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Sulla piattaforma inPA, aumenta il numero degli iscritti. Ma restano le perplessità le perplessità dell’avvocatura sul rischio di conflitto di interessi tra professione forense e pubblica amministrazione

Le aspettative per gli avvocati sono tante, dopo la firma del protocollo di intesa tra il Cnf ed il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Il documento intende realizzare una serie di azioni per agevolare il reclutamento del personale tecnico e conferire gli incarichi professionali volti all’attuazione del Piano nazionale di rilancio e resilienza delle Pubblica amministrazione. Un ruolo fondamentale lo giocherà la piattaforma digitale inPA, nuovo Portale nazionale del reclutamento, alla quale si collegheranno le infrastrutture digitali già a disposizione degli iscritti all’Ordine forense, in base a una partnership già esistente tra Linkedin e il ministero della Pubblica amministrazione. In questo modo potranno essere individuate le professionalità da sottoporre alle procedure di selezione comparativa e pubblica delle pubbliche amministrazioni.

Cosa prevede il protocollo

Il protocollo di intesa, firmato una settimana fa tra la presidente del Cnf, Maria Masi, e il ministro Brunetta ha una durata quinquennale ed è rinnovabile. La collaborazione tra avvocatura e ministero della Pa verte pure sulla realizzazione di «forme di cooperazione a carattere organizzativo e tecnico (interoperabilità di piattaforme informatiche), in modo da consentire l’implementazione di funzioni specifiche di ricerca nell’ambito del Portale del reclutamento per la selezione di professionisti da reclutare nella pubblica amministrazione». Da quando è diventato operativo, nello scorso agosto, il portale di reclutamento ha iniziato subito a ricevere e conservare migliaia di dati di iscritti agli Ordini professionali, utili per individuare quelle risorse umane altamente qualificate da utilizzare nelle Pa per attuare il Pnrr. I dati inseriti nel portale vengono distinti in nominativi dei professionisti (oltre 1 milione) e curricula caricati su iniziativa diretta degli stessi professionisti, in base agli accordi siglati tra gli Ordini di appartenenza ed il ministero della Pa. Ad oggi i cv inseriti sono circa 77mila (40mila uomini e 37mila donne). Un numero destinato ad aumentare, che punta molto sull’aspetto qualitativo dell’offerta e che si ispira, come evidenziato dallo stesso ministro Brunetta, a LinkedIn, il social network più diffuso al mondo in ambito business e risorse umane.

La ricerca delle professionalità da impiegare per l’attuazione del Pnrr tiene conto altresì dei profili presenti su LinkedIn, coerentemente con le caratteristiche richieste dalla Pa. La presenza su LinkedIn, si pensi ad esempio a quella di un avvocato, non significa però una candidatura automatica. È sempre richiesto un secondo passaggio ovvero la candidatura su iniziativa diretta del professionista, desideroso di mettersi gioco nella Pubblica amministrazione. Al momento non è possibile conoscere il numero dei curricula distinti per categoria professionale. Non è dato sapere quanti sono i cv caricati sulla piattaforma dagli avvocati per i quali è stato firmato il protocollo di intesa con il ministro della Pubblica amministrazione. Da Palazzo Vidoni fanno sapere che la migrazione della banca dati dei legali è in corso.

Il decreto di attuazione e le perplessità degli avvocati 

In merito agli sbocchi lavorativi nella Pa per gli avvocati il decreto legge n. 152 sull’attuazione del Pnrr, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 6 novembre scorso, sta facendo discutere. L’articolo 31 (originariamente si trattava dell’articolo 27) prevede che i professionisti assunti a tempo determinato non sono tenuti a cancellarsi dall’albo di appartenenza e «l’eventuale assunzione non determina in nessun caso la cancellazione d’ufficio». Un tema che non ha mancato di sollevare le perplessità del mondo forense. Cnf, Ocf e Cassa forense hanno rappresentato le proprie perplessità e preoccupazioni ai ministri Brunetta e Cartabia. Le posizioni degli avvocati, da Nord a Sud, sono simili. Nel suo intervento tenuto martedì scorso alla presenza della ministra della Giustizia, Marta Cartabia, il presidente del Coa di Palermo, Antonio Armetta, ha rilevato che «chi, nel rispetto delle previsioni di legge, non aveva presentato domanda per evitare di chiedere la cancellazione dall’albo è oggi discriminato e privato di una possibilità che avrebbe certamente colto». Questo tema nei prossimi giorni alimenterà ulteriormente il dibattito tra le parti coinvolte.

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