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Più giovani e senza malattie: i “pazienti” di “Long Covid”

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STATI UNITI

13.05.2021 – 08:00

Da uno studio emerge che l’età media di chi sviluppa la condizione è molto più bassa rispetto alle fasce a rischio

I sintomi che si manifestano più comunemente sono il senso di fatica e il fiato corto. Ma non sono rari i disturbi cognitivi e del sonno. E il 30% dei partecipanti allo studio non è stato in grado di tornare al lavoro.

ROCHESTER – Affaticamento, difficoltà respiratorie, ma anche disturbi di natura neurologica che si protraggono per settimane, a volte per mesi, dopo aver contratto il coronavirus ed esserne poi (clinicamente) guariti. Ma se le condizioni legate ai decorsi più gravi della malattia sono state nell’ultimo anno oggetto di numerosi studi, molto meno si sa ancora invece della sindrome cosiddetta del “Long Covid”.

Per fare un po’ più luce su questa “sintomatologia”, che di fatto impedisce di ritornare ai consueti ritmi di vita anche dopo essere guariti, la Mayo Clinic di Rochester ha svolto uno studio su un centinaio dei propri pazienti, che è stato pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings. E il primo dato interessante a emergere riguarda l’età: è stato infatti rilevato dai ricercatori che la condizione colpisce una fascia di popolazione più giovane di quanto ci si aspettasse.

L’età media dei partecipanti allo studio era di 45 anni circa. Inoltre, molti di loro, si legge nel paper, non erano affetti da particolari patologie pregresse. E infatti la nella maggioranza dei casi si parla di decorsi di Covid leggeri durante l’infezione, curati senza la necessità di un ricovero in ospedale. «Quello che abbiamo potuto osservare è che non c’è una condizione pre-esistente che porta queste persone a soffrire di condizioni di Covid prolungate», ha spiegato al Pine Journal il dottor Greg Vanichkachorn, uno degli autori dello studio.

Long Covid: i sintomi più comuni

Si configura quindi una distinzione piuttosto marcata tra quella che è considerata la principale categoria a rischio, ovvero la fascia di popolazione più anziana, e gli individui che sembrano essere più soggetti a sviluppare questa sindrome, che spesso si manifesta attraverso il senso di fatica (80%) e il fiato corto (59%), ma può sfociare anche in disturbi cognitivi (45%) e del sonno (30%). I partecipanti allo studio sono stati valutati, in media, a 93 giorni di distanza dal momento in cui era stata confermata la loro positività al SARS-CoV-2.

«Il 30% non è piu tornato al lavoro»

Pur con tutti i limiti del caso – lo studio ha coinvolto solo un centinaio di persone che si erano rivolte alla clinica per la loro condizione – gli autori considerano utili i risultati emersi, in particolare nell’ottica di riuscire a identificare quelli che sono i sintomi più comuni, così da poter agire in anticipo. Quello del “Long Covid”, a detta di Vanichkachorn, potrebbe infatti trasformarsi in un problema serio anche a livello di società. «Una stima prudente ci dice che il 10% circa delle persone che contraggono il Covid-19 sviluppano sintomi a lungo termine. E dai nostri studi è emerso che il 30% di questi non è poi stato in grado di tornare al proprio lavoro».

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