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Sono la scarsa somiglianza e l’assenza di ricordi di Olesya del linguaggio dell’infanzia

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Denise ed Olesya potrebbero non essere la stessa persona

Denise ed Olesya potrebbero non essere la stessa persona

Denise ed Olesya sono davvero la stessa persona? Due elementi potrebbero vanificare quella speranza a cui è cautamente appesa, tramite il dna Piera Maggio che cerca sua figlia ormai da 17 anni. E sono due elementi che ha illustrato molto bene sul Fatto Quotidiano il docente di Diritto ed avvocato Luca D’Auria. Secondo lo studioso quei due elementi potrebbero costituire il discrimine fra una verità a cui si aspira e la verità che la scienza presenterà nelle prossime ore alal madre di Mazara del Vallo e all’Italia. Quali sono? Il primo, secondo D’Auria, è oggettivo: Denise Pipitone e Olesya Orostova non si assomigliano, né nella comparazione da bambine né con la comparazione fra Denise bimba e Olesya donna. L’elemento della somiglianza invece sembra emergere dalla comparazione fra le immagini di mamma Piera e Olesya, ma la morfologia dei tratti non è elemento giuridico, men che mai certificazione biologica.

Denise ed Olesya sono la stessa persona? I due però

L’altro elemento, a detta dell’esperto di diritto ancora più importante, è rappresentato dal “pattern” linguistico assente. Di cosa parliamo? Denise scomparve ad un’età, 4 anni, in cui lemmi, termini e fonia del linguaggio sono già fortemente impressi nella memoria. Olesya invece non parla una parola sola di siciliano stretto o di siciliano inflesso nell’italiano basico di un bambino di 4 anni. E D’Auria lo scrive chiaramente: “Il primo di questi due possibili ‘indizi’ non ritengo possa essere determinante. Diversamente, il secondo, quello che riguarda la lingua, è forse più rilevante. Probabilmente uno scienziato della cognizione direbbe che è assai rara la possibilità di resettare completamente un linguaggio che si è parlato e si è sentito parlare per quattro anni. Questo considerando questo tempo come quello in cui certamente Denise ha conosciuto la lingua italiana. Il linguaggio infatti ‘stampa’ nei neuroni cerebrali dei veri e propri ‘pattern’ e cioè dei timbri indelebili”.

La possibilità di un trauma devastante

C’è però una possibilità che lo studioso non scarta: “La povera Denise potrebbe però aver subito un trauma così rilevante e decisivo da cancellare dal suo cervello ogni traccia del passato. Se Olesya fosse Denise sarebbe interessante comprendere cosa possa essere accaduto. Questo per così meglio comprendere il funzionamento del cervello, la sua natura plastica e la sua capacità di rimuovere le tracce mnestiche qualora queste possano essere psicologicamente devastanti”. Poi l’opposizione finale, di concetto ma di peso al contempo: “L’essere umano è anche una ‘macchina costruita per sopravvivere’”.

Un miracolo tecnologico

E la chiosa: “Dunque si potrebbe opporre che il cervello dovrebbe mantenere qualche traccia del proprio passato proprio per garantire la possibilità di consentire al proprio corpo e al resto del proprio cervello di ritrovare se stesso. Bisogna augurarsi che si compia questa sorta di miracolo tecnologico”. Un miracolo che solo e soltanto il test biologico potrà eventualmente consegnare all’infinita gioia di mamma Piera che attende nel suo letto di ospedale l’esito dell’analisi più cruciale della sua esistenza.

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