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Siamo a Non è l’Arena, la puntata è quella trasmessa su La7 domenica 21 febbraio. Massimo Giletti ospita in collegamento Pier Ferdinando Casini, che sta combattendo contro il coronavirus: dopo la notizia della positività, il ricovero allo Spallanzani di Roma. Dunque, il quadro clinico è migliorato e Casini è tornato a casa. È provato, e si vede. Ma sta meglio. Fiacco, la voce un pizzico tremolante. E non c’è da stupirsi: si è beccato quel maledetto virus.

Giletti apre l’intervista ricordando la frase con la quale Casini rivelò di essere positivo: “L’erba cattiva non muore mai”. E lui: “Non l’ho detto perché penso di essere cattivo, ma per confortare mia madre”. E la madre, di 92 anni, “ha già propositi molto pericolosi per la famiglia”, aggiunge ironico Casini. Il punto, ricorda il conduttore, è che “ha detto che si vuole spostare”. E Casini: “Sì sì, adesso mi dice: potremmo andare in Argentina a trovare mia figlia, su nipote. Le ho detto: datti una calmata, prima fatti il richiamo”, il riferimento è ovviamente al vaccino, la signora considerata l’età ha già avuto la prima dose.

Dunque, Casini spiega quale è stato il momento più complicato in questo momento di malattia. “Devo dire che sono un privilegiato – premetteo con onestà -: ho avuto tosse, una grande spossatezza, ma non altri sintomi che altre persone hanno. In studio ci sono persone a contatto con pazienti che devono stare in terapia intensiva per una ventina di giorni. Io ho preso anche l’ossigeno, ma la situazione è sempre stata sotto controllo. Io il massimo della paura lo ho avuto per mia madre un anno fa, quando si sentivano degli anziani che dovevano stare soli, che non dovevano essere visitati. Ho passato nottate in cui non ho dormito”. E ancora, una considerazione: “Io faccio quello che dicono i medici, detesto i pazienti che vogliono farsi le terapie da soli. I medici per me sono come sacerdoti”, taglia corto e conclude Casini.

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