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LUNGAROTTI, COME UNA FORMA D’ARTE

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Chissà cosa direbbe Giorgio Lungarotti ritrovando oggi sul viso delle figlie Chiara e Teresa, e della moglie Maria Grazia, il sorriso sereno di chi c’è l’ha fatta, lo sguardo fiero e determinato di chi senza incertezze ha saputo proseguire sul difficile percorso di una storia di successi enologici da lui tracciata sin dai primi anni ’50. Un racconto d’amore, per l’Umbria innanzitutto, terra della quale Giorgio Lungarotti ha scritto la storia del vino, pioniere di una nuova epoca iniziata con la vendemmia del 1962. I consensi arrivarono subito, con Rubesco e Torre di Giano. Nel 1964 la prima annata di Rubesco Riserva Vigna Monticchio, tra le etichette più conosciute al mondo.

Da sinistra: Chiara, Maria Grazia e Teresa Lungarotti

Spirito illuminato, anima sensibile, uomo di cultura e di conoscenza, Giorgio Lungarotti ha precorso i tempi, arrivando sempre un passo avanti agli altri: nelle scelte, nella visione moderna della vinificazione supportata dall’uso sapiente della tecnologia, nella necessità di individuare per il suo territorio dapprima una denominazione di origine, una DOCG dopo. Dal giorno della sua scomparsa nel 1999, le figlie Chiara, Amministratore Delegato con una Laurea in Agraria e una specializzazione in Viticoltura e Teresa, Responsabile Marketing e Comunicazione, anch’essa laureata in Agraria con una specializzazione presso l’Istituto d’Enologia dell’Università di Bordeaux, sono le donne del vino Lungarotti. Una storia di famiglia divisa tra la terra e l’incessante desiderio d’innovare: intercettano gusti e preferenze, lavorano con consapevolezza alla diffusione della conoscenza del luogo di origine e del suo grande patrimonio agroalimentare, convinte che sia la ricchezza da condividere.

Vino e olio come modello culturale del sapere, l’ospitalità e l’arte come segno di vivacità intellettuale, l’enoturismo ispirato al tema dell’ambiente da vivere tra borghi umbri, annoverati tra i più belli d’Italia, valgono quanto la produzione vinicola. Non a caso la volontà fu quella di creare il Museo del Vino di Torgiano (Muvit), divenuto realtà nel 1974 grazie a Giorgio e, naturalmente, a sua moglie Maria Grazia. Laureata in Lettere e Storia dell’Arte, grazie alla sua vivacità intellettuale Maria Grazia ha sviluppato in quasi cinquant’anni un’attività socioculturale che ha preso vita con l’iniziale nascita della Fondazione Lungarotti Onlus di cui è direttrice. Sulla scia delle precedenti esperienze sorge nel 2000 un secondo museo dedicato all’Olio e all’Olivo di Torgiano (MOO), naturale evoluzione e completamento del Muvit e profondo desiderio di Giorgio Lungarotti.

Una filosofia che riflette in ambito produttivo il rispetto per la natura e l’assoluta qualità del prodotto, valori condivisi nei momenti “Lungarotti Experience” con i quali andare alla scoperta dei processi di vinificazione e della sostenibilità in vigna, attraverso le visite in azienda. Due le Tenute, Torgiano e Montefalco: la prima si estende su 230 ettari certificati VIVA dal 2018 (programma del Ministero dell’Ambiente che attesta la sostenibilità della filiera vitivinicola attraverso acqua, aria, vigneto e territorio) e ospita 12 ettari di uliveto (cultivar Frantoio, Leccino e Moraiolo); possiede inoltre un prezioso caveau, che custodisce le grandi annate di Rubesco Riserva Vigna Monticchio – Torgiano Rosso Riserva DOCG – il Sangiovese in purezza, grande vino italiano. La seconda, Tenuta di Montefalco, domina nella sua interezza la valle. Acquistata nel 2000, con 20 ettari certificati biologici nel 2014, è quella tecnologicamente più all’avanguardia. Dotata di pannelli fotovoltaici produce energia rinnovabile, sfrutta la caduta per gravità nel processo di riempimento dei tini ed essendo completamente interrata gode della naturale temperatura della stessa.

Vino, cultura, sostenibilità sono stati il punto di partenza e la scelta forte di Giorgio e Maria Grazia Lungarotti, coppia progressista, riformatrice, pioniera di una combinazione tradotta in intima ospitalità nel cuore dell’Umbria. Poggio alle Vigne, il casolare ristrutturato e Il Poggiolo, luogo ideale per la coppia, offrono una dimensione autentica, la dualità della cultura vinicola, l’antica ruralità, l’energia della libertà.

 

DEGUSTAZIONE

 

Torre di Giano 2020 Bianco di Torgiano DOC

90/100

Incredibile e pienamente coinvolgente blend di Vermentino, Trebbiano e Grechetto, che occupa ogni libero spazio del pensiero. Vino universale e gastronomico, è il risultato di un’intima concretezza del frutto, di vocazione e territorio.

 

Rubesco 2018 Rosso di Torgiano DOC

91/100

Dal latino “rubescere”, arrossire: il Sangiovese e il Colorino in un’unione di sentimento. Vino pregno di sensazioni positive, dove il luogo si esprime con forte personalità in una perfetta costruzione del gusto. Delicato, raffinato e minerale si allunga in bocca in una persistenza di grande freschezza.

 

San Giorgio 2016 Umbria Rosso IGT

94/100

È un calice che scuote, si accavalla, rimbalza. Da uve Cabernet Sauvignon e Sangiovese, parimenti ripartite e maturate in barrique, nasce un sorso in rapporto pieno e completo con il cibo. Calore e avvolgenza si traducono in una bevibilità matura, piacevolmente minerale. Un esito perfetto in piena aderenza al terroir.

lungarotti.it

 

L’articolo LUNGAROTTI, COME UNA FORMA D’ARTE proviene da James Magazine – High Things, tra Bellezza, Arte e Champagne. Autore: Giovanna Romeo

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