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di Marc Jones e Sujata Rao e Tom Arnold

LONDRA (Reuters) – Considerando l’indifferenza dei mercati nei confronti delle ultime sanzioni di Washington contro la Russia, la decisione di puntare alla prima fonte di ricavo di Mosca – il mercato dei bond in rubli – ha, in un certo senso, attraversato il Rubicone, potenzialmente con conseguenze di ampia portata.

In base alle esperienze con sanzioni imposte precedentemente, dopo la crisi del 2014 in Ucraina e il resoconto di Mueller sulle presunte interferenze della Russia nelle elezioni statunitensi, i gestori di fondi non si sono affrettati a cedere asset russi in massa.

Il rublo, che ha ceduto fino al 2% giovedì, ha già recuperato le perdite; i rendimenti dei bond russi, nei mercati locali e internazionali, hanno perso terreno.

La reazione suggerisce che le restrizioni imposte da Washington, che proibiscono agli investitori statunitensi di acquistare nuovi bond russi in rubli – noti come Ofz – sono percepite come l’ennesima seccatura, per un mercato che vive da anni con il rischio delle sanzioni.

Gli investitori hanno temuto opzioni “nucleari”, come la completa esclusione dal debito in rubli per le aziende statunitensi o tagliare la Russia dai sistemi internazionali di trasferimento di denaro. Queste misure potrebbero giungere in seguito. Ma per ora, i fondi statunitensi possono acquistare i bond nei mercati secondari, metodo adoperato già dalla maggior parte dei fondi.

Tuttavia, molti segnalano che la manovra statunitense è un’escalation delle precedenti sanzioni contro individui e contro il debito russo in dollari.

“Non si tratta di un altro round di sanzioni essenzialmente politiche, contro un paio di funzionari o che aggiungono aziende sconosciute su una blacklist”, ha detto Christopher Granville, direttore generale di TS Lombard e esperto analista russo.

“Questa volta hanno adottato concrete sanzioni finanziarie, con l’intenzione di danneggiare la Russia, aumentando i loro costi di finanziamento e indebolendo il rublo”.

Secondo Granville, le misure porteranno i tassi d’interesse russi a oltre 50 punti base rispetto al livelli altrimenti ipotizzati.

Infatti, banche come Morgan Stanley e JPMorgan ora prevedono per la prossima settimana una chance più alta per un incremento di 50 punti base, superiore alle stime originali, che potrebbe minare la ripresa economica in Russia per il 2021, prevista al 4%.

Gli investitori stranieri hanno già ridotto la loro esposizione agli Ofz ai minimi di sei anni. Gli investitori statunitensi detengono circa il 7% del totale. Estrapolando le vendite Ofz previste per quest’anno a un valore pari a 37 miliardi di dollari (o 2.800 miliardi di rubli), la rimozione degli acquirenti statunitensi cancellerebbe 2,6 miliardi di dollari dalla domanda.

Si tratta di una stima estrema, tuttavia, che non considera gli acquisti sui mercati secondari.

Anche le banche russe possono assorbire debito in eccesso. Tuttavia ciò ridurrà probabilmente la liquidità del mercato – gli investitori russi tendono ad acquistare per detenere debito – mentre i rendimenti dovrebbero aumentare almeno ai margini.

‘LENTA DISTRUZIONE’

La Russia ha più forza, rispetto alla maggior parte dei paesi in via di sviluppo, per assorbire questi danni. Dopo il doppio colpo del 2014, con il crollo dei prezzi del greggio e il primo set di sanzioni in seguito all’annessione della Crimea, la Russia ha sviluppato una difesa.

Il rapporto debito-Pil russo, intorno al 20%, è pari a meno di un quinto rispetto ai livelli statunitensi.

Il rischio è di una corrosione dell’economia a lungo termine e di un’erosione della presenza russa nei mercati internazionali, processi che sono già in corso.

“Le sanzioni hanno creato una lenta distruzione”, secondo Pavel Mamai, co-fondatore dell’hedge fund Promeritum Asset Management. “Ogni singola sanzione non sarà dannosa, ma quella è la tendenza. La Russia è sempre più marginalizzata”.

Le sanzioni del 2019 hanno reso i futuri debiti russi in dollari non idonei per importanti indici obbligazionari, come EMBI Global di JPMorgan. La banca, che controlla il più popolare benchmark di debiti emergenti, potrebbe escludere anche le nuove emissioni di Ofz.

Di conseguenza gli investitori che seguiranno gli indici, o che li useranno come performance di riferimento, non si affretteranno ad acquistare Ofz.

La percentuale russa del 4,2% nell’indice obbligazionario corporate di Jpm è in calo dal 2013, al 5,6%. Subirà un’ulteriore riduzione, poiché molte grandi aziende e banche russe sono già escluse dai mercati del debito in dollari.

PREMIO DI RISCHIO

Gli economisti di JPMorgan, separati dal personale a capo degli indici, hanno lanciato un monito sulle conseguenze a “medio termine” per gli investimenti esteri in Ofz. La possibilità di ulteriori sanzioni contro gli Ofz implicano che i premi di rischio più alti sono la “nuova normalità”, secondo la loro analisi.

Il rublo è troppo coinvolto in questioni geopolitiche – gli analisti Ing stimano uno sconto del 16% rispetto ad altre valute monetarie. Il premio di rischio della moneta è aumentato del 7%-10% dalle elezioni statunitensi a novembre, secondo i calcoli di Sofya Donets, economista per Russia e Csi presso Renaissance Capital.

I cittadini russi vivono già con le conseguenze delle sanzioni, che secondo le stime del Fondo monetario internazionale costano a Mosca circa 0,2 punti percentuali sul Pil ogni anno, dal 2014 al 2018.

La svalutazione del rublo ha anche ridotto il reddito pro capite a 10.000 l’anno scorso, rispetto a 16.000 dollari nel 2014.

Un altro effetto collaterale è un calo previsto per gli investimenti. Dopo le sanzioni del 2014 e del 2018 gli investimenti interni sono diminuiti, mentre gli investimenti esteri diretti si aggirano intorno all’1% del Pil, in calo dal 3% prima del 2014, secondo quanto comunicato da Donets.

(Tradotto a Danzica da Enrico Sciacovelli, in Redazione a Roma Stefano Bernabei, enrico.sciacovelli@thomsonreuters.com, +48587696613)

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