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Alle pareti, in bagno, la carta Hummingbirds di Cole & Son.

© Simon Upton

«Siamo comunque su una collina e spesso scherziamo dicendo che non dovremmo stampare troppa carta intestata, probabilmente stiamo scivolando verso il basso e dovremo cambiare indirizzo. Da anni il problema è che si acquistano case solo per trasformarle in denaro». E così lui e Pauline continuano a resistere alle mode – con ironia, forse, visto il suo stile –, a una cucina moderna, ma certo non all’arte britannica. 

Sir Paul sarebbe un pessimo agente immobiliare. Quando gli abbiamo chiesto qual è la sua stanza preferita, ha risposto senza esitazione: «Non la cucina! A nessuno di noi piace. È troppo buia!».

© Simon Upton

Le pareti bianche o comunque chiare sono la tela perfetta per le opere che hanno collezionato negli anni, molti pezzi del dopoguerra acquistati dall’ex mercante d’arte Edward Crawshaw, altri degli anni ʼ70 – un intero piano è dedicato a David Hockney, Patrick Procktor, Peter Blake e Derek Boshier. «La capacità di mescolare le cose in modo interessante è più merito di Pauline. Credo che il nostro stile sia sempre stato molto bohémien e insieme molto contemporaneo, come una sedia moderna accanto a una classica. Ma la casa riflette davvero il suo stile, mentre i negozi il mio, che è molto eclettico». 

Un angolo dello studio di Pauline. Sono gli anni con il pittore Euan Uglow alla Slade, accademia

di belle arti a Londra, che spiegano la passione per la tecnica del filo a piombo, una delle sue preferite.

© Simon Upton

Se è vero che si fa fatica a trovare angoli che gridano Paul Smith (tanto per cominciare non ci sono righe e l’unica bicicletta è all’ingresso), il suo tocco è comunque inconfondibile. «Pauline ha messo del suo in tutta la casa, io nella mia stanza», dice ridendo. «È un riflesso del fatto che sono molto innamorato delle cose, che siano di valore, belle o kitsch». Tra tutte, è la composizione tridimensionale di cartoline sulla mensola del camino che racconta meglio il suo carattere e la sua sensibilità. «Le scrivo come ringraziamento. Di conseguenza, ne ricevo molte. Il fatto è che semplicemente non sopporto di buttarle via».

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