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AGI

Il centrodestra in crisi tra Draghi, commissioni e campagne acquisti

AGI – La fiducia al governo di Mario Draghi manda in crisi la coalizione di centrodestra. Profondamente divisi sul sostegno all’esecutivo dell’ex governatore della Banca centrale europea – Lega e Forza Italia hanno votato a favore, Fratelli d’Italia contro – i partiti della coalizione hanno infranto il patto di unità che aveva tenuto nelle prime settimane della crisi del Conte II. E ora navigano a vista, con Giorgia Meloni che propone un intergruppo del centrodestra incontrando la freddezza degli alleati. In attesa di trovare la quadra sulle candidature alle prossime elezioni amministrative, dove la coalizione dovrebbe comunque tenere, sono diversi i temi di divisione conseguenti alla spaccatura sul governo Draghi. Le ‘campagne acquisti’ In primo luogo, le ‘campagne acquisti’ ai danni l’uno dell’altro. Non che finora si siano evitati, in momenti di tensione, passaggi da un partito all’altro (come da FI a FdI, da FI a Lega, da FdI a Lega). Ma nel giorno della fiducia a Draghi sono due i movimenti dal partito di Salvini a quello di Meloni, entrambi in dissenso con il sostegno leghista al nuovo esecutivo. Si tratta del capogruppo in Consiglio regionale della Basilicata Tommaso Coviello e dell’eurodeputato leghista Vincenzo Sofo. Fidanzato di Marion Le Pen, in realtà Sofo, a Strasburgo, è passato al momento dal gruppo dei sovranisti (Id) a quello dei Conservatori (Ecr) dove siede FdI. Chi ha seguito da vicino la trattativa, a Bruxelles, parla di un passaggio ampiamente annunciato, tenuto in stand by e annunciato al momento giusto (come di regola avviene in questi casi). La mossa di Sofo Dietro alla mossa di Sofo, viene riferito, più che il malessere per la scelta di sostegno a Draghi intrapresa da Salvini si nasconde un profondo disagio del 34enne calabrese per come il partito ha gestito le politiche e il radicamento nella sua terra d’origine, inviando prima un commissario bergamasco, Christian Invernizzi, e poi sostituendolo con un locale a lui non gradito, Roy Biasi. Da quanto viene riferito, infatti, Sofo avrebbe intenzione di dar vita a una sua lista civica da presentare alle prossime regionali in Calabria. A chi gli chiedeva delle fuoriuscite, Salvini ha risposto minimizzando e annunciando nuovi arrivi verso la Lega, provenienti da ex M5s e non. Chiuso il capitolo della fiducia a Draghi, altro tema divisivo sono le sette commissioni di indirizzo, vigilanza e controllo. Per prassi istituzionale, le presidenze di queste commissioni spettano all’opposizione. E l’orientamento di FdI sarà di reclamarle. “Non ne faremo una battaglia della vita, ma le regole vanne rispettate”, spiega un dirigente del partito di Meloni, “anche se la battaglia sarà difficile. Non vedo dagli attuali presidenti tutta questa gran voglia di andarsene. Possiamo solo sperare che qualcuno di loro sia nominato sottosegretario”. Al momento, alle presidenze di Camera e Senato, non è stata avanzata alcuna richiesta. Nel momento in cui sarà presentata una richiesta formale le presidenze valuteranno, viene spiegato. Anche perché è solo una questione di prassi parlamentare consolidata ma non c’è alcun obbligo di cambio delle presidenze così come dei componenti, tranne che per il Copasir dove, per legge, i dieci componenti devono essere divisi per metà alla maggioranza e metà all’opposizione. Per ora, Forza Italia e Lega si tengono in stand by e non mostrano alcuna intenzione di lasciare agli alleati di FdI le presidenze. Le commissioni guidate dall’opposizione Attualmente cinque commissioni di controllo e indirizzo su sei sono guidate da esponenti delle opposizioni: la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza sui servizi radiotelevisivi è presieduta da Alberto Barachini di Forza Italia; la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza è presieduta da Licia Ronzulli di Forza Italia; la Commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria è guidata da Ugo Parolo della Lega; la Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale è l’unica presieduta da un esponente della maggioranza uscente, il pentastellato Sergio Puglia; il Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia d’immigrazione è presieduto dal leghista Eugenio Zoffili; il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è guidato da un altro leghista, Raffaele Volpi.( Un precedente analogo, molto simile alla situazione che potrebbe crearsi nelle prossime settimane, è quello del governo Monti, sostenuto da tutte le forze in parlamento con l’unica eccezione della Lega. Il precedente Monti Nella XVI legislatura, dal 29 aprile 2008 al 14 marzo 2013, il Copasir fu prima guidato da Francesco Rutelli (esponente del Pd fino al 10 novembre 2009, passato poi nel Misto dall’11 novembre 2009 e quindi dimessosi dalla guida dell’organismo di controllo), poi dal gennaio 2010 e fino a termine legislatura da Massimo D’Alema, che rimase presidente anche durante il governo Monti, pur facendo parte della maggioranza. Per la verità, D’Alema scrisse agli allora presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, dicendosi pronto a rimettere il mandato. Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, allora capigruppo leghisti, scrissero a loro volta a Fini e Schifani per chiedere l’elezione di un nuovo presidente del Copasir e di procedere “alla ricostituzione del comitato in modo da realizzare un’effettiva rappresentanza paritaria di maggioranza ed opposizione”. Alla fine, grazie a un accordo tra tutte le forze politiche, D’Alema rimase presidente e la Lega mantenne la carica di segretario del Comitato. Nel dibattito che si svolse in Parlamento tra le forze politiche in quei giorni, prevalse la lettura in base a cui la legge, nel prevedere che la presidenza spetti all’opposizione, si riferisce al momento dell’elezione del presidente, e non quindi a un cambio della guardia in corso. Attualmente il Copasir è così composto: 2 esponenti della Lega (di cui uno è il presidente Volpi); 3 membri M5s; 1 FdI; 2 Forza Italia; 1 Pd e 1 Iv. E i presidenti delle Camere potrebbero intervenire per garantire il riequilibrio tra maggioranza e opposizione All’Antimafia, invece, potrebbe rimanere Nicola Morra – espulso da M5s dopo il ‘no’ a Draghi – in quota opposizione.

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