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L’Assessore Rolfi chiede che si proceda con un campionamento visto che l’ultima ordinanza diceva che prima del 2021 le condizioni igieniche necessarie non sarebbero migliorate

L’Assessore Rolfi chiede che si proceda con un campionamento visto che l’ultima ordinanza diceva che prima del 2021 le condizioni igieniche necessarie non sarebbero migliorate

Se ne parla da anni senza nessun risultato concreto: è possibile riaprire la pesca all’anguilla sul lago di Garda, tuttora vietata per la presenza di diossina sui fondali? Da Milano, sede della Regione, è partita una richiesta indirizzata a Roma al Ministero e a tutte le Istituzioni coinvolte. Proposta: istituire un tavolo di lavoro, di concerto con le Regioni Lombardia, Veneto, Provincia Autonoma di Trento, Istituto Zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna e il Laboratorio nazionale di riferimento, per affrontare insieme, e con tempistiche certe e sostenibili, la questione dell’anguilla del bacino del piu grande lago d’Italia.

Uno scorcio del lago di Garda Regione Lombardia al Ministero: un tavolo per riaprire la pesca di anguille nel lago di Garda

Uno scorcio del lago di Garda

L’ordinanza in vigore oggi

«Gli esiti del Piano per il monitoraggio dello stato di contaminazione dei prodotti ittici del Lago di Garda – ha ricordato l’assessore Fabio Rolfi nella missiva al Ministero – hanno evidenziato la contaminazione delle anguille per presenza di PCB diossina-simile». Una situazione che, di fatto, con l’Ordinanza ministeriale del 17 maggio 2011, annualmente prorogata, dispone il divieto di immettere sul mercato o commercializzare al dettaglio le anguille provenienti dal Lago di Garda e destinate all’alimentazione umana.

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Una data per riaprire la discussione

«Nel 2016 – ha aggiunto l’assessore lombardo – la Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti del Ministero della Salute, affermava che la situazione del Garda non sarebbe migliorata prima di cinque anni, ovvero dal 2021. Anno nel quale si prevedeva una ripetizione dei campionamenti. Obiettivo era la verifica di variazioni apprezzabili dei livelli di contaminazione di diossine e PCB negli animali pescati».

Da questa constatazione, la richiesta quindi al Ministero di provvedere alla pianificazione del campionamento con urgenza e di farlo attraverso quel tavolo di lavoro già richiesto in passato senza avere alcuna risposta. Un tavolo che dovrà vedere la presenza e il concerto di tutti gli attori del territorio per cercare di superare una situazione annosa, che penalizza i pescatori – professionisti e non – del Benaco.