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PECHINO – La Cina proseguirà con la sua politica della “tolleranza zero” nei confronti del Sars-CoV-2. Il colosso asiatico ha deciso di andare avanti con chiusure e quarantene mirate, che possono portare a mini-lockdown improvvisi se le condizioni lo dovessero richiedere.

Chiusura e tamponi – Emblematico quanto accaduto domenica a Shanghai: una turista è risultata positiva dopo una visita a Disneyland, le autorità hanno chiuso il parco dei divertimenti (riaprirà i battenti mercoledì 3 novembre) e sottoposto a tampone le circa 30mila persone che stavano partecipando a una festa a tema Topolino. La procedura prevede inoltre verifiche dei “contatti stretti” dei possibili contagiati. Il tutto può richiedere giorni e può comportare la chiusura di attività, scuole e anche mercati.

Le scorte in casa – Per questo motivo il ministero del Commercio cinese ha suggerito alla popolazione di tenere in casa delle scorte di cibo e altri generi di prima necessità, per ogni evenienza. Il che ha creato qualche malumore nella popolazione, almeno a giudicare dai posti apparsi sui social cinesi.

Strategia «relativamente a basso costo» – Pechino ha deciso di ricorrere alla strategia dei lockdown ad hoc e alla mappatura della popolazione tramite tampone anche per ragioni economiche: la Commissione sanitaria nazionale la considera una strategia vincente e «relativamente a basso costo», anche pensando al medio e lungo termine. Il massimo esperto cinese sul Covid-19, Zhong Nanshan, spiega nel corso di un’intervista al media statale Cgtn di essere d’accordo: una riapertura generalizzata seguita da nuove restrizioni causate dal dilagare dei contagi – quello che è avvenuto in varie nazioni straniere, sottolinea – sarebbe sicuramente più costoso. La Cina non ha quindi altra scena che cercare di perseguire gli zero contagi, dato che il coronavirus si diffonde rapidamente e il tasso di mortalità globale intorno al 2% è «inaccettabile».

keystone-sda.ch / STR

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