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OSS affetta da Morbo di Parkinson costretta a lavorare in ufficio.

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Una OSS di 49 anni è stata tolta dai reparti e mandata ad occuparsi di burocrazia in ufficio. Lei: “io sto bene e i farmaci mi aiutato a fare il mio lavoro”.

Caro Direttore di AssoCareNews.it,

mi chiamo Anna Mingirulli, ho 49 anni e sono una Operatrice Socio Saniaria. Da due anni mi hanno diagnosticato il Morbo di Parkinson e ho comunicato la mia nuova condizione all’azienda pubblica per cui lavoro. Forse ho fatto una cavolata e ora ne pago le conseguenze dal punto di vista professionale.

Sono laurea in Economia e Commercio, ma per le vicissitudini della vita ho dovuto seguire un corso di qualifica da OSS e ho vinto anche tre concorsi.

Da dieci anni sono dipendente a tempo indeterminato di una nota Azienda sanitaria in Lombardia. Mi hanno sempre trattata bene e io ho sempre dato il mio meglio per far fronte alle sempre più esigenti richieste assistenziali dei pazienti.

Come vi dicevo due anni fa mi è stato diagnosticato il Morbo di Parkinson e da allora sono in cura da un noto Neurologo lombardo che mi sta gestendo con una terapia semi-sperimentale, che mi permette di fare le attività quotidiane e lavorative senza problemi.

Il Medico Competente non la pensa così e dopo aver ricevuto il referto e aver appreso della mia malattia mi ha dispensato dai lavori gravosi e quindi dai reparti. Io lavoravo in Medicina Interna e non sono mai stata di peso per i miei colleghi e per i miei assistiti.

Da Natale 2020 l’Azienda improvvisamente, su indicazione dello stesso Medico Competente, mi ha tolto dalle corsie e mi ha spedito a fare un lavoro di burocrazia negli uffici del personale.

Io odio questa nuova attività. Voglio tornare a fare l’OSS, i farmaci e le mie condizioni di salute mi permetto di fare di tutto, dall’igiene alla nutrizione, dalle attività ludico-ricreative e alla deambulazione dei pazienti.

Non vedo il motivo, almeno fino ad oggi, di questa drastica decisione, che mi sta distruggendo dal profondo, ancor prima che lo faccia il Parkinson.

Grazie.

Anna Mingirulli, OSS

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