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La sindaca leghista di San Germano Vercellese Michela Rosetta negava agli anziani autosufficienti e ai cittadini stranieri gli aiuti statali per l’emergenza Covid: è stata arrestata ed è ora ai domiciliari

Sindaca leghista domiciliari
La sindaca Michela Rosetta e il leader della Lega Matteo Salvini (Facebook)

Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri nella foresta di Sherwood. A San Germano Vercellese accade quasi il contrario. Come scrive l’Ansa, la sindaca leghista Michela Rosetta è finita agli arresti domiciliari per aver negato gli aiuti acquistati con i fondi statali per l’emergenza Covid ad anziani non autosufficienti e a stranieri per destinarli a famiglie più ricche con stipendi oltre i 7 mila euro mensili. Nell’inchiesta messa in campo dalla Procura di Vercelli oltre alla prima cittadina è finito ai domiciliari anche un ex assessore e consigliere comunale Giorgio Carando. Sono indagate altre 7 persone tra cui due imprenditori per i reati di peculato, falso materiale e ideologico e abuso d’ufficio. Secondo le indagini della Procura di Vercelli e del pubblico ministero Davide Pretti l’incarico degli aiuti statali sarebbe stato gestito direttamente dalla sindaca e dal Carando.

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Sindaca leghista ai domiciliari: le intercettazioni dei due arrestati

Polizia
Polizia (mino21 – AdobeStock)

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Nelle intercettazioni assunte dalla Procura di Vercelli si sentono le voci dei due arrestati che dicono di avere “figli e figliastri” e di parlare degli aiuti alle famiglie meno abbienti definendoli “i pacchi da sfigati”. Queste persone avrebbe dovuto ricevere i veri aiuti perché si trattava di anziani non autosufficienti o famiglie o figli minori o disabili o cittadini extracomunitari in seria difficoltà. Inoltre come scrive “Il Fatto Quotidiano”, la Procura ha contestato anche l’acquisto di “generi non essenziali, quali mazzancolle e capesante”.

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Polizia (cineberg- Adobe Stock)

Inoltre la sindaca è accusata anche di odio razziale e discriminazione visto che, alla richiesta di una donna extracomunitaria di evitare nel pacco cibi che lei e il proprio figlio non avrebbero mangiato per motivi religiosi, Michela Rosetta non solo non ha dato più aiuti alla famiglia straniera ma ha disposto la distruzione degli “atti del protocollo della richiesta” inviati al Comune.

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