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Negli ultimi giorni la forte tempesta di neve e il freddo che hanno interessato gli Stati Uniti ha causato enormi problemi in particolare in Texas, dove in alcune zone le temperature sono scese sotto gli zero gradi centigradi lasciando senza elettricità milioni di persone. Le conseguenze della tempesta assomigliano più a quelle di una calamità naturale che ai normali disagi causati normalmente da fenomeni simili, e sono spiegate principalmente dal fatto che in Texas solitamente gli inverni non sono molto rigidi. Ma i guai causati dal freddo hanno aperto comunque un dibattito che sta tirando in mezzo le energie rinnovabili, la dipendenza dal gas naturale e più in generale l’organizzazione della rete elettrica nello stato.

Le polemiche sulle energie rinnovabili

Non essendo abituate alle temperature raggiunte in questi giorni, moltissime persone in Texas hanno alzato i termostati domestici nelle stesse ore. La grande domanda improvvisa di elettricità ha creato uno squilibrio rispetto alle capacità erogabile, costringendo l’Electric Reliability Council of Texas (ERCOT), la società che gestisce tutta la rete elettrica dello stato, a interrompere le forniture in alcune zone, a rotazione.

Molti politici Repubblicani hanno dato la colpa dei blackout alle fonti di energia rinnovabile, come le pale eoliche, che con la tempesta si sono ghiacciate e bloccate, interrompendo quindi la produzione di energia. Anche il Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale in cui in sostanza attribuisce la colpa dei blackout ai mancati investimenti nell’energia prodotta da combustbile fossile. Questa tesi è stata portata avanti anche da molti commentatori nei programmi di Fox News (canale televisivo notoriamente conservatore) e dallo stesso governatore del Texas, il Repubblicano Greg Abbott.

«[Quello che è successo] mostra che i combustibili fossili sono necessari tanto per il Texas quando per gli altri stati, per essere sicuri di riscaldare le nostre case in inverno e tenerle fresche d’estate», ha detto Abbott a Fox News. Dietro le parole di Abbot e di altri politici Repubblicani contro le energie rinnovabili c’è una questione politica ed economica che riguarda i primi provvedimenti sull’ambiente presi dal nuovo presidente degli Stati Uniti, il Democratico Joe Biden.

A fine gennaio, infatti, Biden ha firmato una serie di ordini esecutivi legati alla protezione dell’ambiente in netto contrasto col suo predecessore Donald Trump, noto negazionista del cambiamento climatico e particolarmente attento al settore delle estrazioni petrolifere. Tra questi provvedimenti il più importante è stato la sospensione dei nuovi permessi per trivellare il territorio federale, e il ritorno degli Stati Uniti negli accordi sul clima di Parigi. Nei giorni scorsi quindi il blackout in Texas è diventato un pretesto per i Repubblicani per attaccare le politiche ambientaliste che vuole adottare la nuova amministrazione Biden: con le fonti di energie rinnovabili come bersaglio principale.

Un lavoratore di un supermercato si fa luce con una torcia in seguito al blackout (AP Photo/LM Otero)

Cosa ha causato davvero i blackout

In realtà quello che è successo non è tanto da imputare alle energie rinnovabili, quanto alle centrali elettriche alimentate a carbone e gas naturale. Nonostante le pale eoliche si siano bloccate a causa del freddo, l’energia che avrebbero prodotto è comunque inferiore a quella delle centrali a combustibili fossili.

Martedì Dan Woodfin, dirigente dell’ERCOT, ha detto che gran parte dell’interruzione di energia elettrica è stata dovuta «a problemi al sistema del gas naturale». Secondo l’ERCOT martedì pomeriggio i gigawatt di potenza elettrica persi a causa delle energie rinnovabili sono stati 16, mentre quelli persi a causa di centrali a gas e centrali nucleari sono stati 30. Mercoledì questi numeri sono saliti, ma è rimasta una netta differenza tra i due tipi di fonte: 18 gigawatt persi per le energie rinnovabili e 28 per le centrali a gas e  quelle nucleari.

Le temperature gelide hanno infatti causato problemi tanto alle pale eoliche quanto alle centrali elettriche a gas naturale, causando ritardi nelle forniture. Alcuni impianti a gas si sono bloccati a causa del freddo, ci sono stati problemi alle condutture e alle linee di trasmissione dell’elettricità, e persino il reattore di una delle due centrali nucleari dello stato ha smesso di funzionare. «In breve – ha commentato il New York Timesin Texas c’è stata la tempesta perfetta». Secondo l’ERCOT l’80 per cento dell’energia che la rete elettrica dello stato è in grado di produrre d’inverno dipende dal gas naturale, dal carbone e dall’energia nucleare, e solo una minima parte proviene da fonte rinnovabili.

Il problema quindi riguarda principalmente l’incapacità del sistema elettrico del Texas di rispondere a una domanda di energia così ingente, tale da far crollare tutto il sistema. Nonostante alcuni sostengano che una tempesta di queste dimensioni fosse impossibile da prevedere, già la scorsa estate c’erano stati alcuni segni di falle nella rete elettrica texana, con numerosi cali di tensione dovuti alla forte domanda di energia per i condizionatori.

Come è fatta la rete elettrica in Texas 


Come ha spiegato l’Economistc’è però un altro motivo che può spiegare i blackout di questi giorni, e cioè il modo in cui è strutturata la rete elettrica texana. L’ERCOT sovrintende infatti la produzione dell’elettricità nello stato, ma ci sono poi circa 300 aziende che si occupano di gestirla. In un mercato con così tanti operatori la concorrenza spinge le aziende a cercare di mantenere i costi bassi, per offrire ai consumatori prezzi migliori rispetto ai concorrenti. Perciò risparmiano, per esempio, sulle operazioni di rafforzamento delle strutture in vista dell’inverno, che di norma non è mai eccessivamente freddo e si prevede non possa causare grossi danni.

Una fila di persone in coda per fare la spesa dopo i blackout degli ultimi giorni, a Austin, Texas (Montinique Monroe/Getty Images)

Inoltre il sistema elettrico texano non si affida a quello che in gergo tecnico viene definito capacity market, ovvero “capacità di mercato”: un sistema che prevede che gli operatori stipulino contratti con aziende esterne per a garantire l’approvvigionamento di energia elettrica, che risulta sempre disponibile anche in caso di blackout. Affidarsi al capacity market funziona come una sorta di assicurazione che permette di avere sempre energia elettrica, ma fa alzare i costi delle aziende e i prezzi delle bollette dei consumatori.

Il mercato texano invece è fortemente legato al contenimento dei costi, che oggi sono in media un quinto della media nazionale e circa la metà di quelli della California, lo stato più popoloso degli Stati Uniti. La soluzione, dice l’Economist, sarebbe aggiungere fonti di energia (quindi anche le rinnovabili) investendo per migliorare quelle esistenti, a costo di alzare i prezzi per i cittadini texani ed evitare che blackout generali come quelli degli ultimi giorni possano ripetersi di nuovo.

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