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only fans vienna (Photo: hp-ansa)

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“A ogni epoca la sua arte e a ogni arte la sua libertà”. Dal 1898 è la frase che si trova sulla facciata del palazzo della Secessione a Vienna. Luogo mitico in cui Gustav Klimt e compagni diedero vita a una stagione irripetibile per l’arte e la cultura. Una ventata d’aria fresca che ruppe i canoni classicheggianti allora ancora in auge nell’Impero asburgico. Più di un secolo dopo, proprio da Vienna, arriva la notizia che l’ente del Turismo ha aperto il canale OnlyFans per i musei viennesi dove inserire le celebri opere di nudo esposte nelle loro sale. Insomma, gli ambigui ritratti di Egon Schiele e le sensuali donne dipinte da Klimt per i rigidi standard di Instagram, Facebook e TikTok non vanno bene. Meglio costringere quelle immagini nel social per soli adulti e a pagamento come si trattasse di materiale erotico.

La decisione arriva da lontano. A luglio 2021 l’account TikTok del Museo Albertina è stato sospeso e poi bloccato per aver mostrato opere del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki che mostravano un seno femminile. Nel 2019, Instagram aveva deciso che un dipinto di Peter Paul Rubens violava gli standard della community della piattaforma che impediscono qualsiasi rappresentazione di nudità, anche quelle di “natura artistica o creativa”. Anche il Leopold Museum ha avuto difficoltà nel promuovere la sua collezione di nudi di Schiele, in particolare nelle campagne pubblicitarie in Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Mentre un breve video con il dipinto Liebespaar di Koloman Moser, realizzato per celebrare il ventesimo anniversario del Leopold, è stato rifiutato da Facebook e Instagram perché “potenzialmente pornografico”.

La portavoce dell’ente del Turismo Helena Hartlauer ha spiegato che per la città e le sue istituzioni culturali è stato “quasi impossibile” utilizzare opere d’arte con nudi nei propri materiali promozionali. Può darsi che nell’apertura del canale OnlyFans – ai primi iscritti verrà regalata una Vienna City Card – ci sia anche un po’ di malizia per rilanciare il turismo in città ora che il Covid ha allentato la presa ma intanto la questione resta. Con la cancel culture che ha preso di mira molte opere d’arte per i motivi più assurdi e disparati. Se nel caso di Vienna parliamo di nudo, dall’Università di Oxford è stato rimosso un quadro con il ritratto della Regina Elisabetta perché “rappresenta la storia coloniale”. Per non parlare della statua di Winston Churchill a Londra o di quella di Gabriele D’Annunzio a Trieste imbrattate per motivi politici.

Intanto proprio una mostra dedicata al pittore austriaco Klimt sta per aprire i battenti a Palazzo Braschi a Roma (dal 27 ottobre al 27 marzo 2022), dove saranno esposte le opere più importanti provenienti dal Belvedere Museum e dalla Klimt foundation. La Capitale è tappezzata di manifesti con la sensuale Giuditta I che fa capolino anche da alcuni bus. Per ora tutto bene, ma chissà che a qualcuno non venga in mente di passare una mano di vernice. Di questi tempi non si può mai sapere.

Questo articolo è originariamente apparso su L’HuffPost ed è stato aggiornato.

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