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Procura europea, i dubbi del Csm: incompatibile con il modello italiano

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Non piace l’idea di un pm alle dipendenze del potere politico. Il rammarico del togato Cascini: «Non si è tenuto conto delle specificità delle nostre Procure»

È passata sotto silenzio questa settimana la votazione del parere del Csm sull’istituzione della Procura europea “Eppo”, a regime da quest’anno. Un ufficio che, usando le parole del pm Nino Di Matteo, sarà il “cavallo di Troia” nell’ordinamento italiano, prevedendo la figura del pm alle dipendenze del potere politico.

La Procura europea, prevista con il Trattato di Lisbona del 207, è un organismo indipendente dell’Ue incaricato di indagare, perseguire e portare in giudizio i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione ( ad esempio, le frodi ai danni del bilancio dell’Unione, comprese le operazioni finanziarie quali l’assunzione e l’erogazione di prestiti, i reati contro il sistema comune dell’Iva compiuti in due o più Stati membri ed il cui danno complessivo sia almeno pari a 10 milioni di Euro, il riciclaggio). A tal proposito Eppo svolgerà indagini, eserciterà l’azione penale ed esplicherà le funzioni di pubblico ministero davanti agli organi giurisdizionali degli Stati membri. Attualmente gli Stati membri partecipanti a Eppo, fra cui l’Italia, sono 22. La sede della Procura europea e del procuratore europeo è a Lussemburgo. La novità, e quindi il “cavallo di Troia” come dice Di Matteo, riguarda la nomina, prettamente politica, del procuratore capo europeo e dei procuratori europei. In particolare, per il procuratore capo, la competenza è del Consiglio e del Parlamento europeo. Per i procuratori europei della Commissione europea. Nel 2019 la scelta del Consiglio e del Parlamento europeo è caduta sulla 47enne rumena Laura Codruta Kövesi, prima procuratrice capo europea. Gli interessati a ricoprire questa posizione avevano presentato direttamente la propria candidatura, senza alcuna designazione preventiva da parte degli Stati membri.

Lo scorso luglio la Commissione ha provveduto alla nomina dei procuratori che supervisioneranno le indagini e le azioni penali e formeranno il collegio di Eppo, insieme alla procuratrice capo europea.

I procuratori europei sono stati nominati per un mandato di sei anni non rinnovabile. Alla fine di tale periodo, il Consiglio potrà decidere di prorogare il mandato per un massimo di tre anni. I candidati dovevano essere membri attivi delle Procure o della magistratura degli Stati membri. Dovevano poi possedere le qualifiche necessarie per essere nominati ad alte funzioni a livello di Procura o giurisdizionali nei rispettivi Stati membri e vantare una rilevante esperienza pratica in materia di sistemi giuridici nazionali, di indagini finanziarie e di cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale.

Gli Stati, per la nomina del loro procuratore europeo, dovevano fornire una terna di nomi al Consiglio per la successiva designazione. L’Italia è rappresentata dal pm Danilo Ceccarelli, già sostituto a Savona, Imperia e Milano. Ogni Stato membro dell’Unione avrà, infine, i suoi procuratori europei delegati. La rivoluzione della Procura europea è, dunque, relativa alle selezione dei magistrati che la compongono: non più nomine da parte del Csm ma nomine politiche. Un altro aspetto importante è relativo al coordinamento investigativo con l’Autorità nazionale, nel caso italiano con la Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo.

«Chi ha rappresentato l’Italia per Eppo in sede europea non conosceva la realtà delle Procure italiane», ha commentato il togato di Area Giuseppe Cascini, già aggiunto alla Procura di Roma. «Non si è tenuto conto della nostra specificità», ha ricordato, sottolineando che tale sistema «va bene per i Paesi dove l’attività inquirente dipende dall’esecutivo: il nostro modello ordinamentale è diverso». In concreto si tratta dell’inserimento di ‘ un corpo estraneo” nella “felice anomalia” del pm italiano che è un magistrato e non un funzionario. Anche il laico della Lega Stefano Cavanna ha criticato l’impostazione generale di Eppo, incompatibile con la Costituzione italiana. Fra le criticità il fatto che i pm europei saranno collocati “fuori ruolo” pur continuando ad esercitare l’azione penale nei confronti dei cittadini italiani. Dove non sono mai arrivate le iniziative delle Camere penali sulla separazione delle carriere, arriva ora l’Europa.

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