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Il vento di Alberta lo riconosce ancora all’istante, sa subito se soffia tra i rami di un pioppo o quelli di un pino. Distinguere i versi degli uccelli o individuare il passo degli animali notturni «è musica per le mie orecchie» spiega. «Lì, fra le Montagne Rocciose del Canada, c’è il mondo intero che ti abbraccia». Robin Wright ha vissuto per 29 giorni in una roulotte – a circa 2500 metri d’altitudine – per girare Land, che ha diretto e interpretato. Non scendeva mai in città, a due ore di macchina. Si era messa in testa che per impersonare Edee, l’avvocatessa che – dopo aver perso marito e figlio – si rifugia in una baita senza luce elettrica né acqua, doveva provare le stesse emozioni, paure e angosce.

Alla continua ricerca di sfide

Certo, non la via più facile per debuttare – a 55 anni come regista di un lungometraggio. Sì, si era già fatta le ossa dirigendo una decina di episodi di House of Cards (dove dà il volto a Claire Underwood, la moglie del politico interpretato da Kevin Spacey), ma sfidare le forze della natura e i capricci del tempo le era nuovo. Imprevedibili, d’altronde, sono sempre state anche le sue scelte professionali. Dopo lo straordinario successo con Forrest Gump, ha spesso optato per produzioni indipendenti, diventando una beniamina del festival di Sundance. Mai convenzionale neppure nella vita sentimentale: dopo la fine – nel 2010 – della tormentata relazione con Sean Penn (da cui ha avuto Dylan, 30 anni, e Hopper, 27, che stanno ora seguendo le orme dei genitori), nel 2018 si è sposata col trentacinquenne Clement Giraudet, manager della maison Saint Laurent. Felici, li vedi spesso passeggiare coi loro cani a Pacific Palisades, a un passo dall’oceano, a Los Angeles.

Un’attrice sottovalutata

La regista Robin Wright, il direttore della fotografia Bobby Bukowski sul set di Land

La regista Robin Wright, il direttore della fotografia Bobby Bukowski sul set di Land 2021. ph: Daniel Power / © Focus Features / Courtesy Everett Collection

Robin Wright è oggi una delle attrici più stimate e una vivace esponente della parità salariale: nel 2015 vinse la sua battaglia e in House of Cards ottenne lo stesso cachet di Spacey (pare un milione di dollari per episodio). Determinazione e disciplina sono componenti essenziali del suo successo. Lo conferma chiunque abbia lavorato con lei. Ricordo l’entusiasmo di Jack Nicholson ai tempi di La promessa, il thiller diretto da Sean Penn in cui recitavano entrambi. «Lo ripeto da anni: è l’attrice più sottovalutata al mondo» mi disse. «Come è possibile che lei, la donna che ci ha regalato la migliore – e più difficile – performance in Forrest Gump, sia stata ignorata agli Oscar?». Era il gennaio del 2001. Vent’anni dopo Demián Bichir, suo partner in Land, parla di lei con la stessa ammirazione. «Ha una gran classe, e non c’è nulla di più gratificante di lavorare con chi ha talento, intelligenza e sensibilità da vendere. Io credo che Robin Wright sia Robin Wright perché è una grandissima attrice che ti spinge a recitare al suo livello; ha la disciplina di un soldato, ma ti guida con facilità e amore. È l’ammiraglio che sa sfidare la tempesta».

L’impegno sociale

Robin Wright alla prima di 'Wonder Woman' a Hollywood, California, il 25 maggio 2017

Robin Wright alla prima di ‘Wonder Woman’ a Hollywood, California, il 25 maggio 2017. EPA/NINA PROMMER

Impegnata in varie battaglie sociali e politiche, ispirata da un suo viaggio in Congo di una decina di anni fa, l’attriceregista-produttrice di recente ha anche creato Pour les femmes, una linea d’abbigliamento-comfort che produce pigiami e offre opportunità di lavoro alle donne che vivono in zone di guerra. «Se compri uno dei nostri pigiami aiuti chi ha sofferto, o è stata violentata, a ricostruirsi una vita. È tutto molto semplice» conclude. «Molto semplice» ripete. Composta e naturalmente elegante, golf nero e capelli sciolti, sorridente e sicura, ci parla su Zoom da Los Angeles.

Perché esordire proprio con un film come Land?

Era il periodo in cui attentati e sparatorie accidentali erano all’ordine del giorno. Tante vite perse inutilmente, troppe famiglie distrutte. Ho pensato così di raccontare l’esperienza di una donna che ha perduto la fede, dopo un tragico evento nella sua vita. Vuole scomparire e creare una nuova normalità. L’unico modo per farlo – le sembra – è rifiutare il passato, rifugiarsi nella natura primigenia. Ma uno sconosciuto entra nella sua vita e le permette di credere di nuovo, le apre le porte alla speranza.

La natura, nel film, non è sempre amica, a volte è insidiosa.

Edee, però, è convinta di poterne affrontare la brutalità, se necessario. Questo film, in fondo, è un’ode alla resistenza e alla capacità di recupero degli esseri umani, confermando che per vivere e sopravvivere abbiamo bisogno degli altri, della loro gentilezza e empatia.

Il rapporto con la natura

Edee ha perso figlio e marito. Tutti, in qualche modo, abbiamo sofferto dei traumi, seppure non così drammatici. Girare questo film ha evocato momenti dolorosi della sua vita?

Non ho mai sperimentato una perdita così tremenda, sono fortunata. Posso solo immaginare l’inferno di chi sopravvive a tali prove e come le reazioni di ognuno siano differenti. Edee riaffiora alla superficie, appunto, grazie all’aiuto di un altro essere umano.

Un estraneo, incontrato per caso.

Certo, c’è sempre qualcuno che ti può tendere una mano. Chiunque di noi ha un familiare o un amico su cui fare affidamento. Nel caso di Edee, è uno straniero; un santo, l’ho chiamato. Un angelo che ti appare sul cammino per salvarti.

Lei ha sempre avuto uno spirito avventuroso? Girare sfidando la montagna con le bufere invernali e vivere in un rifugio isolato la appagava?

Mi è sempre piaciuto stare immersa nella natura, ho fatto campeggio tutta la vita, sin da bambina, con la famiglia, girando in tenda il nostro Paese. Ovvio, questa sulle Montagne Rocciose è stata un’esperienza diversa: di notte, nella cabina del campo base, spaventava sentire i venti a 75 miglia all’ora e gli orsi bramire. Gli orsi, poi, cercavano di entrare nel camion del servizio ristorazione: abbiamo un video che li riprende alle quattro e mezzo di mattina (ride).

Però ha imparato a sopravvivere agli elementi naturali…

Eccome, so spaccare la legna, uccidere un cervo, scuoiarlo, affumicarne la carne e cucinarlo alla brace… Ritrovandoti alla fine con le mani coperte di vesciche (ride), non è mica facile controllarla, la natura! Passavamo da 24 gradi al gelo improvviso, grandine e neve, dovevamo correre a imbaccuccarci, cambiando in meno di un’ora scena e stagione sul set!

La forza delle donne

Trova che noi donne, passati i 40, ci sentiamo più consapevoli della nostra forza?

Senz’ombra di dubbio. Io l’ho avvertito in modo prepotente questo cambio di marcia: smetti di preoccuparti per le inezie, non ti importa se qualcuno sparla di te, vai per la tua strada qualsiasi sia l’impegno del momento.

Alla fine di questo suo viaggio fisico e interiore in Land, che cosa ha scoperto di nuovo?

Il genio della pace. Stare in vetta a un’alta montagna, glielo assicuro, è terapeutico. Ci ritornerò presto.

Non era sola, però, in cima a quella montagna: c’era il coprotagonista, Demián Bichir.

Guardi, Demián è un essere umano straordinario, un’anima bella e un grande attore; insieme siamo stati benissimo. Era il mio amico di montagna: mountain amigo (Bichir è messicano, ndr ), lo chiamavo (ride).

Robin Wright

Demian Bichir e Robin Wright, 2021. ph: Daniel Power / © Focus Features / Courtesy Everett Collection

Che virtù deve avere una persona per attrarre Robin Wright?

Gentilezza e bontà d’animo sono essenziali, soprattutto nel periodo che stiamo vivendo. Land sottolinea proprio questi tratti: generosità, forza di resistenza e fede. C’è bisogno di solidarietà e umanità per uscire dal cupo dei nostri tempi.

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