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Ma gli Stati Uniti non dovevano vietare TikTok?

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Negli ultimi mesi del suo mandato, l’amministrazione dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva approvato vari provvedimenti per vietare negli Stati Uniti alcune app di aziende cinesi, soprattutto TikTok, un social network di brevi video, e WeChat, una delle app di messaggistica più utilizzate in tutto il mondo, specie in Cina e nelle comunità cinesi all’estero. Per TikTok, in particolare, la situazione era stata particolarmente complicata e tesa: l’amministrazione aveva minacciato il blocco totale dell’app a meno che ByteDance, l’azienda cinese che la possiede, non avesse venduto tutte le sue operazioni negli Stati Uniti.

In realtà l’amministrazione Trump non è mai riuscita (o non ha mai davvero avuto la volontà politica) a mettere in pratica i blocchi: ora l’amministrazione Biden, che le è succeduta, sta rivalutando tutte le misure e, secondo i giornali americani, ha «messo in pausa» i divieti. Anche la vendita delle operazioni statunitensi di TikTok, che sembrava a buon punto e su cui era stato trovato un accordo, è per ora sospesa.

La situazione di TikTok è la più complessa: nell’agosto dell’anno scorso Trump aveva firmato un ordine esecutivo che vietava a qualsiasi persona o azienda statunitense di avere rapporti commerciali con ByteDance, provocando di fatto un blocco dell’applicazione per gli utenti degli Stati Uniti. La ragione principale era che, secondo il governo americano, TikTok avrebbe potuto costituire una minaccia per la sicurezza nazionale: perché detiene una gran quantità di dati dei cittadini statunitense e la natura autoritaria del governo cinese metterebbe questi dati a rischio.

Pochi giorni dopo l’ordine esecutivo di Trump, la Commissione per gli investimenti stranieri negli Stati Uniti (CFIUS), che si occupa di monitorare i problemi di sicurezza nazionale negli scambi commerciali con l’estero, aveva ordinato in maniera formale a ByteDance di vendere la sua attività negli Stati Uniti.

Dopo un mese molto complicato, ByteDance aveva trovato un accordo per far entrare nell’azionariato due grossi investitori americani, l’azienda di cloud Oracle e la catena di supermercati Walmart, cedendo loro la gestione (ma non la proprietà) della parte internazionale del business. L’accordo aveva ricevuto l’assenso di massima dell’amministrazione Trump, che però poi si era rimangiato la parola mentre il governo cinese, che avrebbe dovuto comunque acconsentire, non si è mai espresso.

– Leggi anche: Il punto sull’accordo tra TikTok e Oracle

In attesa di chiudere l’accordo, l’amministrazione Trump aveva più volte rimandato la messa in atto del divieto di TikTok, e la CFIUS aveva ignorato i limiti di tempo che la commissione stessa aveva imposto per chiudere l’affare. Con l’avanzare dell’autunno, inoltre, Trump aveva cominciato a concentrarsi sempre di più sulla campagna elettorale per le presidenziali, ignorando TikTok e altre questioni.

Nel frattempo, TikTok si era rivolta a un tribunale d’appello di Washington per invalidare l’ordine esecutivo di divieto dell’applicazione, sulla base del fatto che violava la libertà d’espressione dell’azienda. Il tribunale aveva dato a ragione a TikTok in ben due sentenze, una a novembre e una a dicembre del 2020. L’amministrazione Trump aveva fatto ricorso.

A fine gennaio, con il termine del mandato di Trump, TikTok non era stato bloccato, e anzi aveva dalla sua parte un paio di sentenze giudiziarie che lo difendevano dal blocco, mentre il processo di vendita delle operazioni statunitensi decretato da CFIUS non si era ancora concluso: in pratica Trump aveva lasciato tutte le decisioni da prendere sul tema al suo predecessore Joe Biden.

Il nuovo presidente avrebbe potuto rescindere gli ordini esecutivi di Trump, come ha fatto in altri casi, ma invece ha deciso di mantenerli e, piuttosto, di chiedere tempo.

La scorsa settimana il dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Biden ha chiesto ai due tribunali d’appello in cui si sta discutendo il ricorso del governo americano contro le due sentenze a favore di TikTok di sospendere il dibattito, perché è in corso una revisione completa di tutte le misure prese da Trump negli ultimi mesi del suo mandato a proposito della Cina. «Una revisione dei divieti potrebbe ridurre le problematiche presentate o eliminare del tutto la necessità di un intervento della corte», si legge nella richiesta. Jennifer Psaki, la portavoce della Casa Bianca, ha detto la settimana scorsa che l’amministrazione ha chiesto anche al CFIUS di rivedere il caso, e questo potrebbe cambiare radicalmente o eliminare del tutto l’accordo tra TikTok e Oracle.

La richiesta di sospensione è arrivata appena in tempo, perché il governo americano avrebbe dovuto difendere in tribunale i ricorsi presentati dall’amministrazione precedente entro il 18 febbraio.

Con WeChat l’amministrazione Biden si è comportata in maniera simile: in autunno Trump aveva firmato un ordine esecutivo per vietarla, l’app aveva ottenuto alcune vittorie giudiziarie e il dipartimento di Giustizia di Biden ha chiesto tempo per rivedere il caso. Non è ancora chiaro, invece cosa intenda fare Biden con un ulteriore ordine esecutivo di Trump, firmato a inizio gennaio, che vieta una serie di app di pagamento cinesi, tra cui AliPay e WeChat Pay: dovrebbe entrare in vigore il 19 febbraio.

La decisione dell’amministrazione Biden di rivalutare una per una le misure prese da Trump contro le aziende cinesi, anziché eliminarle del tutto come fatto con altre misure controverse, è un indicatore dell’atteggiamento ambivalente del nuovo presidente nei confronti della politica cinese del suo predecessore. Da un lato Biden e i suoi consiglieri sono convinti che la durezza mostrata da Trump contro la Cina sia giusta in linea di principio, come ha detto il suo segretario di stato Anthony Blinken durante la sua audizione per la conferma al Senato; dall’altro sono in profondo disaccordo sui metodi e sull’attuazione, e hanno bisogno di tempo per rimodulare una politica nuova.

– Leggi anche: Cosa farà Biden con la Cina?

Il rapporto con la Cina, inoltre, è un tema particolarmente sensibile nella politica americana. Per esempio la conferma al Senato di Gina Raimondo, la segretaria al Commercio, è stata particolarmente complicata da controversie sul trattamento che l’amministrazione intendeva riservare alla compagnia di tecnologia cinese Huawei, ed è stata sbloccata solo dopo che Raimondo ha promesso che avrebbe mantenuto il divieto di commercio imposto da Trump che impedisce a Huawei di fare affari con aziende americane.

Per quanto riguarda TikTok, dunque, secondo gli analisti l’amministrazione Biden cercherà di limitare i rischi posti dall’app, imponendo nuove regole sulla trasparenza o perfino intervenendo sulla proprietà dell’app. Il Wall Street Journal ha scritto qualche giorno fa che i negoziati tra l’azienda e il CFIUS non si sono mai interrotti, ma che è improbabile, ormai, che il divieto minacciato da Trump e forse perfino la vendita a Oracle siano mai messi in atto.

– Leggi anche: Huawei è in difficoltà sul 5G?

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