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Sei motivi per guardare le elezioni a Madrid

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Pur essendo locali, le elezioni di martedì nella comunità autonoma di Madrid, in Spagna, avranno forti conseguenze a livello nazionale. Sia i partiti di governo sia quelli di opposizione hanno investito molto nel voto, e il risultato potrebbe determinare i prossimi equilibri politici, e perfino la tenuta dell’attuale governo spagnolo: come ha titolato lunedì il País, «a Madrid la Spagna si gioca il suo futuro».

Tutti i leader nazionali hanno partecipato attivamente alla campagna elettorale (nel caso di Pablo Iglesias, leader di Unidas Podemos, anche come candidato), hanno investito enormi risorse e hanno contribuito a presentare il voto come un evento di valenza nazionale: il centrodestra ha sostenuto che vincere nella comunità autonoma di Madrid sarà il primo passo per tornare al governo della Spagna, mentre per il centrosinistra significa mettere a freno una destra sempre più aggressiva ed estremista. Altri partiti, come il centrista Ciudadanos, a queste elezioni si giocano perfino la propria esistenza.

1. La forza del centrodestra a Madrid

Le elezioni nella comunità autonoma di Madrid sono state indette lo scorso marzo da Isabel Díaz Ayuso, la governatrice uscente del Partito popolare (PP, centrodestra), in anticipo di due anni rispetto alla fine della legislatura, dopo che il suo partner di governo, Ciudadanos, aveva minacciato di ritirarle il sostegno.

Secondo i sondaggi, Díaz Ayuso è la favorita per la riconferma: il PP avrebbe circa il 40 per cento dei consensi e potrebbe essere in grado di governare assieme a Vox, il partito neofranchista di estrema destra, oppure perfino da solo, in caso di un successo oltre le aspettative.

Díaz Ayuso, indicendo elezioni anticipate, ha corso un rischio che potrebbe ripagare non soltanto a livello locale: una vittoria davvero schiacciante potrebbe essere il segnale che il consenso per il centrodestra è diventato molto forte nel paese, e potrebbe perfino destabilizzare il governo nazionale di centrosinistra. Durante la campagna elettorale, Díaz Ayuso ha dato molto chiaramente idea della posta in gioco, dicendo che il nemico da battere è il “sanchismo”, cioè il blocco di potere dell’attuale presidente del governo nazionale, Pedro Sánchez, del Partito socialista (PSOE).

2. La tenuta del governo nazionale di Pedro Sánchez

Il candidato del PSOE è Ángel Gabilondo, alle sue terze elezioni consecutive nella comunità autonoma: nel 2015 perse per un seggio, mentre nel 2019 risultò il candidato più votato, ma non ottenne il governo a causa di un’alleanza tra destra e centristi. Quest’anno Gabilondo è stato tuttavia in gran parte messo da parte dalla presenza di Pedro Sánchez, il presidente del governo, che ha partecipato a numerosi comizi a Madrid in cui ha sostenuto che queste elezioni locali siano fondamentali per fermare la destra.

La strategia della campagna elettorale è stata decisa dal team di fiducia del primo ministro, che ha mobilitato inoltre i più importanti membri del governo. La partecipazione di Sánchez, che si è ridotta negli ultimi giorni a causa di sondaggi poco incoraggianti, ha contribuito a fare del voto nella comunità autonoma un sondaggio sull’esecutivo.

Pedro Sánchez, a sinistra, e Ángel Gabilondo (Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)

3. Libertà e proiettili in campagna elettorale

Uno dei temi principali della campagna elettorale è stato la pandemia da coronavirus. Díaz Ayuso e Sánchez si sono accusati a vicenda di aver sbagliato strategia per il contenimento del virus, che a Madrid ha avuto conseguenze terribili, ma il grosso del dibattito è stato sulle strategie per la riapertura.

Lo slogan elettorale di Díaz Ayuso è stato “Comunismo o libertà”, dove la “libertà” è stata intesa come un invito a riaprire attività e ricominciare la vita di prima, «nello stile di Madrid» e con meno restrizioni possibili, che Díaz Ayuso considera ormai superflue e di cui incolpa il governo centrale – “comunista”, appunto. In risposta alla polarizzazione ideologica di Díaz Ayuso, anche il centrosinistra ha adottato uno slogan piuttosto duro: “Democrazia o fascismo” – è lo slogan di Unidas Podemos, ma è stato usato in varie forme anche dal resto della sinistra.

A contribuire alla polarizzazione dei toni hanno contribuito le minacce di morte. Diversi politici di entrambi gli schieramenti nelle ultime settimane hanno ricevuto buste anonime con proiettili al loro interno, tra cui Iglesias (due volte), Díaz Ayuso, alcuni politici locali e l’ex primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero. La ministra locale dell’Industria ha ricevuto perfino un coltello con la lama apparentemente insanguinata. Per ora non si sa chi potrebbero essere gli autori delle minacce.

4. La scommessa di Pablo Iglesias

A dimostrazione dell’importanza delle elezioni c’è il fatto che Pablo Iglesias, leader di Unidas Podemos (UP) e partner di Sánchez al governo, un paio di mesi fa ha deciso di lasciare la vicepresidenza per candidarsi. Le cose non gli stanno andando molto bene: i sondaggi danno UP poco sopra al 7 per cento, senza particolari miglioramenti portati dalla candidatura di Iglesias. La sinistra è ulteriormente divisa: alle elezioni corre anche Más Madrid, una formazione che si è staccata qualche anno fa da UP e che sta andando molto bene, è sopra al 16 per cento.

Secondo i sondaggi le tre forze di centrosinistra unite (PSOE, Más Madrid e UP) sono dietro al centrodestra, ma soltanto di qualche punto, e non è escluso, anche se improbabile, che alla fine riescano a sorprendere i sondaggisti e a ottenere la maggioranza: è la speranza di Sánchez, che in questo modo rafforzerebbe il suo governo.

Pablo Iglesias (Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)

5. Ciudadanos si gioca la sopravvivenza

Ciudadanos, il partito centrista, nel giro di pochi anni è crollato a livello nazionale dal 28 per cento registrato nei sondaggi nel 2018 a meno del 5 per cento attuale. Il partito è in fortissima crisi ovunque, e secondo molti analisti nella comunità autonoma di Madrid si gioca il suo futuro, in tutti i sensi: secondo i sondaggi locali, è appena sopra la soglia di sbarramento del 5 per cento e rischia di non avere deputati, dopo essere stato partner di governo nella legislatura precedente.

La leader nazionale, Inés Arrimadas, ha trascorso praticamente tutta la campagna elettorale al fianco del suo candidato, l’ex avvocato Edmundo Bal, ma per ora le cose non sembrano migliorare. Per il partito, l’unica possibilità di avere qualche rilevanza è quella di poter fare da ago della bilancia nell’ipotesi in cui centrodestra e centrosinistra si trovino in parità, e Ciudadanos abbia superato la soglia di sbarramento.

– Leggi anche: Ciudadanos sta diventando irrilevante

6. Gli equilibri interni nei due schieramenti

Il risultato delle elezioni sarà importante anche per capire i rapporti di forza relativa all’interno degli schieramenti. Nel centrodestra, dopo anni di crescita Vox ha cominciato a perdere consensi, mangiati in gran parte proprio dal PP. Se a inizio marzo secondo i sondaggi Vox aveva circa il 16 per cento dei consensi nella comunità autonoma di Madrid, alla fine di aprile è sceso sotto al 10. Nel frattempo il PP ha conquistato più di 10 punti percentuali. Se il PP riuscirà a vincere tenendo Vox sotto al 10 per cento ed eliminando Ciudadanos, il suo leader nazionale Pablo Casado potrà avere qualche speranza di riunificare la destra.

Allo stesso tempo nel centrosinistra il PSOE ha perso voti soprattutto in favore di Más Madrid. Se i risultati dovessero essere particolarmente deludenti, specie per UP, le alleanze nel governo nazionale potrebbero diventare traballanti.

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