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“Nel Pd c’è maschilismo”, l’accusa di Marianna Madia. Ma grazie a chi ha fatto carriera?

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Marianna Madia si è battuta, ma ha perso la sfida contro Debora Serracchiani per diventare capogruppo del Pd alla Camera. Madia avrebbe potuto incassare con stile la sconfitta e augurare buon lavoro alla compagna, lasciarsi alle spalle le tensioni e puntare alle primarie per il Campidoglio. Invece no. Appena ha saputo del verdetto l’ex ministro della Funzione Pubblica ha attaccato i dem accusandoli di maschilismo e di troppo correntismo al Nazareno, proprio lei che, dicono, è transitata in tutte le correnti del Pd. Basta con il paternalismo tipicamente maschile ha tuonato la deputata imposta in Parlamento da Walter Veltroni, nominata ministro da Matteo Renzi, caldeggiata a Montecitorio dal Graziano Delrio. E prima ancora molto vicina al figlio dell’ex presidente Giorgio Napolitano. Più che vittima del maschilismo, Marianna Madia sconta l’esatto opposto: l’essere considerata troppo raccomandata proprio dagli uomini del suo partito che le hanno fatto avere finora incarichi e posti di potere. Forse, anche a scapito delle altre. 

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