lunedi-il-nuovo-decreto-legge-covid,-le-regioni-al-governo:-“una-stretta-ora-per-non-tornare-a-chiudere-piu”
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“Va fatta una valutazione senza ricette precostituite: il sistema a fasce che ha  pagato per tanto tempo oggi mostra qualche limite. Bisogna a provare a capire anche, e questo c’è lo devono dire gli esperti, quale può essere l’incidenza di queste varianti nelle prossime settimane. Rischiamo questa altalena tra chiusure e riaperture che rischia di sfibrare un po’ tutti i cittadini e operatori economici”. Così il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini a Villanova, nel Piacentino, dove è intervenuto per inaugurare il cantiere del centro paralimpico del Nord Italia, prima della riunione della Conferenza delle Regioni che si è tenuta oggi con il governo.

“È un primo incontro dopo la fine dell’esperienza del precedente Governo e nei prossimi giorni incontreremo i neoministri Gelmini e Speranza”, ha detto Bonaccini, convinto che al Paese “serva una stretta, per non tornare a chiudere e restringere una volta che se n’è usciti. Lo penso anche in previsione della prossima estate con una stagione turistica che non voglio neanche pensare possa essere alle condizioni attuali. Mi auguro che tra vaccinazioni e contrasto alla pandemia si riesca a ritornare di più alla vita precedente”.

Lunedì il nuovo decreto legge Covid

Dopo l’incontro interlocutorio con le regioni il governo ha convocato il Consiglio dei ministri lunedì 22 febbraio 2021 alle ore 9.30 per l’esame di un nuovo decreto legge con “ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”. 

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Domani intanto l’Emilia Romagna così come Campania e Molise tornano in zona arancione.”Chi la paga di più sono i bar e i ristoranti ma abbiamo bisogno di due cose: capire come fermare il virus e soprattutto come aumentare la campagna vaccinale” – ha detto il presidente della Regione Bonaccini. Vaccini sì, ma non ci sono le dosi: “Quello che rammarica – ha proseguito Bonaccini – è che con questo ritmo di consegne ci vorrà molto più tempo”. Da qui un monito al Governo: “L’Italia dovrebbe provare a verificare fino in fondo se eventualmente fosse possibile, in qualche sito produttivo del Paese, produrre le dosi delle multinazionali che hanno firmato i contratti”.

La Toscana vuole produrre i vaccini

Proprio in questo senso va letto l’annuncio di Eugenio Giani, presidente della regione Toscana che ha spiegato come si stiano pensando di destinare parte dei fondi europei destinati alla ricerca farmaceutica e in particolare ai vaccini per incentivarne la produzione.

“L’invito dunque che rivolgo alle aziende toscane è di attrezzarsi per dare seguito a questa opportunità. Le vaccinazioni andranno avanti anche nei prossimi anni – ha proseguito Giani – come è naturale che sia, visto che gli effetti di un vaccino durano dai 7 ai 9 mesi e le necessità di replicarli non si fermeranno a questa stagione. Pertanto, considerando che in Italia ci vorranno in media ogni anno circa 120 milioni di dosi, calcolando la popolazione italiana e la necessità di fare due richiami, stiamo pensando di destinare i fondi europei del FESR per agevolare le aziende farmaceutiche toscane che decideranno di far parte di questa filiera e dare corso a un’attività impegnativa ma indispensabile. Un’operazione in cui credo molto, fondamentale per la salute innanzitutto, ma anche per la nostra economia perché significa creazione di lavoro”.

Astrazeneca taglia le forniture

Intanto però arrivano brutte notizie: Astrazeneca ha infatti comunicato a varie regioni italiane il taglio delle consegne settimanali: se per il Lazio l’ammanco sarà di ben 9mila dosi, il taglio nazionale si aggirerebbe intorno al 15%.

AstraZeneca in una nota spiega di lavorare per rispettare l’impegno di consegnare all’Italia 4,2 milioni di dosi nel primo trimestre, con l’obiettivo di superare i 5 milioni. “Con la terza consegna che è stata effettuata ieri, siamo contenti di aver fatto arrivare già più di 1 milione di dosi. Per le prossime settimane sono pianificate altre tre consegne per 1 milione di dosi addizionali e successivamente altre consegne per raggiungere alla fine del mese di marzo il totale previsto per il primo trimestre”.

“I processi di produzione dei prodotti biologici come questo vaccino sono complessi, e una moltitudine di fattori produttivi e di test di qualità che vengono minuziosamente fatti su ogni lotto possono avere un impatto sulla data, frequenza e numero di dosi di ogni consegna. Per questo motivo la consegna effettuata ieri è risultata inferiore di circa il 7% rispetto alle previsioni, ma allo stesso modo le consegne della settimana precedente erano leggermente superiori al previsto”

Articolo aggiornato alle 20:51

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