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Manifestanti siriani protestano contro l’interventismo russo e contro Vladimir Putin.

L’eco dei crimini compiuti dalla Compagnia Wagner si fa sempre più forte ed è recente la notizia che ben tre Organizzazioni non governative abbiano intentato una causa contro Mosca per la tortura, da parte del gruppo paramilitare, di un detenuto in Siria.

Secondo una dichiarazione congiunta della Federazione internazionale dei diritti umani, dell’Ong russa Memorial e del Centro siriano per i media e la libertà di espressione «questo contenzioso è il primo tentativo in assoluto, da parte della famiglia di una vittima siriana, di accusare i cittadini russi sospettati di torture come responsabili di gravi crimini commessi in Siria».

Il fatto si riferisce all’uccisione, nel 2017, di un cittadino siriano a opera di mercenari riconducibili al gruppo Wagner, filmati mentre torturavano e mutilavano un prigioniero, accusato di essere un disertore dell’esercito siriano, apparentemente ancora in vita. Secondo le tre Ong coinvolte nell’azione legale, non ci sono dubbi che «i combattenti russi agiscono sotto l’effettivo controllo della Russia» e sarebbero implicati «in gravi violazioni dei diritti umani contro i civili» in Siria così come in altri Paesi in cui hanno svolto il loro servizio.

Le cose non vanno meglio in Africa dove, secondo fonti ben accreditate, il gruppo Wagner avrebbe oltre 3 mila combattenti mentre la Russia ammette solo di aver inviato, nel tempo, 1’100 addestratori non armati. In poco tempo, la Wagner ha trovato clienti in tutta l’Africa, dal Sudan al Mozambico. Il gruppo si è reso molto attivo anche nella Repubblica Centrafricana, quando le truppe francesi si ritirarono dopo una missione triennale che non era comunque riuscita a fermare una sanguinosa guerra civile.

I mercenari russi sono arrivati in base a un accordo stipulato con il presidente Touadèra anche se il primo ministro Henri-Marie Dondra negò la loro presenza, affermando che «non abbiamo firmato contratti con compagnie private, abbiamo un contratto con la Russia. È un accordo di cooperazione bilaterale molto chiaro».

Il primo ministro degli esteri russo, a tal proposito, dichiarò invece che «i suoi istruttori stanno operando legalmente nella Repubblica Centrafricana e hanno contribuito a un significativo aumento della capacità bellica dell’esercito nazionale, che risulta evidente dalle numerosi perdite inflitte ai gruppi armati».

Il loro intervento nel Paese africano, martoriato da insurrezioni, colpi di stato e ribellioni, rientra nel progetto del Cremlino di approfittare del risentimento diffuso nei confronti della Francia, per riconquistare parte dell’influenza che la Russia esercitava nel Continente africano durante la Guerra Fredda, quando si poneva come antagonista all’Occidente, reo di aver depauperato queste terre per farne delle proprie colonie.



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Miliziani armati della Repubblica Centrafricana.

Ancora una volta, però, l’eco delle loro gesta è tutt’altro che positivo e sono tante le testimonianze che parlano di uccisioni, torture e violenze a danno della popolazione locale. Fatima, 32 anni di Alindao, dove, nel 2018, la popolazione civile venne massacrata dai ribelli di etnia Peul, racconta che suo fratello è stato prelevato da casa con la forza dai mercenari del gruppo Wagner e poi la stessa sorte è toccata a lei. Portata di notte in una base militare, è stata violentata da tre uomini fino a farle perdere i sensi. Sono centinaia le testimonianze di violenze sessuali e stupri di gruppo perpetrati dagli uomini della Wagner, anche se catalogarle ai fini legali è molto difficile perché le persone sono terrorizzate dall’idea di eventuali ripercussioni a danno loro e dei propri famigliari.

«Facevano paura – racconta ancora Fatima – eravamo tutti terrorizzati. Pensavamo fossero venuti a portare la pace. Ora vorrei non fossero mai arrivati». Un imam del quartiere musulmano PK5 a Bangui ha invece dichiarato «abbiamo vissuto ribellioni di ogni genere, per mano di diversi gruppi armati, ma dopo l’arrivo dei russi le cose sono peggiorate. È un caos totale, non avevamo altra scelta che scappare. Quando sono arrivati ero molto felice, lo eravamo tutti. Finalmente le sofferenza che ci avevano inflitto i ribelli stavano per finire, perché i russi erano venuti ad aiutare il governo e a salvarci. Alla fine però abbiamo capito cosa stavano facendo davvero e siamo scappati per salvarci la vita».

Ciò che stavano realmente facendo era condurre delle operazioni sul campo che, nella Repubblica Centrafricana così come in altre parti del mondo, lasciano dietro di sé una lunghissima scia di sangue innocente. Secondo un rapporto stilato dall’Onu, si parla di «detenzioni arbitrarie, atti di tortura, rapine, saccheggi, sparizioni forzate ed esecuzioni sommarie».

In cambio dei loro servigi, la Wagner ha ottenuto, in Africa, il controllo di importanti giacimenti minerari di oro e diamanti la cui gestione è stata affidata a importanti imprese russe. Le guerre ibride del Cremlino continuano in altre aree strategiche, come nella Repubblica dell’Artsakh, autoproclamatasi indipendente dall’Arzebaigian e riconosciuta solo da tre Stati non appartenenti all’Onu. Un’altra missione fantasma al servizio del Cremlino.

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