Spread the love

L’anno scorso, dopo un anno e mezzo di Covid, Nicola Porro ha lanciato «La ripartenza. Liberi di pensare». Quest’anno, convinto che l’Italia debba rialzare la testa, il vicedirettore de “il Giornale” si prepara a un doppio appuntamento: dopo domani all’Istituto Marangoni di Miami e a luglio al Teatro Petruzzelli di Bari. «La ripartenza non è solo un aspetto economico», ci spiega. «È soprattutto un fattore psicologico, un software della nostra testa che ci permette di capire che l’economia, il mercato, la libertà vanno sempre conquistate».

Nicola, perché hai scelto Miami?

«La Florida ha un pil di mille miliardi di dollari cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni grazie all’ottima politica. Una politica che durante la pandemia non ha avuto un atteggiamento terrorizzante ma ha ridotto tasse e obblighi burocratici. Il combinato disposto di più libertà civili e più libertà economiche l’ha resa uno dei Paesi più attrattivi degli Stati Uniti e del mondo. Non è più la regione dei ricchi pensionati americani ma quella che attira giovani imprenditori».

L’Italia ha le forze per farlo?

«Certo. E voglio dimostrarlo. Per questo ho invitato Valerio Morabito, Salvatore Palella, Hakan Baykam, Marco Segato e Gianluca Vacchi. Imprenditori come loro, supportati dalle banche, hanno un grande successo in un contesto favorevole alle imprese quale è l’America».

E, infatti, hai invitato Intesa Sanpaolo…

«È la banca che accompagna le imprese italiane che vogliono avere successo in America. Senza Intesa, quelle aziende probabilmente avrebbero difficoltà a fare business negli States».

C’è, dunque, ancora chi investe nel made in Italy?

«Certo. Tra i nostri ospiti c’è Miky Grendene che ha preso il meglio dell’Italia e i benefici dell’America per avviare un business, Casa tua, che è fiore all’occhiello della ristorazione in uno dei luoghi più ricchi al mondo. È l’esempio di come il made in Italy funziona se innestato in un terreno fertile come quello americano».

Mentre l’America taglia le tasse, la sinistra italiana parla di patrimoniale…

«Sono pazzi. Alla Ripartenza il fiscalista Marco Cerrato dimostrerà, comparando il fisco italiano con quello della Florida, che meno tasse sul business portano a una ricchezza diffusa superiore e a un’occupazione maggiore».

La guerra in Ucraina ha svelato gli errori commessi in passato sulle politiche energetiche. Ora l’Italia invertirà la rotta?

«Temo di no. Gestiamo le emergenze a botte di ristori e rimborsi sulle bollette. Non capiamo che oggi dipendiamo dal gas russo ma domani dipenderemo da altri Paesi. Aver rinunciato al nucleare e a quel poco di energia che c’è nel sottosuolo è stato un errore. Siamo dei pazzi che brindano sul Titanic».

Qual è, invece, l’impatto delle sanzioni alla Russia?

«Fanno peggio ai Paesi occidentali che alla Russia. Mosca ha una capacità maggiore di assorbirne l’impatto. Per intenderci, loro possono rinunciare a una borsa di Chanel molto più facilmente di quanto noi possiamo rinunciare alla sua produzione».

La guerra in Ucraina ha fatto sparire il Covid dal dibattito pubblico. Era troppo enfatizzato prima o l’emergenza è finita?

«Entrambe le cose. Il Covid era diventato l’unico argomento di conversazione. È stata una ossessione all’italiana. Oggi, però, grazie ai vaccini e alla endemizzazione, il virus è molto meno pericoloso».

Il prossimo luglio, a Bari, parlerai di transizione energetica. Farai arrabbiare molti?

«Faremo una grande manifestazione per capire come ambiente ed economia possono convivere senza che l’uno distrugga l’altro. Toglieremo il velo ipocrita e gretino che impera sulla transizione energetica».

Leggi anche: In America le mascherine sono sparite. In Italia ancora si terrorizza

www.facebook.com/adhocnewsitalia

SEGUICI SU GOOGLE NEWS: NEWS.GOOGLE.IT

fonte: nicolaporro.it