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Quando il diavolo abitava in una villetta di Amityville

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NEW YORK – La polizia li trovò riversi nei propri letti, tutti in posizione prona. Sembrava dormissero ma erano morti. Nessuna traccia di colluttazione, nessuna traccia di narcotico, come se si fossero consegnati spontaneamente all’abbraccio della morte.

La famiglia DeFeo venne sterminata a colpi di fucile calibro 35 intorno alle 3.15 del 13 novembre 1974 nella loro casa di Amityville, nel quartiere di Long Island a New York.

Nella strage morirono il padre Ronald e la madre Louise di 43 anni, e i figli Dawn di 18 anni, Allison di 13 anni, Marc di 12 anni e John Matthew di 9 anni. L’unico a salvarsi e a dare l’allarme, irrompendo in un bar non lontano da casa, fu il maggiore dei fratelli DeFeo: Ronald Junior, successivamente indicato come autore della strage e condannato, il 4 dicembre 1975, con sei condanne per omicidio colposo alla pena di 25 anni per ogni sentenza.

Nonostante l’individuazione di un colpevole, l’eccidio continuò a essere avvolto da una fitta coltre di mistero e gli episodi terrificanti, se non soprannaturali, a essa legata continuarono ad alimentare il mito della villetta degli orrori di Amityville. La strage dei DeFeo ispirò il romanzo horror di culto “The Amityville Horror: A True Story”, oltre che i film “The Amityville Horror” e “The Amityville Possession”.



Imago/ZumaWire

Ronald Jr. DeFeo, scortato dagli agenti, nel 1974.

La morte di un killer – Il 12 marzo di quest’anno è morto, all’età di 69 anni, Ronald Jr, detto Butch, detenuto nel carcere di Sullivan a Fallsburg, nello Stato di New York, portandosi nella tomba la verità su quanto accaduto veramente la terrificante notte della strage. Negli anni, infatti, il killer aveva cambiato molte versioni, parlando di presenze demoniache nella casa che lo avrebbero spinto a uccidere, fino a incolpare la sorella Dawn come sua complice.

Rimane il fatto che non si riuscì mai a spiegare come fu possibile che il giovane avesse freddato sei persone senza che fosse opposta alcuna resistenza e senza che le vittime fossero state preventivamente sedate. Inoltre, cosa altrettanto strana, pur avendo accertato che Butch DeFeo usò un fucile senza silenziatore, le vittime furono rinvenute nei loro letti, come se non si fossero accorte di nulla, e senza che neanche i vicini di casa avessero avvertito il rumore degli spari.

Questioni di famiglia – La famiglia DeFeo, il cui capofamiglia Ronald, era un abbiente italo-americano proprietario di alcune concessionarie di automobili, si era trasferita ad Amityville, da un appartamento di Brooklyn, nel 1965 e aveva acquistato una bella villetta in stile olandese, al 112 di Ocean Avenue, proprio sul lungomare della cittadina, situata nella parte meridionale di

Long Island.

Ronald e Louise DeFeo avevano 5 figli, di cui Ronald “Butch” junior era il primogenito. Sovrappeso e bullizzato a scuola, Butch sviluppò un carattere collerico e asociale che lo portarono a scontrarsi spesso con i compagni di scuola. Anche con il padre i rapporti erano molto tesi, tanto da sfociare in violente liti. Sembra che Ronald Sr. fosse una persona molto autoritaria e rigida che sottoponeva la moglie e i figli a continue violenze fisiche e psicologiche.

Il più vessato era proprio il primogenito da cui i genitori si aspettavano il massimo. Preoccupati per il carattere del figlio, i coniugi DeFeo, decisero di portarlo a consulto da uno psichiatra ma le sedute vennero presto interrotte per volontà di Butch che sosteneva di non averne alcun bisogno. I genitori decisero allora di blandire il suo carattere violento con dei regali sempre più costosi, tra cui un lussuoso motoscafo ormeggiato proprio nella baia vicino a casa, ma le cose continuarono ad andare male.



Keystone

La casa dei DeFeo, davanti l’auto del coroner, giunto sul posto la sera dell’eccidio.

Un giovane dannato – All’età di 17 anni Butch iniziò ad assumere droghe, tra cui LSD ed eroina, e venne espulso da scuola per i continui litigi con i compagni. Nonostante il fallimento scolastico, i DeFeo continuarono a premiare il figlio con costose regalie e il padre decise anche di farlo lavorare nella propria concessionaria di automobili con uno stipendio settimanale di mille dollari. Soldi che Butch DeFeo sperperava in bevande alcoliche e droghe nei locali di Long Island.

Nel tentativo poi di fuggire alle violenze domestiche, il giovane di spostava continuamente di abitazione ma veniva puntualmente rintracciato dal padre e riportato a casa. Il carattere bellicoso di Ronald Jr. continuò a peggiorare arrivando a minacciare con un fucile un amico nel corso di una lite e il padre stesso che, sconvolto dall’episodio, si rivolse alla religione, riempiendo la propria casa di monumenti religiosi e visite in chiesa.

«Ho il diavolo in casa» – Secondo diverse testimonianze, a chi gli chiedesse il motivo di tale devozione, DeFeo rispondeva di «avere il diavolo in casa». Nel 1974, ritenendo che il proprio stipendio fosse troppo misero, Butch DeFeo organizzò, con la complicità di un amico, una rapina a mano armata presso la concessionaria del padre che andò a buon fine. Quando Ronald Sr., insospettito dall’atteggiamento del figlio, lo interrogò in merito venne minacciato dal giovane che promise «di ucciderli tutti».

E così avvenne il 13 novembre del 1974. Pur condannato quale pluriomicida, Ronald DeFeo, come detto, ha cambiato molte volte, nel corso degli anni, la propria versione incolpando prima un uomo chiamato Louis Falini per poi sostenere di essere stato incitato a compiere la strage da alcuni spiriti che infestavano la casa.

Nel 2000 dichiarò invece di aver compiuto il delitto per disperazione aiutato dalla sorella Dawn con la quale sostenne di aver pianificato da tempo la strage. Dawn sarebbe poi stata uccisa dalla madre che avrebbe infine sterminato gli altri figli prima di togliersi la vita con un colpo di fucile. Tale versione però risulta assolutamente incompatibile con la ricostruzione fatta dalla polizia secondo la quale Louise DeFeo non si accorse dell’omicidio del marito, così come il resto della sua famiglia.



Imago/Mary Evans

La villetta di Amityville, ricostruita per “Amityville Horror” del 2005.

I Lutz e la nascita del mito– Il 18 dicembre del 1975 la famiglia Lutz, composta da madre, padre e tre figli piccoli, si trasferirono nella villetta degli orrori per poi fuggirne terrorizzati il 14 gennaio 1976, dopo appena 28 giorni di permanenza. Ha così inizio la fama da casa degli orrori della villa DeFeo. I Lutz sostennero, infatti, di essere stati spaventati, fin dal loro arrivo, da presenza terrificanti che infestavano la casa e che episodi di origine soprannaturale fossero all’ordine del giorno.

Odori misteriosi e repellenti infestavano la casa, mentre una sostanza verde e gelatinosa fuoriusciva dalle pareti. La casa passava dall’essere freddissima a essere estremamente

calda.  Si avvertivano passi misteriosi e le porte sbattere mentre Kathy Lutz iniziò a essere perseguitata dagli incubi e dopo uno di questi pare fosse in grado riferire con esattezza i punti di entrata e uscita dei proiettili che avevano ucciso Louise DeFeo.

George Lutz, invece, venne affrontato da una figura incappucciata che levitava mentre altre presenze paranormali tentavano di buttarlo a terra. In merito a quanto successo il giorno della fuga i Lutz si rifiutarono sempre di raccontare quanto accaduto, sostenendo che «le cose accadute quella notte non sono mai state dette. Non dovrebbero essere mai dette».



Imago/United Archives

Margot Kidder e James Brolin, sul set di “Amityville Horror” del 1979.

Una demoniaca magione? – Il 24 febbraio 1976 i demonologi Ed e Lorraine Warren, accompagnati da una troupe televisiva, iniziarono a compiere degli studi nella casa. Lorraine affermò di percepire una presenza demoniaca «così terribile che sembrava provenire dalle viscere della terra». Entrata nella stanza di Missy Lutz, dove la bambina sosteneva di avere «una amica immaginaria grossa come un maiale», la medium affermò che i mobili presenti nella stanza fossero gli stessi che arredavano la stanza delle sorelle DeFeo.

La donna disse anche di aver visto lo spettro di Ronald Joseph DeFeo Sr. ma questo incontro fu così terribile da convincerla che non ci fosse modo per ripulire la villa di Amityville da tali presenze oscure. Il 18 marzo 1977 la villa venne acquistata da Jim e Barbara Cromarty che cambiarono l’indirizzo e tinteggiarono la facciata cambiandone il colore nel tentativo di depistare i numerosi curiosi che continuavano ad affollarsi intorno all’edificio alla caccia di elementi macabri.

Rimasta abbandonata dal 1979 al 1987, tornò a essere abitata nel 1987 e, da allora, la curiosità iniziò a scemare. La morte di Ronald Jr. ha riportato alla ribalta un caso di omicidio i cui contorni indefiniti continuano ad alimentarne il mito anche per chi, pur non volendo dar credito agli elementi soprannaturali, non riesce a spiegarsi come sia potuto accadere una strage così sanguinaria in un silenzio tanto agghiacciante.

Imago/ZumaWire

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