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È durato 40 minuti l’incontro tra il presidente del Consiglio e l’esponente del Partito Radicale Rita Bernardini reduce da 36 giorni di sciopero della fame.

Rita Bernardini

Ora non resta che convincere il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Il tema dell’urgenza di ridurre la popolazione carceraria ai tempi del Covid, compreso quello dell’amnistia e indulto, è stato discusso ieri mattina a Palazzo Chigi per ben 40 minuti tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e l’esponente del Partito Radicale Rita Bernardini reduce da ben 36 giorni di sciopero della fame. L’azione nonviolenta di pannelliana memoria, che aveva come obiettivo quello di trovare un dialogo con il governo, ha avuto i suoi effetti. Lo stesso Conte ha ringraziato Rita Bernardini per aver interrotto il digiuno come segno di fiducia nei suoi confronti. Non è poco visto che per mesi c’è stato un silenzio assordante da parte delle istituzioni, se non per dire che il decreto Ristori va bene così com’è. Invece i numeri dimostrano che ha avuto un effetto deflattivo lentissimo, mentre sempre più carceri coinvolti nei focolai fanno fatica ad attuare i protocolli sanitari per manca di spazi disponibili.

Il sovraffollamento istituto per istituto

«Ho trovato il presidente del Consiglio molto preparato – racconta Rita Bernardini al termine dell’incontro -. La lettera che gli ho mandato, la quale era molto lunga perché verificava molti aspetti dell’esecuzione penale, l’aveva letta e sapeva quali erano i rilievi». La priorità, per l’esponente radicale, è quella riguardante la necessità di una deflazione della popolazione detenuta. «Gli ho riportato ancora una volta quello schema che contiene – prosegue Rita Bernardini -, istituto per istituto penitenziario, i dati del sovraffollamento, tenendo presente le stanze detentive, cioè le celle inagibili, e i posti inagibili». Sottolinea che vanno sommate le due cose, perché quando si parla di stanze detentive non si parla di posti singoli. «E già le stanze detentive inagibili e quindi inutilizzabili – osserva sempre l’esponente del Partito Radicale – sono 1.755. A queste si aggiungono 999 posti indisponibili ed ecco che il dato del sovraffollamento cresce enormemente». Rita Bernardini osserva che abbiamo almeno 110 istituti penitenziari su 189 che contengono più detenuti che posti disponibili. E denuncia casi eclatanti come quello di Taranto dove praticamente in 100 posti ci stanno 193 detenuti e, caso ancora più eclatante, è che è pronto da anni un reparto detentivo di 200 posti tenuto vuoto e che quindi si sta nel frattempo si sta deteriorando. Il motivo? Secondo Bernardini, quello fondamentale è che non hanno il personale da mettere dentro.Per queste ragioni, l’esponente radicale chiede l’urgente necessità di ridurre la popolazione penitenziaria.

D’accordo con la proposta Salvi per evitare il carcere alle persone non pericolose

«Conte – prosegue Rita Bernardini – si è dimostrato molto d’accordo perché è stato il primo a sottolineare la proposta Salvi quella di evitare gli arresti con la detenzione in carcere delle persone non pericolose, soprattutto in questa fase di coronavirus. Su questo – osserva – penso che verranno proposte modifiche di legge perché è vero che Salvi ha fatto una circolare, ma ancora oggi entrano persone che devono scontare 6 mesi, e tutto questo non ha senso». Bernardini rivela che sulla liberazione anticipata speciale Conte si è dimostrato aperto, promettendo di confrontarsi con il ministro della Giustizia. L’esponente del Partito Radicale ha anche spiegato a Conte che il decreto Ristori va modificato. «Per esempio c’è l’esclusione di coloro che hanno il 4 bis – sottolinea Rita Bernardini -, perché bisogna tenere presente che parliamo degli ultimi 18 mesi di detenzione, anche se noi parliamo di allargarlo a 24 mesi. Ma al di là di questo, l’esclusione di quelli del 4 bis, per chi si è comportato bene in carcere, non ha nessuna giustificazione. Se devi scontare gli ultimi 6 mesi – sostiene la radicale -, in quelle condizioni che ci sono oggi in carcere, non è che diventi migliore in 6 mesi».

Il confronto con il ministro della Giustizia

Ora il presidente Conte si confronterà con il guardasigilli. Forse potrebbe essere un’occasione per il Pd nel ritornare con forza a ripresentare gli emendamenti come quelli a firma del senatore Mirabelli che il M5s, la forza maggioritaria del governo, ha voluto bloccare. In ballo c’è ancora la liberazione anticipata speciale. Di che cosa si tratta? Coloro che già hanno ottenuto dal magistrato di sorveglianza una riduzione di 45 giorni ogni sei mesi di carcere scontato in modo positivo, così come avviene già oggi, potranno avere 30 giorni in più, quindi accorciando la pena. Una misura che aiuterebbe a ridurre le presenze in carcere. Ma Rita Bernardini ha reso edotto il presidente del Consiglio anche sul problema della magistratura di sorveglianza. «Il 40 per cento del personale amministrativo – osserva l’esponente del Partito Radicale – è scoperto, per cui le pratiche rischiano di rimanere inevase e quindi tutto ciò si riflette sulla concessione delle misure alternative». Ora il prossimo passo sarà che Bernardini si risentirà con Conte agli inizi dell’anno prossimo per capire se ci siano state nel frattempo delle evoluzioni. Spes contra spem, è il caso di evocarlo. Parliamo di una espressione che Marco Pannello usò spesso nel significato di “essere speranza (spes) piuttosto che avere speranza (spem)”.

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