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Lotusland: il libro dedicato ai giardini di Madame Ganna Walska

Madame Ganna Walska, qui ritratta nel 1957 circondata dalla sua iconica collezione di euforbie e cactus, ha creato un’eclettica serie di giardini nella tenuta di Montecito, in California, tra il 1941 e il 1984.

Lisa Romerein

Decisamente la via di mezzo non faceva per lei. Assiepava folle di cactus davanti a casa, ordinava legioni di piante topiate, lasciava propagare le felci in maree di fronde frastagliate. «Di più è meglio», amava ripetere. Il massimalismo era il tratto non solo del suo giardino – che oggi conserva immutato il marchio di fabbrica –, ma anche della sua persona. Madame Ganna Walska era una moderna leggenda mentre tentava una carriera nella lirica, tuttavia «la sua eredità più duratura si è rivelata essere non sul palco, bensì nella terra», scrive l’architetto americano Marc Appleton in Lotusland (Rizzoli New York), monografia dedicata all’omonimo monumento botanico a Montecito in California. Nata Hanna Puacz nel 1887 nella città polacca di Brest-Litovsk (oggi Brest, odierna Bielorussia), fuggì bellissima adolescente con un conte russo a San Pietroburgo. Finita la relazione adottò il nome di Ganna Walska decisa a diventare una cantante d’opera, si spostò a Parigi e, nell’imminenza della Prima Guerra Mondiale, negli Stati Uniti. Aveva archiviato ormai cinque matrimoni quando conobbe Theos Bernard, un guru dello yoga che si ammantava dell’appellativo di “White Lama” – vent’anni più giovane di lei –, con cui convolò a nozze per sfinimento. Bernand la convinse anche, nel 1941, a comprare una proprietà di 15 ettari sulle colline nei pressi di Santa Barbara, chiamata Cuesta Linda, con lo scopo di farne un rifugio per monaci tibetani (pertanto il nome venne cambiato in Tibetland). Ma presto dissolto anche questo matrimonio, il definitivo, la cinquantaquattrenne ex-cantante lirica si trovò sola con la sua terra, pronta a dedicare tutte le energie a quel che sarebbe diventata Lotusland.

Piantare gruppi fitti di una stessa specie era la passione di Madame Walska come è evidente in questa foto: in prima linea masse di Parodia leninghausii e sullo sfondo tre varietà di cactus del Sud America.

Lisa Romerein

La tenuta era già stata coltivata dai precedenti proprietari, che vi avevano impiantato un giardino italianeggiante punteggiato dai cipressi. Walska ne fece un giardino “a stanze”, che nella sua eccentrica esecuzione, sottolinea ancora Appleton, «sfugge a ogni ordine tradizionale e a ogni logica». Ignorando la convenzione di costruire parterre quanto più formali davanti all’abitazione, vi radunò una collezione di cactacee in varie forme e dimensioni, quasi a simulare una bordura fuori scala di erbacee perenni che lambisce l’edificio rosa corallo, con l’effetto di sembrare uno scampolo di Messico trasportato qui.

Walska aveva trovato al suo arrivo una piscina malandata e così decise di convertirla in un giardino acquatico (il Water Garden) e farvi crescere gli amati loti, che nella filosofia buddista sono simbolo di rinascita. Un’altra delle “stanze”, il Blue Garden, è invece dedicata al display di piante a foglia glauca: dal maestoso Cedrus atlantica alla palma blu del Messico, dalle graminacee a un assortimento stupefacente di agavi. È un angolo incantevole che riprende la lezione del giardino monocromo di Gertrude Jekyll – influente figura nel garden design del XIX secolo –, declinata in un’esotica selezione vegetale. Anche l’esercizio del giardino giapponese sfugge alla retorica e si adatta all’ambiente e alla personalità della creatrice.

Gli archivi di Lotusland conservano i ritagli collezionati da Ganna Walska e i disegni dei suoi collaboratori. Si scorge anche la collana in bachelite di Erté che fu ereditata dalla nipote, Hania Puacz Tallmadge.

Lisa Romerein

La guidava un’insaziabile attrazione per le piante, in particolare per le insolite creature del Nuovo Mondo. «Quando s’innamorava di qualcosa», racconta Appleton, «non si accontentava di una o un po’, ma doveva averne una pletora». L’esuberanza delle collezioni è proprio un aspetto del fascino di Lotusland, assieme alla sua indefinibilità. Come si sente dire ancor oggi durante le visite guidate qui, Madame amava creare quinte dal forte impatto scenico: aveva uno spiccato senso del teatro. Fin dai trascorsi da contessa in erba nel Vecchio Continente, Walska aveva amato indossare gioielli vistosi e ugualmente si divertiva a decorare il giardino d’elementi che flirtavano con il kitsch (come le fontanelle costruite con conchiglie Tridacna).

In uno dei gesti più eclatanti, e del resto perfettamente in linea con il carattere del personaggio, sul finire degli anni Settanta – poco prima di morire a 97 anni nel 1984 – offrì all’asta la sua collezione di gioielli per costruire l’ultima stanza; anche per questo nota come “il giardino da un milione di dollari”. Si tratta in realtà del Cycad Garden: il plotone di antichissime cicadofite è oggi uno dei più preziosi possedimenti di Lotusland.